I perchè della Guerra in Afghanistan e la prossima nuova Guerra | La Fine del Petrodollaro – Parte 4

sistema del petrodollaro

Stai per immergerti nella quarta ed ultima parte del report: La fine del Petrodollaro.
Se ti sei perso le precedenti puntate qui in basso trovi i link:

Leggi qui la prima parte
Leggi qui la seconda parte
Leggi qui la terza parte

Introduzione alla Quarta Parte

Come hai potuto capire dalle precedenti parti di questo report, il sistema del petrodollaro che è stato sapientemente realizzato negli anni ‘70 ha ben servito l’America.

Quello che iniziò come un modo per stimolare ulteriormente la domanda per il dollaro statunitense, sulla scia di un allontanamento dal gold standard internazionale nel 1971, ha fornito vantaggi che pochi potevano immaginare.

Il sistema di ‘dollari in cambio di petrolio’ ha notevolmente arricchito la nazione nordamericana a spese di altre nazioni e della loro potenziale prosperità.

Ha inoltre contribuito a consolidare il dollaro statunitense come moneta di scelta a livello globale a seguito di una temporanea perdita di credibilità dopo la decisione del presidente Nixon di chiudere la finestra dell’oro.

In questa quarta parte del report, ti spiegherò come il sistema del petrodollaro ha portato gli Stati Uniti in un perpetuo stato di guerra in Medio Oriente ed in Asia Centrale.

In particolare, questa parte si concentrerà sulla crescita di Al Qaeda e dei Talebani, insieme a quelle che credo possano essere le vere ragioni della guerra in Afghanistan.

Mentre la parte precedente ha fornito un’analisi che fa riflettere sui motivi dell’invasione americana dell’Iraq attraverso l’evidente connessione al sistema del petrodollaro, ci sono ancora persistenti domande riguardo ‘l’altra’ guerra, quella in Afghanistan, che rimangono ancora senza risposte.

In questa parte, cercherò di far luce su tre questioni principali.
Vale a dire, perché gli Stati Uniti hanno invaso l’Afghanistan?

Perché l’esercito americano è ancora in Afghanistan?

Ed infine, quale scopo strategico, se veramente ce ne sia uno, occupa l’Afghanistan nel far contribuire l’America a mantenere la propria moneta come riserva mondiale attraverso il sistema del petrodollaro?

Perché gli Stati Uniti sono in Afghanistan?

Il 7 ottobre del 2001, l’amministrazione Bush ha lanciato la macchina da guerra USA sulle aspre montagne dell’Afghanistan con l’operazione chiamata Enduring Freedom.

Lo scopo ufficiale dell’aggressione militare era quello di ‘liberare’ l’Afghanistan dalla rete terroristica Al Qaeda, trovare Osama Bin Laden, e smantellare il regime talebano in carica. Poche settimane dopo l’invasione, l’esercito statunitense aveva spinto la maggior parte degli alti funzionari talebani nel paese confinante, il Pakistan.

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Tre anni dopo, il nuovo governo afghano appena formato tenne elezioni in stile democratico e venne eletto Hamid Karzai.

Mentre ci sono stati cali e ricorsi della violenza, i talebani insorti che operavano dalla loro base nel vicino Pakistan hanno cercato di riprendere il controllo dell’Afghanistan.

La guerra in Afghanistan è diventata la più lunga guerra mai combattuta dall’America ed ha drenato il morale delle truppe.

Più di 20.000 afgani e 2.000 soldati americani sono morti in questa lotta che dura dal 2001. Per non parlare del numero di mutilati ed altri che sono stati permanentemente feriti in questa guerra.

Il numero di soldati americani che ora soffrono di Disturbo da Stress Post Traumatico (PTSD) è alle stelle e migliaia di veterani sono in attesa dei servizi di supporto loro promessi dal governo.

Come può un governo in bancarotta come quello degli Stati Uniti giustificare una guerra infinita, dall’altra parte del mondo, quando non ha nemmeno i soldi per pagare gli obblighi che ha promesso ad i propri cittadini?

Come hai potuto constatare se hai seguito i dibattiti presidenziali e le elezioni USA del 2012, fare domande di questo tipo è inutile.

I mass media non hanno mai una volta chiesto a nessuno dei candidati come abbiano intenzione di finanziare le conquiste militari in corso.

Nemmeno le parole “Federal Reserve” vennero mai pronunciate neanche una sola volta durante i dibattiti.

Considerando che la Fed fa da fonte fondamentale di finanziamento per il governo federale, questo avrebbe dovuto essere costernante da parte del pubblico americano.

Invece, la maggior parte degli americani è ciecamente ferma al paradigma destra-sinistra, rifiutando di vedere la verità che entrambi i partiti politici operano in uno stato di negazione dei problemi reali dell’America.

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La maggior parte degli americani è diventata stanca ed apatica verso l’occupazione dell’Afghanistan da parte della macchina da guerra degli Stati Uniti.

Un recente sondaggio sull’opinione pubblica negli Stati Uniti ha mostrato che il 69% degli americani ritiene che gli Stati Uniti non dovrebbero essere in guerra in Afghanistan, ed anche l’esercito statunitense è recentemente apparso come se avesse abbandonato le speranze di raggiungere un accordo di pace con i talebani, che è l’obiettivo dichiarato da parecchi anni orsono.

L’amministrazione Obama ha annunciato l’intenzione di porre formalmente fine alle operazioni di combattimento in Afghanistan per la fine del 2014.

Ma secondo un rapporto datato novembre 2012 e pubblicato dal Wall Street Journal, 10.000 soldati americani rimarranno in Afghanistan anche dopo il 2014 per fornire “formazione e supporto antiterroristico.”

A questo punto, dobbiamo porci alcune domande importanti:

  • Qual’è la vera ragione dell’invasione USA in Afghanistan?
  • Quanto più sicura è l’America dopo questa lotta in Afghanistan che dura da più di 11 anni?
  • Perché gli Stati Uniti, seppur in bancarotta, manterranno le loro truppe in Afghanistan anche in futuro?

Da quello che osservo posso dire che sono poche le persone che sanno il motivo del perché l’America è ancora in Afghanistan o perché abbia invaso il paese in prima istanza.

Alcuni pensano che la guerra in Afghanistan sia importante al fine di neutralizzare i “terroristi che hanno pianificato gli attentati dell’11 settembre”.

