La fine del Petrodollaro – Parte 1

sistema del petrodollaro

Negli ultimi anni son piovuti dal cielo titoli di giornali contenenti le parole “Iran” e “capacità nucleare”.

In effetti, oggi in tanti ne parlano.

Ma se ti dicessi che gli interventi dei militari russi in Syria sono solo le prime avvisaglie di una nuova guerra in Medio Oriente?

Su queste pagine ci piace guardare al mondo in modo pratico.

E il mondo può dirti molte cose se lo leggi con la lente degli incentivi e delle conseguenze pratiche (esatto, parlo di denaro sonante).

Quello che stai per leggere in 4 accattivanti puntate (tranquillo, ti prometto che sarà molto meglio di Beautiful) è la traduzione di un report pubblicato non molto tempo fa da Jerry Robinson, un (grande) economista americano.

Questo report descrive:

  1. le azioni
  2. gli incentivi
  3. e le relative conseguenze

che gli Stati Uniti hanno creato con i loro tentativi di mantenere il controllo attraverso qualcosa che è conosciuto come il SISTEMA DEL PETRODOLLARO.

In altre parole, stai per capire qual’è il vero potere del denaro e cosa sono in grado di fare gli esseri umani.

Ti prometto che alla fine delle 4 puntate (che pubblicheremo entro 2 settimane, partendo da oggi) avrai un quadro chiaro del destino che attende il Dollaro Usa e i metalli preziosi (parlo di oro e argento).

Questo report inizia con uno sguardo al passato sugli importanti eventi della storica conferenza di Bretton Woods del 1944 che ha decretato il dollaro statunitense come valuta di riserva globale.

Dopodiché esamineremo gli eventi che portarono allo shock di Nixon del 1971 quando gli Stati Uniti abbandonarono il gold standard internazionale.

Prenderemo quindi in considerazione ciò che può essere considerata come la strategia economica e geo-politica più brillante mai ideata nella storia recente, che per l’appunto è il sistema del petrodollaro.

Infine, concluderemo esaminando le ultime sfide economiche mondiali che gli Stati Uniti hanno di fronte e di come il sistema del petrodollaro influenza le politiche estere con le nazioni esportatrici di petrolio.

Il crollo del sistema del petrodollaro, che mi aspetto accadrà entro questo decennio, farà sembrare lo shock di Nixon del 1971 come una semplice prova generale prima dell’evento cruciale.

Se non hai mai sentito parlare prima del sistema del petrodollaro, non sono affatto sorpreso. É (volutamente) un argomento che non esce spesso dal circolo ristretto dei politici di Washington.

I media ufficiali raramente, per non dire mai, dibattono il funzionamento interno del sistema del petrodollaro e di come abbia motivato, ed addirittura guidato, la politica estera degli Stati Uniti nel Medio Oriente negli ultimi decenni.

Ma ora bando alle ciance.
Allaccia le cinture.

Stai per fare un intenso viaggio nel pezzo di storia più importante che l’umanità ha vissuto negli ultimi 50 anni.

Breve panoramica sul sistema del Petrodollaro

Bretton woodsNegli ultimi giorni della seconda guerra mondiale, 44 leader provenienti da tutte le nazioni alleate si riunirono a Bretton Woods, New Hampshire, nel tentativo di creare un nuovo ordine economico globale.

Con gran parte dell’economia del mondo decimata dalla guerra, gli Stati Uniti emersero come nuovo leader economico mondiale.

I relativamente giovani ed economicamente dinamici Stati Uniti hanno preso il posto dell’ex egemone del mondo: la Gran Bretagna, ormai devastata dalla guerra e piegata dai debiti.

Oltre ad introdurre un numero di agenzie finanziarie globali, durante lo storico incontro venne anche creato uno standard monetario internazionale sostenuto da oro fisico che verteva centralmente sul dollaro USA.

Inizialmente, il sistema del dollaro ha funzionato bene. Tuttavia, dal 1960, il peso di questo sistema sugli Stati Uniti è diventato insopportabile.

Il 15 agosto del 1971, il presidente Richard M. Nixon sconvolse l’economia globale quando interruppe ufficialmente la convertibilità internazionale del dollaro con l’oro, portando così ufficialmente a termine gli accordi presi a Bretton Woods.

Due anni dopo, nel tentativo di sostenere la domanda globale di dollari USA, un altro sistema venne creato, chiamato il sistema del petrodollaro.