Ma la versione ufficiale che il governo/lobby-dei-media ha fornito al pubblico in seguito ai tragici eventi dell’11 settembre in realtà suscitano più domande che risposte.

Due settimane dopo gli attacchi dell’11 settembre l’FBI ha affermato che un’oscura organizzazione terroristica nota come Al Qaeda fosse da ritenersi responsabile. Tuttavia, Osama Bin Laden, il professato leader di Al Qaeda, non è mai stato nemmeno formalmente accusato per gli attacchi dell’11 settembre.

Anche il poster ‘Most Wanted’ di Bin Laden rilasciato dall’FBI non ha mai menzionato un suo coinvolgimento con l’11 settembre.

Perché?

Perché, come il capo unità affari pubblici dell’FBI Rex Tomb ha ammesso:

“La ragione per cui l’11 settembre non è menzionato sulla maggior parte dei poster ‘Most Wanted’ di Osama bin Laden è perché l’FBI non ha prove concrete di un coinvolgimento di Bin Laden nell’11 settembre.”

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In realtà, fino ad oggi non esistono prove concrete che colleghino Osama Bin Laden agli eventi dell’11 settembre.

Come può essere?

E se non vi era alcuna prova concreta che collegasse Bin Laden all’11 settembre, allora qual è stata la giustificazione per invadere il paese sovrano dell’Afghanistan, nel tentativo di trovarlo e di “sfumacchiarlo fuori dalla sua grotta?

Tutta questa disinformazione può sembrarti stranamente familiare allo stesso modo della logica insensata impiegata dall’amministrazione Bush riguardante un’altra invasione post 11 settembre… quella dell’Iraq.

Prima di esplorare quelle che credo siano le ragioni ultime della guerra in Afghanistan, cerchiamo di rifamiliarizzare con questa logica fallace.

Gli Anni di Bush: Spudorate Menzogne sull’Iraq e sull’11 Settembre

Dopo soli pochi giorni dall’11 settembre 2001, l’amministrazione Bush ha iniziato a pubblicizzare i suoi piani di guerra.

Mentre molti cittadini erano alla disperata ricerca di risposte ed erano ansiosi di trovare giustizia, alcuni erano profondamente perplessi dalla decisione di invadere l’Afghanistan, e poi l’Iraq.

Dopo tutto, 15 dei 19 presunti dirottatori dell’11 settembre erano cittadini dell’Arabia Saudita, non dell’Afghanistan o dell’Iraq.

Tuttavia, l’amministrazione Bush ha spiegato ad un pubblico estremamente vulnerabile che le menti che idearono gli attacchi dell’11 settembre (Al Qaeda) si nascondevano nelle montagne dell’Afghanistan.

Coloro che hanno messo in discussione la logica di un’invasione afgana sono stati rapidamente messi a tacere dalle miriadi di persone affamate di guerra, e il loro ragionamento è stato ammutolito dall’implacabile battere dei tamburi di guerra dei mass media tradizionali.

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Durante i preparativi per la guerra in Iraq, l’amministrazione Bush giurò e spergiurò che l’Iraq aveva armi di distruzione di massa e che Saddam Hussein era intimamente connesso con gli attacchi dell’11 settembre e con Al Qaeda stessa.

In una lettera del 21 marzo 2003, scritta dal Presidente USA al presidente della Camera dei Rappresentanti e al Presidente Pro-Tempore del Senato USA, Bush dice:

“Ho anche stabilito che l’uso della forza armata contro l’Iraq è in linea con gli Stati Uniti ed altri paesi che continuano ad intraprendere le azioni necessarie contro terroristi internazionali e le organizzazioni terroristiche, comprese quelle nazioni, organizzazioni o persone che hanno pianificato, autorizzato, commesso, o aiutato gli attacchi terroristici avvenuti l’11 settembre 2001.”

Puoi leggere l’intera lettera qui.

Il vice-presidente Dick Cheney è andato avanti fino a tal punto da definire il cosiddetto legame tra Al Qaeda e l’Iraq “travolgente”.

Nel suo zelo per acquisire la prova di un collegamento tra l’Iraq e gli eventi dell’11 settembre, l’amministrazione Bush ha torturato numerosi detenuti, tentando di estrarre una confessione schiacciante. Ma le tecniche di tortura non hanno ottenuto come risultato nessuna confessione.

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In realtà, l’Iraq non aveva nessuna Arma di Distruzione di Massa e, nonostante massicci sforzi di intelligence, nessun collegamento è stato mai trovato tra l’Iraq ed Osama Bin Laden.

E’ stato poi rivelato che l’amministrazione Bush era già da prima dell’invasione a conoscenza che l’Iraq non aveva alcuna Arma di Distruzione di Massa.

Bush è stato in seguito costretto ad ammettere che Saddam Hussein non aveva alcuna connessione con gli eventi dell’11 settembre, dopo che i suoi tentativi di mentire al popolo americano ed internazionale non riuscirono.

Naturalmente Bush rifiutò di ammettere di aver mai detto, o persino suggerito, un legame tra l’Iraq e Bin Laden.

La CIA avrebbe poi ammesso di sapere già un anno prima della guerra in Iraq che l’Iraq ed Al Qaeda non erano in alcun modo collegate e che Osama Bin Laden era “in realtà un nemico di lunga data dell’Iraq.”

Interessante nota: Mentre la crescente sfiducia del pubblico verso l’élite di Washington ha raggiunto un livello febbrile nella nostra epoca moderna, le sue origini sono un po’ sorprendenti. Non sono state le palesi menzogne dette al popolo americano ed internazionale durante gli anni di Bush, insieme alla cattiva gestione degli eventi dopo l’11 settembre, che alla fine causarono il “gregge” a svegliarsi. Invece, è stata la crisi economica del 2008-09 che ha costretto i cittadini a considerare con sospetto i loro funzionari eletti.

Al Qaeda: Solamente un’altra Creazione della CIA

Central Asia

Mentre quella in Iraq è palesemente stata una guerra progettata per difendere il sistema del petrodollaro americano, la guerra in Afghanistan, perlomeno sembrava essere un po’ più giustificabile.

Perché?

Perché è un fatto noto che l’Afghanistan ospitava membri di gruppi terroristici islamici.

Tuttavia, relativamente poche persone sono consapevoli del fatto che gli USA hanno speso miliardi di dollari per finanziare i mujaheddin afghani per tutti gli anni ’80 e ’90.

Questo finanziamento di afghani radicali e militanti islamici si è verificato nell’ambito di un programma sotto copertura della CIA, noto come Operazione Ciclone (Operation Cyclone).