Nel 1973, un accordo venne raggiunto tra l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti secondo il quale ogni barile di petrolio acquistato dai sauditi sarebbe dovuto essere denominato in dollari USA.

In base a questo nuovo accordo, ogni paese che desiderasse acquistare petrolio dall’Arabia Saudita sarebbe costretto, prima, a cambiare la propria valuta nazionale in dollari USA.

In cambio della volontà dell’Arabia Saudita di denominare le loro vendite di petrolio esclusivamente in dollari USA, gli Stati Uniti hanno offerto armi e la protezione dei loro giacimenti petroliferi dalle nazioni vicine, compreso Israele.

Nel 1975, tutte le nazioni OPEC hanno accettato di negoziare le proprie forniture di petrolio esclusivamente in dollari, in cambio di armi e protezione militare.

Questo sistema dei petrodollari, conosciuto anche come “petrolio in cambio di dollari”, ha creato un’immediata ed artificiale domanda di dollari da parte di tutto il mondo. E, naturalmente, all’aumentare della richiesta globale di petrolio, allo stesso modo ha fatto la richiesta di dollari USA.

Cos'è il petrodollaroMentre il dollaro ha continuato a perdere potere d’acquisto, molti paesi produttori di petrolio hanno cominciato a mettere in discussione la saggezza nell’accettare carta moneta sempre di minor valore in cambio delle forniture del loro petrolio.

Oggi molti paesi hanno tentato di staccarsi, o l’hanno già fatto, dal sistema del petrodollaro.

Alcuni esempi sono l’Iran, la Syria, il Venezuela, e la Corea del Nord… o ‘l’asse del male’ se preferisci.

(Quello che sta accadendo nel nostro mondo di oggi ha molto più senso se semplicemente leggi tra le righe ed ignori le ragioni “ufficiali” che vengono propinate sui media ufficiali.)

Inoltre, altre nazioni hanno scelto di utilizzare le proprie valute per negoziare petrolio, come tra gli altri la Cina, la Russia e l’India.

Man mano che altri paesi continuano ad allontanarsi dal sistema del petrodollaro che utilizza il dollaro USA come valuta per il pagamento del petrolio, possiamo aspettarci enormi pressioni inflazionistiche che andranno a colpire l’economia degli Stati Uniti. In questo report, spiegherò come questo possa essere possibile.

Greenspan“Sono desolato che sia politicamente sconveniente riconoscere quello che tutti sanno: il petrolio è stato il motivo principale della guerra in Iraq”

– Alan Greenspan (ex presidente della U.S. Federal Reserve)

L’imminente collasso del sistema del Petrodollaro

Quando gli storici scrivono dell’anno 1944, spesso dominano riferimenti alle tragedie ed ai trionfi della seconda guerra mondiale.

E mentre il 1944 è stato veramente un anno fondamentale di uno dei più devastanti conflitti della storia di tutti i tempi, è stato anche un anno importante per il sistema economico internazionale.

Nel luglio dello stesso anno si è tenuta la Conferenza Monetaria e Finanziaria delle Nazioni Unite (più comunemente nota come la conferenza di Bretton Woods) presso l’hotel Mount Washington, in Bretton Woods, New Hampshire.

L’incontro storico ha visto la partecipazione di 730 delegati provenienti dalle 44 nazioni alleate. Lo scopo della conferenza è stato quello di regolamentare il sistema economico internazionale devastato dalla guerra.

Durante la conferenza, durata tre settimane, sono stati istituiti due nuovi organismi internazionali. Questi furono:

  • La Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (IBRD, in seguito nota come la Banca Mondiale)
  • Il Fondo Monetario Internazionale

Inoltre, i delegati introdussero l’Accordo generale sulle tariffe commerciali e doganali (GATT, più tardi conosciuta come Organizzazione Mondiale del Commercio, o WTO).

Ancor più importante, per gli argomenti che stiamo trattando, un altro sviluppo che emerse dalla conferenza è stato un nuovo regime di tasso di cambio fisso con il dollaro USA.

In sostanza, tutte le valute mondiali vennero ancorate al dollaro USA.

A questo punto una domanda che sorge spontanea da chiedere a se stessi è: ‘Perché tutte le nazioni sarebbero disposte a consentire al valore delle loro valute di dipendere dal dollaro USA?’

La risposta è abbastanza semplice.bretton-woods-agreement1

Il dollaro americano sarebbe stato ancorato ad un tasso fisso di cambio con l’oro.

Questo ha reso il dollaro USA completamente convertibile in oro ad un tasso fisso di 35 $ per oncia all’interno della comunità economica globale.