Se non sei a conoscenza dell’Operazione Ciclone, ti esorto a impegnare un po’ del tuo tempo per studiare questo interessante pezzo di storia degli Stati Uniti.

Questa operazione segreta estremamente costosa della CIA, che è stata coordinata con il contributo finanziario dell’Arabia Saudita, è stata avviata sotto la presidenza di Jimmy Carter e poi notevolmente ampliata durante la presidenza di Ronald Reagan.

Il finanziamento ed armamento di questi radicali islamici da parte della CIA e dei sauditi è stato successivamente giustificato come un tentativo di demoralizzare e degradare l’esercito sovietico durante la Guerra Fredda.

Il fatto che gli Stati Uniti abbiano armato i militanti islamici fino ai denti e fornito loro decine di miliardi di dollari sotto forma di “aiuti esteri” è ovviamente un fatto imbarazzante nella storia degli Stati Uniti.

Viene da chiedersi quanti soldati Usa e della coalizione di cui fanno parte siano stati uccisi o mutilati nella recente guerra dalle stesse armi fornite dagli USA.

Forse ancora più scioccante è il fatto che l’Operazione Ciclone può aver fornito i finanziamenti necessari per l’ascesa dell’uomo con il nome di Osama Bin Laden.

Sulla scia del tragico attentato di Londra del 7 luglio 2005, l’ex ministro degli Esteri britannico, Robin Cook scrisse un pezzo sul London Guardian ammettendo pubblicamente che la CIA ed i sauditi avevano creato, armato e finanziato Osama Bin Laden ed Al Qaeda.

Bin Laden è stato, purtroppo, il prodotto di un monumentale errore di calcolo delle agenzie di intelligence occidentali.

Nel corso degli anni ’80 è stato armato dalla CIA e finanziato dai sauditi per la jihad contro l’occupazione russa dell’Afghanistan.

Al-Qaeda, tradotto letteralmente ‘il database’, era in origine il file digitale delle migliaia di mujaheddin che sono stati reclutati ed addestrati con l’aiuto della CIA allo scopo di sconfiggere i russi.

Inspiegabilmente, e con conseguenze disastrose, sembra che non sia mai stato sospettato da Washington che, dopo che la Russia fosse stata tolta di mezzo, l’organizzazione di Bin Laden avrebbe rivolto le proprie attenzioni verso l’occidente.

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Ciò che ha reso questa rivelazione così esplosiva era il fatto che Cook era un ex ufficiale altolocato del governo britannico.

Entro un mese dalla pubblicazione di questo articolo, il fino ad allora, sano ed in forma Cook morì di un “attacco di cuore” durante una vacanza con la moglie. Il mistero che circonda la sua morte solleva molte più domande di quante risposte non riesca a dare.

Più tardi, il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, avrebbe pubblicamente ammesso che la CIA creò gli stessi nemici che gli Stati Uniti stanno ora combattendo in Afghanistan.

Puoi vedere il video qui (puoi attivare i sottotitoli tradotti automaticamente in italiano).

La Clinton spiega ancora una volta il ruolo degli Stati Uniti nel finanziamento dei militanti islamici in questo video.

Mentre molti americani sono diffidenti nei confronti del proprio governo, la maggior parte di loro è così tristemente ignorante della propria storia che non sono in grado di chiedere ai loro leaders un cambiamento positivo.

Invece, sono rimboccati come bambini con notizie dal sistema mediatico controllato dal governo, che non solo sceglie con pregiudizio le notizie che devono venire pubblicate, ma dice loro anche quale debba essere l’opinione da avere su quelle notizie.

Se il popolo capisse veramente la storia respingerebbe il sistema dei media controllati dalle grandi corporazioni.

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Le agenzie di stampa come FOXNEWS, MSNBC, CNN, ABC, NBC, CBS dovrebbero essere considerate solo come forma di intrattenimento… o nella migliore delle ipotesi, info-trattenimento.

Il loro rifiuto di scavare più in profondità con le inchieste, tuttavia, è determinato dalla capacità di attenzione del cittadino medio.

Quindi, forse, i media che abbiamo oggi sono in effetti i media che ci meritiamo.

La guerra in Afghanistan: Segui i Soldi!

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Se consideri che l’impero americano ormai in bancarotta ha speso circa 2 miliardi di dollari a settimana a partire dal 2001 per la guerra in Afghanistan, dovrebbe esserti evidente che i funzionari del governo USA sono motivati da qualche incentivo diverso dal “combattere il terrorismo” e “diffondere la democrazia.”

Infatti, se i funzionari del governo fossero così sciocchi da spendere 2 miliardi di dollari alla settimana con il fine di “diffondere la democrazia” in terre straniere, mentre l’economia americana si sgretola, allora dovrebbero essere tutti immediatamente visitati nel manicomio più vicino al raccordo anulare di Washington.

Ma tu ed io ormai sappiamo cosa c’è sotto.

Come esseri umani razionali, sappiamo che tutto ciò che accade in questo mondo accade per via degli incentivi.

In altre parole, l’America non spenderebbe 2 miliardi di dollari a settimana per più di 13 anni in Afghanistan a meno che non sapesse che la spesa sia in qualche modo giustificata.

La tesi di questo articolo, quindi, riguarda le ragioni della guerra in Afghanistan.

L’invasione guidata dagli Stati Uniti e l’agonizzante e strenua occupazione della regione da parte militari occidentali ha poco a che fare con lo sradicare la creatura della CIA chiamata “Al Qaeda”, la lotta contro il “terrorismo”, o l’aultruistica “diffusione della democrazia” su terre straniere.

Invece, una conoscenza di base della storia e dell’economia dimostra che queste guerre hanno molto più a che fare con il garantire agli Stati Uniti l’accesso alle risorse naturali della regione.

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Come la guerra in Iraq, credo che la guerra in Afghanistan sia stata motivata dal tentativo di proteggere il dollaro USA (ovvero il sistema del petrodollaro).

Proteggere gli accordi di “dollari in cambio di petrolio” impone agli Stati Uniti di controllare e regolare il flusso delle risorse naturali della regione.

Dopo tutto, gli imperi moderni come gli Stati Uniti non devono occupare tutto un territorio al fine di regolare e dominare il commercio e lo scambio.

Invece, la selezione e il controllo di chi detiene il potere è tutto ciò che sia necessario per l’impero al fine di mantenere il proprio dominio su una particolare regione.

Questo spiega molti dei regimi fantoccio orchestrati dagli occidentali che sono presenti in Medio Oriente, e che fanno attivamente gli interessi degli occidentali.

Certo, i leader di questi regimi fantoccio sono ben compensati in cambio della loro disponibilità ad eliminare la sovranità del loro paese e dei loro cittadini.

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Considera per un momento la tabella qui sotto che mostra le spropositate quantità di denaro che gli Stati Uniti spendono in aiuti stranieri nel Medio Oriente per sostenere i loro burattini.

 

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L’Iraq, per esempio, offre un quadro chiaro degli interessi occidentali in quanto si trova sopra alcune delle più grandi riserve di petrolio del mondo.

E la maggior parte dei giacimenti petroliferi iracheni sono ancora in gran parte inutilizzati e giacciono in attesa di essere sfruttati dalle compagnie petrolifere.

E a proposito dell’Afghanistan? L’Afghanistan non è  solamente una zona montuosa desertica con una popolazione analfabeta?

Quale possibile incentivo potrebbero mai avere gli Stati Uniti per voler invadere e controllare questa nazione?

Se non ti sei mai posto questa domanda, è arrivato il momento di presentarti il “Nuovo Grande Gioco.”

Il Nuovo Grande Gioco: le Vere Ragioni della Guerra in Afghanistan

L’Afghanistan è locato in una posizione strategica dell’Asia centrale, una regione ricca di risorse naturali.

Nel mezzo dell’ascesa di molti paesi emergenti alla ricerca di nuove forniture di petrolio, l’Asia centrale è diventata il centro cruciale in quella che è una nuova lotta per le risorse naturali.

È stato stimato che l’intero Mar Caspio sia pieno di petrolio e gas metano, a partire dall’Azerbaijan e continuando verso la riva opposta nel territorio del Kazakistan e del Turkmenistan.

Questi giacimenti energetici assumono un’enorme importanza data la loro vicinanza alle crescenti potenze affamate di energia quali sono la Cina e l’India.

Inoltre, a causa del depauperamento dei giacimenti di petrolio in Alaska e nel Mare del Nord atteso attorno all’anno 2015, l’Occidente sta aggressivamente cercando accesso a nuove fonti di approvvigionamento energetico.

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Per decenni, l’Asia centrale ha mantenuto un’immensa importanza strategica e geopolitica.

Durante la seconda Guerra Mondiale, per fare un esempio, Adolf Hitler pianificò l’operazione Blue nel tentativo di catturare i campi petroliferi del Caucaso dai russi.

La sua speranza era che questa vittoria avrebbe aiutato a proteggere il suo piano per il dominio globale.

Il suo fallimento ha lasciato sotto il controllo della Russia questa regione dell’Asia centrale ricca di petrolio.

Ma nel corso della storia, i paesi che hanno tentato di invadere e sfruttare le abbondanti risorse naturali dell’Asia centrale sono stati costretti a far fronte ad un ostacolo di grande portata: la regione è isolata e priva di sbocchi sul mare.

Questo è stato il tema predominante del 19° secolo (1813-1907), quando l’Impero Britannico lottò per ottenere l’accesso alla regione mentre era in gran parte sotto il controllo della Russia zarista.

Questa gara del 19° secolo per sfruttare le immense forniture energetiche dell’Asia centrale tra l’impero russo e l’Impero britannico è conosciuta come il “Grande Gioco”.

Per chi ha familiarità con questa frase, e la storia che implica, le ragioni della crescente “guerra al terrorismo” cominciano a divenire più chiare.

Oggi, le potenze occidentali sono ancora una volta in lizza per costruire un impero in Asia centrale.

Ma, a differenza del secolo scorso, questo Nuovo Grande Gioco non si concentra nel controllare le terre dell’Asia centrale.

Invece, come Karl Meyer e Shareen Brysac hanno scritto nel loro libro, Tournament of Shadows: The Great Game and the Race for Empire in Central Asia:

“Oleodotti, rotte petrolifere, consorzi petroliferi e contratti sono i premi del Nuovo Grande Gioco.”

Nel 2010, il quotidiano The Guardian ha pubblicato un documento trapelato scritto dall’ambasciatore di Washington in Kirghizistan, Tatiana Gfoeller, dopo aver partecipato a una riunione con gli imprenditori britannici e canadesi nella capitale del Kirghizistan, Bishkek.

Nel documento trapelato, la signora Gfoeller riferisce che nel corso della riunione, il principe Andrea di York le ha detto che l’Europa occidentale, gli Stati Uniti ed il Regno Unito erano “di nuovo nel vivo del Grande Gioco e questa volta puntavano a vincere.”

Chiunque possa ottenere il controllo su questa regione può controllare la costruzione delle condutture che trasferiranno le risorse naturali ai mercati globali.

Cronologia del Nuovo Grande Gioco

Scegliere un punto d’inizio di questo Nuovo Grande Gioco è un fatto di opinione, e per brevità, comincerò la mia cronologia dall’aprile 1995.

In quel mese, il Dipartimento di Stato, la Central Intelligence Agency ed il Consiglio di Sicurezza Nazionale formarono un gruppo di lavoro per studiare gli interessi americani sul petrolio e sul gas nella regione del Mar Caspio.

Nello stesso mese, funzionari del Turkmenistan viaggiarono in Texas per discutere la fattibilità della costruzione di un gasdotto che sarebbe partito dal Turkmenistan attraverso l’Afghanistan ed il Pakistan fino a giungere nel Mar Arabico.

Nell’ottobre dello stesso anno, il presidente del Turkmenistan, Saparmurad Niyazov, firmò un accordo con l’Unocal e la Saudi Arabian Delta Oil Company, dando alle due società i diritti esclusivi per sviluppare il gasdotto Trans-Afghano nel suo paese.

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Con l’accordo del Turkmenistan, il passo successivo sarebbe stato quello di ottenere l’approvazione dal Pakistan.

Questo compito ricadde sull’ambasciatore americano Tom Simmons, che nel marzo del 1996, iniziò esortando primo ministro pakistano, Zulifiqar Ali Bhutto, a dare all’Unocal i diritti esclusivi per l’oleodotto Trans-Afghano.

Nel settembre del 1996, i Talebani ebbero completamente conquistato la città di Kabul, Afghanistan.

In quel momento, gli Stati Uniti vedevano i Talebani come anti-iraniani e filo-occidentali.