Questa convertibilità internazionale in oro fugò le preoccupazioni circa il regime di tasso fisso e ha creato un senso di sicurezza finanziaria tra le nazioni che hanno ancorato il valore della loro valuta al dollaro.

Dopo tutto, gli accordi di Bretton Woods hanno fornito una via di fuga: se una nazione non si sentiva più a suo agio con il dollaro, avrebbe potuto facilmente convertire i propri dollari in oro.

Questa disposizione ha contribuito a ripristinare una tanto sperata stabilità nel sistema finanziario. Ma ha anche compiuto un’altra cosa molto importante. Gli accordi di Bretton Woods hanno immediatamente creato una forte domanda mondiale di dollari statunitensi, il mezzo preferito di scambio.

Ed insieme a questa crescente domanda di dollari è arrivata la necessità di una… maggiore offerta di dollari.

Ora, prima di continuare questa discussione, fermati per un attimo e poniti questa domanda: ci sono vantaggi evidenti dal creare un maggior numero di dollari?

E se veramente fosse così, chi ci guadagnerebbe?

In primo luogo, la creazione di un maggior numero di dollari permette di inflazionare il prezzo degli asset. In altre parole, più dollari esistono tanto più aumento i prezzi in generale.

Per esempio, immagina per un attimo se l’economia degli Stati Uniti avesse una base monetaria totale di solamente 1 milione di dollari. Che cosa succederebbe se, in questa economia immaginaria, io tentassi di vendere la mia casa per 2 milioni di dollari?

Per quanto a te possa piacere la mia casa, e magari saresti anche disposto ad acquistarla, sarebbe fisicamente impossibile farlo. E sarebbe del tutto assurdo da parte mia chiedere 2 milioni perché, nella nostra economia immaginaria, c’è solo 1 milione di dollari in esistenza.

Quindi, un aumento dell’offerta complessiva di valuta permette ai prezzi degli asset di salire.

Piu dollari

Ma non è tutto.

Il governo degli Stati Uniti beneficia da una domanda globale di dollari.

Come?

Perché una domanda globale di dollari dà al governo federale una sorta di ‘giustificazione’ per stamparne di più.

Dopo tutto, gli USA non possono mica abbandonare i loro amici in giro per il mondo, no? Se gli altri hanno “bisogno” di dollari, stampiamogli pure altri dollari!

È forse una coincidenza che la stampa di dollari sia il metodo preferito dal governo degli Stati Uniti di affrontare i problemi economici della propria nazione?

Ricorda, i governi possono finanziare le proprie spese solamente in quattro modi:

  • Aumentare le entrate aumentando le tasse ai cittadini
  • Tagliare la spesa pubblica, riducendo i benefici
  • Prendere denaro in prestito attraverso l’emissione di titoli di Stato
  • Stampare altro denaro

Aumentare le tasse ed implementare significativi tagli alla spesa pubblica può essere un suicidio politico.

Prendere denaro in prestito è una scelta politicamente conveniente, ma si può prendere denaro in prestito solo fino ad un certo punto.

Tutto ciò lascia come ultima opzione quella di stampare denaro. Stampare denaro non richiede nessun sacrificio immediato e nessun taglio alla spesa. Si tratta di una soluzione perfetta per un paese in crescita e che vuole evitare di fare sacrifici.

Tuttavia, stampare più denaro di quanto sia necessario può portare ad un aumento dell’inflazione. Pertanto, se un paese riesce in qualche modo a generare una domanda globale per la propria valuta, ha una ‘giustificazione’ per stampare più soldi.

La comprensione di questo concetto di ‘giustificazione’ è importante nel proseguimento di questo report.

Infine, il beneficiario primario di un aumento della domanda globale di dollari USA è la banca centrale degli Stati Uniti, la Federal Reserve.

(Se questo ti sembra non avere alcun senso, prova a guardare una banconota da un dollaro e fai ben attenzione a qual è il nome del proprietario impresso sulla parte in alto.)

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Ti sei mai chiesto perché il dollaro americano si chiama Federal Reserve Note?

Ancora una volta, la risposta è semplice.

I dollari americani vengono creati e dati in prestito al governo degli Stati Uniti da parte della Federal Reserve.

Dal momento che i dollari sono prestati al governo da parte della Federal Reserve, che è un cartello di banche private, questi dollari dovranno essere restituiti.

E non solo i dollari devono essere restituiti alla Federal Reserve. Devono anche essere restituiti con gli interessi!

E chi fissa il tasso di interesse sui dollari dati in prestito? La Federal Reserve, ovviamente.

Per dirla in maniera semplice, la Federal Reserve ha un chiaro interesse a stabilire una crescente domanda mondiale di dollari, perché loro li creano e poi ci guadagnano sopra un profitto mediante i tassi di interesse decisi sempre da loro stessi.

Quale grandioso sistema la Federal Reserve ha costruito per se stessa!

Nessuna meraviglia che essa odi di essere vigilata e controllata.
Nessuna meraviglia che il cartello di banche private che gestisce la Federal Reserve si opponga ad ogni tentativo di verificare i libri contabili.

In sintesi, il consumatore americano, il governo federale e la Federal Reserve beneficiano tutti, in misura diversa, da una domanda mondiale di dollari USA.

La fine del sistema di Bretton Woods:
il Vietnam, la Great Society ed il Deficit di Bilancio

C’è un vecchio proverbio che recita: ‘Colui che possiede l’oro detta le regole.

Questa affermazione non è mai stata più vera che nel caso dell’America durante l’era post-bellica della seconda guerra mondiale.

Alla fine della guerra, quasi l’80 per cento dell’oro del mondo era stoccato nei caveau degli Stati Uniti ed il dollaro USA divenne ufficialmente ed indiscutibilmente la valuta di riserva mondiale.

Come risultato della conferenza di Bretton Woods, il dollaro venne considerato ‘più sicuro dell’oro’.

Uno studio dell’economia degli Stati Uniti nel periodo successivo la seconda guerra mondiale dimostra che questo è stato un momento di vigorosa crescita ed espansione economica.

Quest’epoca ha dato luogo alla generazione dei baby boomers. Entro la fine degli anni ’60, tuttavia, l’economia americana venne sottoposta ad una grande pressione.

La spesa pubblica di Washington divenne incontrollabile ed il presidente Lyndon B. Johnson cominciò a realizzare il suo sogno di una “Great Society” (Grande Società).

Con la creazione di Medicare e di Medicaid, i cittadini americani poterono ora, per la prima volta, guadagnarsi da vivere pagati dal loro governo.

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Nel frattempo, una guerra costosa e impopolare in Vietnam, finanziata da una spesa pubblica da record, portò alcune nazioni a mettere in discussione le basi economiche dell’America.

Dopotutto, l’intero ordine economico mondiale era diventato dipendente dalla solidità economica degli Stati Uniti.

Paesi come il Giappone, la Germania e la Francia, ancora in via di ripresa dalla devastazione della seconda guerra mondiale, erano in gran parte dipendenti da un’economia americana finanziariamente stabile per mantenere la loro crescita economica.

Nel 1971, mentre il bilancio commerciale dell’America si faceva meno solido e la spesa interna saliva, la percezione della stabilità economica di Washington venne pubblicamente messa in discussione da molte nazioni in tutto il mondo.

Le nazioni straniere potevano cogliere le gravi difficoltà economiche che stavano montando a Washington mentre gli Stati Uniti venivano messi sotto pressione finanziaria sia a casa loro che all’estero.

Secondo la maggior parte delle stime, la guerra del Vietnam ha avuto un costo superiore a 200 miliardi di dollari.

Questo debito crescente, con l’aggiunta di altri debiti contratti attraverso una serie di politiche fiscali e monetarie errate, si rivelò molto problematico considerato il ruolo dell’America nel sistema monetario globale.

Ma non erano le questioni finanziarie dell’America che preoccupavano per la maggior parte la comunità economica internazionale. Invece, è stato il crescente squilibrio delle riserve auree contro il livello di debiti degli Stati Uniti che poneva una più allarmante preoccupazione.

In sostanza, gli Stati Uniti avevano accumulato una gran quantità di nuovi debiti, ma non avevano i soldi per ripagarli.

A peggiorare le cose, le riserve auree degli Stati Uniti erano ai minimi storici per il fatto che, nazione dopo nazione, queste iniziarono a richiedere oro in cambio delle loro riserve di dollari. Era quasi come se le nazioni straniere potessero sentire una voce che prospettava la fine del sistema di Bretton Woods.

Man mano che il 1971 continuò a passare, la domanda di oro USA dall’estero incrementò sempre di più.

Le banche centrali straniere cominciarono a scambiare i loro dollari in eccesso in cambio della sicurezza dell’oro.