Il presidente Clinton, che fù colpito dall’apparente volontà dei Talebani di discutere del gasdotto Trans-Afghano, scelse di sostenere la loro presa di potere nella regione.

Ben presto, il Dipartimento di Stato e l’ISI pakistano rifornirono armi e denaro ai Talebani per aiutarli nel confronto contro l’Alleanza del Nord (North Alliance).

Nel suo provocatorio libro, Talebani, Ahmed Rashid spiega come i contribuenti americani hanno pagato gli stipendi di quasi tutti i funzionari Talebani fin dal 1999.

Nel 1997, la BBC riporta che una delegazione di alto livello del Talebani afghani è stata invitata dalla società energetica internazionale, Unocal, negli Stati Uniti per colloqui sulla costruzione di un gasdotto che sarebbe partito dal Turkmenistan attraverso l’Afghanistan fino al Pakistan (Unocal successivamente venne acquisita dalla Chevron nel 2005).

La delegazione dei Talebani trascorse diversi giorni presso la sede della società a Sugarland, Texas.

La Unocal, desiderosa di iniziare lo sfruttamento delle vaste risorse energetiche della regione del mar Caspio, commissionò l’Università del Nebraska per insegnare agli uomini afgani le competenze tecniche necessarie per la costruzione del gasdotto.

Secondo alcune fonti, ai funzionari Talebani venne detto che avrebbero potuto scegliere tra un “tappeto d’oro” ed un “tappeto di bombe”.

Funzionari pakistani hanno sostenuto che l’amministrazione Bush li avrebbe informati ben cinque settimane prima dell’11 settembre 2001 dell’inizio delle operazioni militari in Afghanistan contro i Talebani nel mese di ottobre dello stesso anno.

Questa affermazione è sostenuta dal fatto che i dettagliati ordini militari dell’invasione dell’Afghanistan, di cui alla Direttiva Presidenziale 9 della National Security (NSPD 9), vennero portati nello Studio Ovale sulla scrivania del presidente Bush in attesa di essere firmati – il 4 settembre 2001.

Forse Bush sapeva che gli eventi dell’11 settembre stavano per aver luogo?

Il Cimitero da Migliaia di Miliardi di Dollari… degli Imperi

È interessante notare che, nel 2010, è stato segnalato che un piccolo gruppo di funzionari del Pentagono e di geologi americani aveva scoperto grandi quantità di depositi di minerali non sfruttati in Afghanistan per il valore di quasi 3.000 miliardi di dollari.

Uno dei funzionari del governo degli Stati Uniti ha spiegato:

“Questa diventerà la spina dorsale dell’economia afghana.”

In una memoria del Pentagono si è affermato che l’Afganistan ha potenzialità per diventare “l’Arabia Saudita del litio.

Questa storia, però, non era nuova. Invece, è stata probabilmente costruita per incoraggiare il supporto alla guerra da parte di un pubblico ormai apatico.

Il fatto che la ricchezza di minerali dell’Afghanistan fosse conosciuta dagli Stati Uniti prima della guerra, è stato rivelato in un’intervista ad un ex funzionario statunitense altolocato stabilito in Afghanistan.

Nell’intervista, condotta dall’organizzazione Politico, il funzionario USA ha osservato che la ‘scoperta’ di una grande quantità di risorse e di minerali era in realtà una notizia vecchia.

“Quando vivevo a Kabul nei primi anni ’70 [il governo degli Stati Uniti], i russi, la Banca Mondiale, le Nazioni Unite ed altri erano tutti altamente focalizzati sui vasti giacimenti afghani.

Il modo di come spostare i minerali in maniera economica fino ai porti che si affacciano sull’oceano è sempre stato il fattore limitante.”

In realtà, gli stessi afghani erano a conoscenza delle vaste ricchezze minerarie che giacciono sotto i loro piedi fin dal lontano 1985.

Un rapporto pubblicato dal capo ingegnere del Dipartimento dei Rilievi Geologici Afgano descrive nei dettagli la scoperta di enormi quantità di ricchezze minerarie e dei piani di estrazione con l’aiuto dell’ex Unione Sovietica.

Ovviamente, quell’affare è fallito dopo che la Russia ha fatto un’altra importante scoperta: l’Afghanistan è stato il cimitero degli imperi.

Nel 1989, dopo aver tentato di sfruttare le risorse della regione in numerose occasioni, la Russia si tolse dall’Asia centrale mentre profonde turbolenze imperversarono nella madre patria.

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Inoltre, la notizia delle enormi ricchezze minerarie dell’Afghanistan, e delle vaste riserve di petrolio e di gas metano dei paesi vicini, è stata pubblicata per tutti da leggere in un libro del 1997 dal globalista Zbigniew Brzezinski intitolato La Grande Scacchiera: Supremazia Americana ed i suoi Imperativi Geostrategici.

Brzezinski, che è un ex consigliere presidenziale e membro sia dei Bilderberger che del Council on Foreign Relations, afferma nel suo libro ciò che era comunemente risaputo tra le élite globali a metà degli anni ’90 circa l’importanza della regione dell’Asia centrale:

“…I Balcani Eurasiatici sono infinitamente più importanti dal punto di vista del potenziale ritorno economico: nella regione si trova un’enorme concentrazione di riserve di gas metano e petrolio, oltre ad importanti minerali, tra cui l’oro” (pagina 124)

Brzezinski continua:

“Il primato globale dell’America dipende direttamente da quanto tempo e da quanto efficacemente è sostenuta la sua preponderanza sul continente Eurasiatico…

Un potere che dominasse l’Eurasia controllerebbe due delle tre regioni più avanzate ed economicamente produttive del mondo.

La maggior parte della ricchezza fisica del mondo è anch’essa lì, sia nelle sue aziende che nel suo sottosuolo.” (Pagine 30-31)

Ed ecco delle riprese dell’ex US National Security Advisor, Zbigniew Brzezinski, mentre scalda i militanti islamici dicendo loro che Dio è “dalla loro parte”, e che la loro guerra contro la Russia è giusta. Guarda il video qui.

Oltre alla vasta ricchezza mineraria, che lo United States Geological Survey ha riferito già nel 2007 – tre anni prima che pubblicasse il suo “ritrovamento fasullo” da dare in pasto alla stampa mainstream come una notizia legittima – l’Asia centrale è anche estremamente ricca di petrolio e gas naturale.