Mentre le nazioni si misero in fila per convertire le loro riserve di dollari in cambio dell’oro di Washington, gli Stati Uniti si resero conto che la giostra stava per fermarsi.

Chiaramente, l’America non aveva mai desiderato diventare il negozio di oro aperto ai clienti di tutto il mondo.

Al contrario, la convertibilità del dollaro in oro aveva lo scopo di generare fiducia globale nella carta moneta degli Stati Uniti.

Semplicemente sapendo che il dollaro USA poteva essere convertito in oro, se necessario, era sufficiente per qualcuno – ma non per tutti.

Le nazioni che cominciarono a dubitare della capacità dell’America di gestire le proprie finanze decisero di optare per la riconosciuta sicurezza dell’oro.

(Storicamente, l’oro è stato, e probabilmente rimarrà per sempre, il beneficiario di politiche fiscali e monetarie errate, e nel 1971 il concetto non era diverso.)

Ci si sarebbe aspettati che la grande e crescente domanda di oro da parte dei paesi stranieri al posto dei dollari sarebbe stata un forte incentivo per gli Stati Uniti di mettere i propri bilanci in ordine.

Invece l’America ha fatto esattamente il contrario.

Mentre Washington continuò ad accumulare enormi debiti per finanziare le proprie attività imperialistiche ed i suoi consumi eccessivi, le nazioni straniere accelerarono la loro richiesta di oro dagli USA in cambio di dollari.

Washington cadde nella sua stessa trappola e venne indotta a fornire denaro reale (oro) in cambio di flussi della loro stessa valuta di carta (dollari USA).

Si sono visti ostacolati dalle loro stesse politiche imperialistiche.

Ben presto gli Stati Uniti si ritrovarono a sanguinare oro.

Washington sapeva che il sistema non era più proficuo, e certamente non sostenibile.

Ma cosa potevano fare per arginare la crisi?
C’erano soltanto due opzioni.

La prima opzione avrebbe richiesto che Washington riducesse immediatamente la sua massiccia spesa pubblica e che riducesse drasticamente i debiti già esistenti.

Questa opzione avrebbe potuto ripristinare la fiducia nella solidità a lungo termine dell’economia statunitense.

La seconda opzione sarebbe stata quella di aumentare il prezzo in dollari dell’oro per riflettere con precisione le nuove realtà economiche.

Vi era un difetto insito in entrambe queste opzioni che le rendeva inaccettabile da parte degli Stati Uniti in quel momento – rendevano necessario il rigore fiscale e la responsabilità economica.

Ma già allora, come oggi, c’era poca voglia di ridurre i consumi in nome del ‘sacrificio’ o della ‘responsabilità’.

Goodbye Yellow Brick Road

Il sistema di Bretton Woods ha creato un gold standard internazionale con il dollaro USA come beneficiario finale.

Per ironia della sorte, il sistema che venne progettato per portare stabilità ad un’economia globale devastata dalla guerra, minacciava di far precipitare nuovamente il mondo nel caos finanziario.

Il gold standard creato a Bretton Woods semplicemente non poteva sopportare gli eccessi finanziari e le mire imperialistiche della macchina economica americana.

Il 15 agosto del 1971, sotto la guida del presidente Richard M. Nixon, Washington scelse di mantenere le sue spericolate pratiche di consumo e modelli di debito interrompendo la convertibilità del dollaro USA in oro.

Chiudendo la ‘finestra dell’oro’ Nixon distrusse le vestigia finali del gold standard internazionale. La decisione di Nixon effettivamente concluse la pratica di scambiare dollari per oro, come indicato dagli accordi di Bretton Woods.

É stato in questo anno, il 1971, che il dollaro USA ha ufficialmente abbandonato il gold standard e venne dichiarato una valuta puramente ‘fiat’.

(Una moneta ‘fiat’ è quella che deriva il proprio valore dal suo governo sponsorizzante. Si tratta di una valuta emessa ed accettata per decreto.)

Ecco un breve estratto [che ho sottotitolato in italiano] del reale discorso televisivo pronunciato dal presidente Nixon il 15 agosto 1971 con cui si è conclusa la convertibilità del dollaro USA in oro.

 

Come tutti gli altri imperi con valuta fiat prima di esso, Washington giunse a considerare l’oro come un vincolo per le proprie colossali spese.

Un gold standard, come previsto dal sistema di Bretton Woods, significava che l’America avrebbe dovuto cercare di dimostrare pubblicamente il proprio rigore fiscale mantenendo un equilibrio fiscale olistico.

Richard Nixon, three days after resigning on 9 August 1974Chiudendo la ‘finestra dell’oro’, Washington cambiò non soltanto la politica economica americana: cambiò anche la politica economica globale.

Con il gold standard internazionale di Bretton Woods, tutte le valute derivavano il loro valore dal dollaro.

Ed il dollaro derivava il suo valore dal prezzo fisso delle riserve auree.

Ma quando il valore del dollaro venne disancorato dall’oro, il dollaro divenne quello che gli economisti chiamano una valuta ‘fluttuante’.

(Per ‘fluttuante’, si intende che una moneta non è collegata, né ricavare il suo valore, da nessun fattore esterno).

In parole povere, una moneta ‘fluttuante’ è una moneta il cui valore non è fisso.

Come ogni merce, il dollaro può essere influenzato dalle forze di mercato della domanda e dell’offerta.

Quando il dollaro divenne una moneta ‘fluttuante’, le valute del resto del mondo, che erano state precedentemente ancorate al dollaro, improvvisamente divennero tutte ‘fluttuanti’ a loro volta.

(Nota: Non ci volle molto per questo nuovo sistema di valute fluttuanti, con tassi di cambio fluttuanti, per attirare manipolazioni da parte di speculatori ed hedge funds.
La speculazione sulle valute è, e rimane, una minaccia per le valute fluttuanti.
I fautori di una moneta unica mondiale utilizzano l’attuale
manipolazione delle valute per promuovere i loro piani.)

In questa nuova era di valute fluttuanti, la Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti, si è finalmente liberata dal vincolo del gold standard.

Ora il dollaro USA può essere stampato a piacimento – senza il timore di non avere riserve auree sufficienti per garantire la produzione di nuova valuta.

E mentre questa nuova libertà monetaria avrebbe alleviato la pressione sulle riserve auree americane, ci furono altri problemi in vista.

Una delle principali preoccupazioni che Washington ha avuto è stato il potenziale cambiamento nella domanda globale di dollari USA.

Con il dollaro non più convertibile in oro, la richiesta di dollari da parte delle altre nazioni sarebbe rimasta uguale oppure avrebbe cominciato a diminuire?

La seconda preoccupazione aveva a che fare con le stravaganti abitudini di spesa dell’America.

Sotto il gold standard internazionale di Bretton Woods, le nazioni straniere mantenevano volentieri titoli di debito degli Stati Uniti per via del fatto che venivano denominati in dollari convertibili in oro.

Le nazioni straniere sarebbero state ancora desiderose di possedere i debiti americani, nonostante il fatto che questi debiti siano ora denominati in una valuta fiat, ovvero sostenuta da nulla di fisico?

Nella seconda parte continuerò questo report con uno sguardo approfondito alla soluzione che il presidente Nixon e il suo segretario di Stato, Henry Kissinger, svilupparono per evitare un continuo calo della domanda mondiale di dollari.

L’ingegnosità di questo piano ha una portata mozzafiato!
E’ conosciuto come ‘il Sistema del Petrodollaro.’

Una volta scoperto questo accordo di ‘dollari in cambio di petrolio’, credo che sarai in grado di capire con più precisione ciò che veramente muove la politica estera dell’America.

 

 

PROSSIMAMENTE: La nascita del Sistema del Petrodollaro: ‘dollari in cambio di petrolio’ Leggilo qui!

Ringrazio l’autore, Jerry Robinson, per la gentile concessione di ripubblicare il suo articolo. Per informazioni: FTMDaily.com

 

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L'autore: Yari

Yari ha un background tecnico-scientifico e fa parte del team di Ricerca e Sviluppo (R&S) della DeshMember. Lavora su ricerche storiche e statistiche in ambito economico e finanziario e come hobby, oltre che studiare la scuola economica austriaca, si premura di riportare in lingua italiana contenuti di grande valore disponibili in lingua inglese.

15 COMMENTI

  1. La traduzione coglie l’essenza del discorso economico andando veramente al sodo.

    Darei 10 come voto alla traduzione di Yari e 9 all’autore del testo Jerry Robinson.

    • Grazie Francesco,
      sono sicuro che gli articoli che seguiranno ti piaceranno ancora di più!