Petrolio Asia centrale

Secondo il Rapporto Statistico della BP del 2011, il Kazakistan aveva la nona più grande riserva di petrolio al mondo, con ben oltre 30 miliardi di barili.

Questa risulta essere più grande di quella Nigeriana (37,2 miliardi di barili), Canadese (32,1 miliardi) e degli Stati Uniti (30,9 miliardi).

Ciò che la Russia e la Gran Bretagna non riuscirono a fare nei decenni precedenti durante il Grande Gioco, l’America sembra ben disposta ed in grado di farlo oggi.

Tuttavia, l’America dovrà affrontare una formidabile opposizione e concorrenza per queste stesse risorse da parte dei russi e soprattutto dei cinesi. Ancora una volta, Brzezinski sottolinea l’ovvio quando scrive:

“La crescente presenza economica della Cina nella regione e la sua partecipazione politica nell’indipendenza della zona sono coerenti con gli interessi americani.” (Pagina 148)

Per conquistare con successo la regione dell’Asia centrale, Brzezinski scrive che l’Occidente deve cercare di:

“Evitare la collusione e mantenere i vassalli alle proprie dipendenze, per mantenere i flussi controllabili e sicuri, e per evitare ai barbari di congregarsi assieme.” (Pagina 40)

Non riesco a pensare ad una migliore descrizione di quest’ultima frase per descrivere ciò che le guerre condotte dagli Stati Uniti nella regione hanno creato.

Come si fa ad “evitare la collusione e mantenere i vassalli alle proprie dipendenze?”

Mantenendo la regione in un perpetuo stato di guerra e di sconvolgimento.
Questa è la classica strategia “divide et impera” che le nazioni occidentali hanno impiegato da secoli nelle regioni ricche di risorse.

Ma l’impero americano merita del credito per aver abilmente dissimulato le sue vere intenzioni di conquista facendo appello ad una “guerra al terrorismo” fasulla, come i suoi rapporti con Israele.

Con la creazione di una figura nemica nella forma del “terrorismo globale” assieme al “supporto” nazionale verso Israele, gli Stati Uniti hanno reso facile la possibilità del pubblico di chiudere un occhio verso la politica estera e l’aggressività della nazione in molte parti del mondo.

In realtà, sembra che alcuni americani addirittura credano che l’impero statunitense ormai in bancarotta abbia intenzioni pure per le conquiste che persegue.

Tuttavia, questa fantasia di un’America guidata dai suoi angeli custodi in tutto ciò che riguarda la politica estera fa presa solo sulle menti più ingenue.

La Politica degli Oleodotti

Come affermato in precedenza, le difficoltà di sfruttamento delle risorse naturali in Asia centrale riguardano non l’esplorazione ma il loro trasporto.

Il processo di esplorazione ed estrazione è relativamente semplice rispetto al trasporto delle vaste riserve di petrolio e di gas dell’Asia centrale attraverso un territorio problematico, fino ad un porto di acque calde, e poi sui mercati globali.

Farlo richiederebbe la costruzione di un gran numero di condutture che attraversano più nazioni.

Geograficamente, ci sono diversi potenziali percorsi per queste condutture. Due di questi includono:

  • Una conduttura dal Mar Caspio diretta a sud, attraversando l’Iran, e fino al Mar Nero

Anche se questo è il percorso più diretto ed economicamente vantaggioso, gli Stati Uniti sono fermamente contro questa opzione.

Le tensioni sono in aumento da quando l’Iran ha cominciato a soffiarsi il naso con i dollari USA e si rifiuta di consentire all’impero americano di trattarlo come un regime fantoccio.

  • Un oleodotto che dal Caspio attraversa l’Afghanistan ed il Pakistan per poi sboccare nel Mar Arabico

Questo è il percorso preferito dagli Stati Uniti da oltre un decennio. Tuttavia, una cosa sta da tempo mettendo i bastoni tra le ruote perché questo diventi realtà: i militanti islamici radicali nella regione.

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Gli altri percorsi possibili per il trasporto delle risorse dell’Asia centrale verso i mercati globali sono stati rifiutati dagli Stati Uniti perché attraversano aree che gli USA  ritengono troppo vantaggiosi per altri due colossi nelle vicinanze: la Cina e la Russia.

Negli anni passati, la Russia ha dominato la produzione di petrolio e gas nella parte occidentale dell’Asia centrale. Tuttavia, nel 2009, è entrata in funzione in questa regione la prima conduttura di gas costruita senza il coinvolgimento russo.

La conduttura collega direttamente le ricche aree di risorse del Turkmenistan, Kazakistan e Uzbekistan alla crescente domanda di energia di un’altra nazione emergente: la Cina.

E mentre la domanda di petrolio della Cina è notevole, questa non è certamente l’unica nazione emergente desiderosa delle abbondanti risorse dell’Asia centrale. India e Pakistan stanno entrambe lottando per soddisfare la crescente domanda per l’uso domestico del gas metano.

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Nel dicembre 2010, l’Afghanistan, il Pakistan e l’India hanno firmato un accordo con il Turkmenistan per iniziare la costruzione del gasdotto del TAPI. Questo accordo, finanziato dalla Banca per lo Sviluppo Asiatico, porterà alla costruzione di un gasdotto con un costo stimato di $ 9 miliardi.

Una volta completata la costruzione programmata per il 2017, questo lungo gasdotto di 1.750 chilometri permetterà al Turkmenistan di esportare 34 miliardi di metri cubi di gas metano in Afghanistan, Pakistan e India.

Mentre le nazioni circostanti si preparano a trarre enormi benefici da questo accesso alle vaste risorse naturali della regione, le imprese petrolifere occidentali hanno preso il sopravvento nella regione.

Le imprese americane dominano l’area, controllando il 75% di tutti i nuovi giacimenti petroliferi. In totale, l’America ha investito 30 miliardi di dollari in progetti energetici, pari a circa il 40% di tutti gli investimenti esteri in Kazakhstan e Azerbaijan.

Entra in Scena il Gasdotto tra Iran e Pakistan

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Nel tentativo di aumentare la domanda per le proprie forniture di gas, l’Iran sta costruendo un gasdotto indipendente che trasporterà il gas metano in Pakistan.

L’idea del gasdotto tra Iran e Pakistan è stata proposta per la prima volta da un ingegnere civile pakistano di nome Malik Aftab Ahmed Khan.

Khan ha scritto negli anni ’50 un pezzo nel Collegio Militare di Risalpur intitolato “Gasdotto Persiano”.