  2. Complimenti per il lavoro di traduzione e per la semplicità della divulgazione dei vari concetti espressi… Questo primo capitolo è chiaro e semplice, mi ha fatto capire i veri motivi per cui i vari governi (quello americano in primis) sono cosi interessati all’aumento della massa monetaria della valuta da loro emessa… Quello di far aumentare i prezzi dei beni e servizi.. Sono curioso di conoscere come questa storia dei petroldollari andrà a finire e come inciderà sull’andamento dei prezzi dei metalli preziosi..Bel lavoro!! bravo e basta…

  3. Sarei curioso di sapere che successe nei mesi successivi al 1971 : la notizia fece scalpore ? le altre nazioni cercarono di disfarsi dei dollari, il dollaro si inflaziono prima di instaurare il sistema del petrodollaro nel 1973 ?

    complimenti per il lavoro svolto

    • Grazie Giovanni,
      il secondo articolo porterà delle risposte alla seconda domanda che hai posto.

      Se provo a tornare indietro nel tempo, nei primi anni ’70, internet non esisteva ancora e l’informazione era controllata totalmente dai media tradizionali. Dubito fortemente che i media tradizionali abbiano fatto sventolare con enfasi questa notizia in faccia ai cittadini. Solo ora, grazie a media indipendenti come il blog che stai leggendo, è possibile pubblicare con efficacia queste analisi critiche.
      Un’analisi del comportamento dei media tradizionali (incentrata sulle vicende del petrodollaro) verrà spiegata meglio nella terza parte del report.

      Immagino ora di ritornare in quella giornata di ferragosto del 1971.
      Sarei veramente rimasto davanti alla TV in quel venerdì di festa? (Negli USA il ferragosto non è considerato giorno festivo ma è comunque celebrato come festa cristiana. E’ però considerato giorno festivo nella maggior parte degli altri Paesi cristiani del mondo)
      Avrei veramente ascoltato il discorso del presidente?
      E dopo aver ascoltato un discorso demagogo che prometteva una ‘sospensione temporanea’ della convertibilità ed altre misure di protezione del dollaro, senza essere a conoscenza dei dettagli del sistema monetario, sarei veramente stato in grado, da solo, di capire che quello che stava succedendo si sarebbe rivelato di importanza storica?
      Sono certo di no.

  4. Molto interessante l’articolo ed il modo di esporlo, pensavo di conoscere già i particolari ma in realtà ne mancavano tanti. In quel periodo ci fu lo shock petrolifero e penso che fosse voluto dagli arabi per il classico schema problema-reazione-soluzione.
    Un particolare attuale sulla FED che forse non avete notato, il sito web si è trasformato da .org a .gov ed ora compare nell’elenco degli enti federali statali, provate a fare una semplice verifica. Non è che che ci siamo persi la nazionalizzazione della Fed senza accorgerci…
    Un caro saluto e grazie per il vostro lavoro, Paol0

    • Grazie Paolo,
      No la FED non è stata nazionalizzata e nonostante vogliano farla apparire come tale resta di proprietà delle banche.

  5. Sono leggermente in disaccordo su un punto: dalla stampa di moneta nazionale ne beneficia anche il consumatore. Non vedo alcun beneficio poichè l’inflazione creata mangia il tuo potere d’acquisto. e da che mondo e mondo l’indicizzazione di pensioni e stipendi all’inflazione è ridicolmente bassa in confronto all’inflazione stessa (lo dite anche voi in deshmember 🙂

    E altra cosa: non credete che la stampa di moneta e l’emissione di titoli di stato siano esattamente la stessa cosa? I soldi che la banca centrale dà in mano al portatore del titolo di stato a scadenza sono soldi “inesistenti”, provenienti da un assegno scoperto della banca centrale. E da quell’inesistenza viene creata moneta. Deficit spending. Solo debiti e promesse di pagamento degli interessi.

    P.S.
    nello statuto della FED è esplicitamente descritto che si tratta di un’istituzione privata.
    E che agli azionisti è garantito il 6% (SEI) annuo di dividendo per azione. Cioè, neanche la Berkshire GARANTISCE un dividendo, e men che meno un dividendo del 6% (altissimo).

    In più, tutta questa storia è anticostituzionale xD è esplicitamente scritto nella costituzione degli stati uniti che non possono essere utilizzate come mezzo di pagamento e di saldo del debito MONETE che non siano costituite di oro o argento.
    Sono curioso quanti americani abbiano impugnato questo articolo della loro beneamata costituzione.

    • Ciao Lollo,
      ti ringrazio per il tuo contributo.

      E’ vero quando dici che l’inflazione mangia il nostro potere d’acquisto.
      A riguardo della frase dell’articolo a cui ti riferisci che riporto qui:
      “…il consumatore americano, il governo federale e la Federal Reserve beneficiano tutti, in misura diversa, da una domanda mondiale di dollari USA.”
      le parole “in misura diversa” vogliono far intendere appunto che tra il governo, la FED ed il consumatore (americano), è proprio il consumatore che ne beneficia di meno. Nonostante ciò per i consumatori (americani) pur vendedosi erodere il potere d’acquisto ci sono comunque dei sostanziali benefici, soprattutto legati alla dinamicità dell’economia. Questo dipende dal fatto che la propria nazione controlla la valuta di riserva mondiale, e soprattutto il petrolio.
      Il prossimo articolo andrà ad approfondire anche questo specifico aspetto che hai sollevato.

      Condivido le altre considerazioni che hai riportato riguardo all’emissione di titoli di stato ed alla proprietà della FED.
      Riguardo all’anticostituzionalità negli USA dell’utilizzo di valute che non siano oro od argento, anche qui hai perfettamente ragione.
      E’ scritto nell’articolo 1, sezione 10, clausola 1 della Costituzione americana che riporto:
      “No State shall…coin Money; emit Bills of Credit; make any Thing but gold and silver Coin a Tender in Payment of Debts….”
      tradotto:
      “Nessuno Stato dovrà… coniare Moneta; emettere Lettere di Credito; istituire null’altro che monete d’oro ed argento per il Pagamento dei Debiti…”

      I padri fondatori degli Stati Uniti ben conoscevano gli inganni dietro le valute ‘fiat’.

      L’articolo 1, sezione 8, clausola 5 cita però:
      “The Congress shall have Power To…coin Money, regulate the Value thereof, and of foreign Coin….”
      Tradotto:
      “Il Congresso ha il Potere di… coniare Moneta, regolare il Valore di essa, e delle Monete estere…”
      Premesso che non sono un esperto della Costituzione americana, credo che interpretando nella maniera voluta questo passaggio sia possibile, al contrario che per gli ‘stati’, legittimare il congresso a stabilire una valuta ‘nazionale’ che non sia costituita da oro od argento.

      Fatto sta che Nixon volle soltanto ‘sospendere temporaneamente’ (vedi video) la conversione del dollaro con l’oro. Forse sapeva bene di star commettendo qualcosa di ‘illegale’. Quella che doveva essere solo una misura temporanea è diventata oggi la base della politica monetaria.

  6. il miglior articolo letto su questo blog…voto 10!

  7. Ok per l’articolo ma, non sono molto d’accordo su quanto detto:
    “Ricorda, i governi possono finanziare le proprie spese solamente in quattro modi:

    Aumentare le entrate aumentando le tasse ai cittadini
    Tagliare la spesa pubblica, riducendo i benefici
    Prendere denaro in prestito attraverso l’emissione di titoli di Stato
    Stampare altro denaro
    Ve ne è un altro molto più semplice ed è riprendersi la sovranità monetaria, a meno che “stampare altro denaro” sia da intendersi in tale maniera.

    • Ciao Orazio,
      quello che hai scritto è corretto, ovvero che la ‘sovranità monetaria’ di cui godono gli USA gli permette di stampare a piacimento senza vincoli esterni.
      Nota: anche se i paesi EU hanno rinunciato alla loro sovranità monetaria delegandola alla BCE, questo non impedisce comunque alla BCE di stampare ed aumentare la base monetaria come sta facendo con i vari programmi LTRO, QE ecc.

      • Però sia la Fed che la BCE, indebitano i popoli, per dargli quello che gli stati potrebbero farlo senza indebitarsi..
        Giusto?

  8. “Quindi, un aumento dell’offerta complessiva di valuta permette ai prezzi degli asset di salire….” Non è detto. E l’esempio della casa è fuorviante. Se la base monetaria fosse di 1000 trilioni o di 1 trilione di dollari, questo non influenzerebbe più di tanto il valore di una casa del valore di 2 milioni di dollari. Oltre ad essere importante la base monetaria, è importante la tesaurizzazione.
    Che questa affermazione “più dollari esistono tanto più aumento i prezzi in generale.” non sia vera è evidente dal fatto che la FED continua a ‘stampare moneta’ ma l’inflazione resta a livelli bassissimi.
    Secondo punto, le banche centrali stampano in maniera passiva: fissano il tasso di interesse (in base all’andamento dell’economia ) e se c’è richiesta da parte delle banche o dello stato di prestito emettono moneta. Funzionano così tutte le Banche centrali. Non capisco questo accanimento sulla FED.

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