Mentre l’Iran ed il Pakistan hanno congiuntamente favorito l’idea, le discussioni formali incominciarono soltanto nel 1994.

Col passare del tempo, il piano è diventato ancor più ambizioso, e l’Iran ha cercato di estendere il gasdotto attraverso il Pakistan fino all’India.

L’India e l’Iran hanno concordato i dettagli e firmato un accordo nel 1999. Inoltre, l’Iran si è dichiarato favorevole verso la Cina ed il Bangladesh se volessero aderire al progetto.

Com’era prevedibile, gli Stati Uniti disapprovarono, vedendo il gasdotto tra Iran e Pakistan come una diretta minaccia al proprio progetto TAPI.

Nel tentativo di smantellare il progetto del gasdotto iraniano, gli Stati Uniti cominciarono ad esercitare pressioni su India e Pakistan.

L’India improvvisamente si ritirò dall’accordo nel 2009, dopo aver firmato un altro accordo per l’uso civile del nucleare con gli Stati Uniti.

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Il segretario di Stato americano Hillary Clinton minacciò il Pakistan di sanzioni se il paese avesse continuato con il progetto di costruire un gasdotto con l’Iran.

Dopo che le minacce degli Stati Uniti contro il Pakistan non riuscirono a fermare l’accordo con l’Iran, gli Stati Uniti ammorbidirono i toni.

Nel 2010, gli Stati Uniti promisero al Pakistan che se avessero cessato il loro rapporto con l’Iran, avrebbero ricevuto un assortimento di benefici finanziari tra cui fonti di energia a basso costo che sarebbero state indirizzate verso di loro attraverso l’Afghanistan.

Il Pakistan rifiutò categoricamente l’offerta da parte degli americani, optando invece per portare avanti la trattativa del gasdotto iraniano.

Nel marzo 2010, il Pakistan e l’Iran hanno firmato un accordo che ha fatto rivivere il progetto del gasdotto.

In base all’accordo, sia l’Iran che il Pakistan hanno deciso di prendersi la responsabilità per la costruzione delle proprie condotte fissando come data di completamento la fine del 2014.

E mentre l’Iran ha rapidamente completato la sua sezione del gasdotto, la costruzione della sezione pachistana è stata ritardata da una mancanza generale di finanziamenti.

Alla disperata ricerca di soldi, il Pakistan ha chiesto l’aiuto dei russi che accettarono di finanziare la parte pakistana del gasdotto.

Determinati a fermare il gasdotto tra Iran e Pakistan, i sauditi (senza dubbio spinti da interessi economici simili a quelli degli Stati Uniti) fecero una generosa offerta di assistenza al Pakistan.

Se avessero annullato il loro accordo con l’Iran, i sauditi avrebbero fornito un piano di salvataggio finanziario per il paese assieme a sufficienti forniture di petrolio.

Entro poche settimane, il Pakistan giurò provocatoriamente che il gasdotto in progetto con l’Iran non sarebbe stato ostacolato dagli interessi occidentali.

Nel settembre 2012, è stato annunciato che il progetto del gasdotto tra Iran e Pakistan procedeva normalmente e come da programma sarebbe dovuto entrare in funzione nel dicembre 2014.

I tentativi in atto per destabilizzare l’Iran sono motivati ​​principalmente da interessi occidentali e non da interessi regionali.

Il governo anti-occidentale dell’Iran non è riuscito ad andare d’accordo con gli obiettivi definiti dall’Occidente per la regione dell’Asia centrale.

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Gli Stati Uniti hanno quindi messo in moto la macchina propagandistica, accusando l’Iran di voler sviluppare un’arma nucleare.

Gli Stati Uniti stanno portando il Mondo a premere per la sottomissione dell’Iran.

Nonostante il fatto che l’Iran non abbia ordigni nucleari conosciuti, nonostante il fatto che da decenni l’Iran non abbia invaso i suoi vicini, e nonostante il fatto che l’Iran neghi di volere una bomba nucleare, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni devastanti sul Paese.

Coloro che credono che l’Iran rappresenti una “minaccia nucleare” dovrebbero ricordarsi di quale fu la pretesa che l’amministrazione Bush usò per invadere l’Iraq.

L’atteggiamento bellicoso dell’Iran nei confronti del dollaro statunitense e del sistema del petrodollaro ha stretto il paese in un angolo.

Si rifiutano di prezzare il loro petrolio in dollari e risentono dell’interferenza americana nella regione.

Peggio per loro. La macchina militare americana devasta chiunque le stia contro.

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Ma l’Iran non è estraneo alle interferenze degli Stati Uniti.

Nel 1953, la Central Intelligence Agency progettò un colpo di stato in Iran, noto come Operazione Ajax, contro il governo democraticamente eletto di Mohammed Mossadegh.

Perché?

Il rovesciamento del governo iraniano è accaduto dopo che Mossadegh tentò di nazionalizzare le compagnie petrolifere occidentali nel suo paese.

L’Occidente si affrettò per imporre sanzioni economiche.

A queste sanzioni è seguito il rovesciamento di Mossadegh e l’installazione di un dittatore filo-statunitense (Shah d’Iran.)

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(Nota: Un altro leader straniero che disprezzò il governo degli Stati Uniti e il suo sistema del petrodollaro è stato Hugo Chavez. Nel 2002, un Colpo di stato supportato dalla CIA fallì contro il leader venezuelano. Qual’è stato il motivo per il colpo di stato?: Chavez ha cercato il controllo statale sulle forniture di petrolio del suo paese.)

Conclusioni

In sintesi, le prove suggeriscono che gli Stati Uniti hanno programmato di invadere l’Afghanistan già da prima dei tragici eventi dell’11 settembre.

Mentre le motivazioni sono di natura speculativa, il peso delle prove indica che i Talebani ponevano un ostacolo alle compagnie petrolifere occidentali per costruire l’oleodotto trans-afgano.

Più di tredici anni più tardi, l’esercito degli Stati Uniti rimane presente in Afghanistan, mentre il gasdotto trans-afgano è in fase di costruzione con i piani di completamento fissati per il 2017.

Il completamento del progetto per il gasdotto iraniano è stato fissato per la fine del 2014 e sta catturando l’attenzione di Cina, Russia, India, ed altri.

Gli Stati Uniti non possono permettere regimi rinnegati, come l’Iran, di dettare il flusso di risorse naturali in questa importante regione.

Pertanto, il governo degli Stati Uniti ha inflitto misure punitive di tipo economico e politico all’Iran nel tentativo di portarlo alla sottomissione.

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Le guerre in Iraq ed in Afghanistan sono state entrambe “guerre per le risorse” vendute al pubblico con falsi pretesti.

L’impero americano composto da oltre 700 basi militari in più di 130 nazioni serve da servizio globale di protezione del petrolio, non da esercito nazionale che cerca di proteggere i cittadini americani.

Invece di proteggere i confini della nazione, viene utilizzato dalla élite di Washington per proteggere il sistema del petrodollaro.

Le fondamenta dell’impero americano si stanno sgretolando man mano che le nazioni emergenti non si vedono più disposte a spendere la loro vita e la loro trovata ricchezza per servire il consumatore americano.

Né hanno alcun desiderio di tollerare la belligeranza della macchina da guerra degli Stati Uniti.

Come tutti gli imperi in decadenza, l’America cadrà sotto il proprio peso mentre economie più agili sorgono al suo posto.

I tentativi americani per il dominio regionale dell’Asia centrale porteranno ad ulteriori attriti con la Russia o con la Cina.

Questi attriti forniranno la scintilla per lo scoppio di un’altra guerra.

OIL

THE END

Ringrazio l’autore, Jerry Robinson, per la gentile concessione di ripubblicare il suo articolo sul nostro sito. Per informazioni: FTMDaily.com.

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L'autore: Yari

Yari ha un background tecnico-scientifico e fa parte del team di Ricerca e Sviluppo (R&S) della DeshMember. Lavora su ricerche storiche e statistiche in ambito economico e finanziario e come hobby, oltre che studiare la scuola economica austriaca, si premura di riportare in lingua italiana contenuti di grande valore disponibili in lingua inglese.

10 COMMENTI

  1. Sembra di leggere la caduta dell’Impero romano.

  2. Tutto abbastanza vero, ma quale popolo e governo nel nostro millennio ha superato la qualità della vita americana ? Anche una elevata qualità della vita ha un costo.

    • Ciao Paolo,
      il tuo è un commento che vuole guardare alla realtà dei fatti. Dal punto di vista americano loro hanno cercato di fare quanto meglio potevano per il benessere dei loro cittadini. Però per dirla tutta alcuni Paesi scandinavi hanno raggiunto una qualità della vita più alta di quella americana.
      Il punto è se le nazioni del mondo sono disposte a mantenere alta la qualità della vita americana a scapito della propria.

    • “Qualità della vita” da McDonald’s? Per non parlare di altro…

  3. Woow… non che non ci abbia pensato, ma scritto nero su bianco, con dovizia di particolari e di collegamenti, beh! fa un certo effetto. Grazie a DeshGold, a Yari per aver reso accessibile in lingua italiana questo articolo di Jerry Robinson

    • Grazie a te.
      Sono sempre stato certo che questo lavoro meritasse di essere trasmesso anche a noi qui in Italia tra le pagine di DeshGold.

  4. Giunti ora al termine del dossier sul Petrodollaro e dopo aver reso i più completi complimenti all’autore, mi viene da suggerire a Mr. Yari, quale ricercatore storico in ambito economico finanziario, di valutare la produzione di un altro dossier di primaria importanza per la conoscenza di tutti sull’architettura dell’odierno status quo economico monetario. “La Federal Reserve, nascita e dominio della più occulta oligarchia finanziaria dal 1913 ai giorni nostri”. Questo potrebbe essere il titolo …

    • Grazie Lorenzo,
      rinnovo i tuoi complimenti all’autore, Jerry Robinson, che ho avuto il piacere di tradurre.
      Quello di approfondire la storia ed il funzionamento della FED è sicuramente un argomento molto interessante ed attinente agli argomenti legati agli investimenti che trattiamo qui su DeshGold. Putroppo devo conciliare gli impegni professionali e personali ed al momento nel gruppo di ricerca & sviluppo della DeshMember c’è una lista piuttosto lunga delle priorità in corso d’opera. Da ora però ci sarà un nuovo lavoro in coda 😉

  5. Afghanistan il cimitero degli imperi Alessandro Magno, Impero Britannico, URSS, USA?.
    Siria la fine del petrodollari.

    Ho letto con interesse questi articolo sull’Afghanistan, ma credo che ci sia molto di piú di quanto scritto; inserendo come chiave di ricerca so google “Afghanistan nazismo”, ho notato con stupore che i militari di tutte le nazionalità presenti in Afghanistan, mettono nei loro blog foto di gruppo con bandiere naziste. Effettivamente ho anche sentito di missioni segrete dei nazisti da quelle parti.
    La svastica per altro é un simbolo antichissimo che ho visto in India, come nelle grotte paleolitiche al museo di Budapest, e mi sembra anche nelle piramidi maya, ed il cui significato recondito ci sfugge.
    Da quelle parti, secondo sefarditi ed indú ci sarebbe la tomba di Gesù, dove sarebbe andato dopo risorto, avrebbe continuato a predicare, messo su famiglia e deceduto oltre i 90 anni.
    In Siria, dopo tutti questi anni di guerra dimenticata, é bastato l’interesse di una nuova coalizione Russia-Iran arrivata a rompere le uova nel paniere ad Erdogan &C., che ci arrivassero anche Inglesi e Tedeschi, ora non ostante una trattativa di pace all’ONU, i Russi mandano altri militari.
    La vera ragione per cui il petrolio i Sauditi lo stanno regalando a $35 é per mantenere le quote vendute in dollari.
    Lo yuan é entrato a far parte delle valute di riserva nel paniere SDR e non fissa più il combio solo nei confronti del dollaro, ma nei confronti di un paniere di 13 valute.
    In Europa (creatura NATO), dopo averci annebbiato gli occhi con quattro pescatori greci che sono serviti solo ad arricchire i banchieri tedeschi, adesso ci rompono le scatole con il fallimento di quattro banchette del cavolo e nessuno ci dice che sono solo la punta dell’iceberg.
    Cosa succederà domani nessuno lo può sapere, ma di certo il Sole continuerà a splendere, e l’oro a brillare.
    In gold we trust.

  6. Quasi tutto bene tranne un piccolo particolare; l’oleodotto di cui si vuole impedire la costruzione è tra l’Iran e la Cina che avrebbe dovuto attraversare l’Afghanistan.
    Come dice bene l’articolo è assolutamente importante “controllare” lo smercio e quindi il prezzo di questa materia prima

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