Le riserve auree italiane: quante sono e dove si trovano?

Sulla scia dei diverbi nati sull’auditing dell’oro italiano dopo il rimpatrio delle riserve tedesche avviato nel 2013, nell’aprile 2014 la Banca d’Italia ha rilasciato un documento ufficiale in cui si precisava il tonnellaggio e le sedi di stoccaggio delle riserve auree italiane.

In questo articolo, quindi, troverai risposta a questi pressanti interrogativi:

  • dove si trova l’oro italiano?
  • a quanto ammontano le riserve auree su cui può contare lo Stato italiano?
  • [ed una terza domanda che ti svelerò strada facendo]

Il documento di auditing pubblicato dalla Banca d’Italia nel corso del 2014, non è più disponibile in rete.

Fortunatamente, non è la prima volta che questo blog si occupa di indagare sulla sorte delle nostre riserve auree e, grazie alla pronta analisi che venne fatta al prospetto in uno dei nostri primi articoli, abbiamo ancora a nostra disposizione tutti i dati salienti riportati da quell’audit, compresi la quantità e ubicazione delle riserve del Bel Paese.

State tranquilli: nel 2014 si contavano esattamente 2.451,80 tonnellate d’oro nelle casse della Banca d’Italia, quantità che pone il nostro paese nelle primissime posizioni fra i detentori d’oro a livello mondiale.

Un annuncio, questo, estremamente importante, poiché come annunciava Alberto Angela nel 2010, autore dell’unica testimonianza video dei forzieri di Palazzo Koch a Roma:

<< …dalle riserve auree dipende la capacità dell’Italia di fornire garanzie ai propri partner commerciali e di richiedere prestiti impegnandole nei momenti di difficoltà.

L’oro d’Italia rappresenta simbolicamente la ricchezza del Paese: sono i nostri gioielli di famiglia. >>

A comporre le nostre riserve, un insieme di lingotti d’oro puro – detti verghe – di varie forme e pesi (95.493 pezzi, dai 4,2 ai 19,7 chilogrammi e contenuto di oro > 99%) e di monete d’oro (871.000 pezzi) provenienti da varie parti del mondo e risalenti ad epoche diverse. Nel video girato da Angela, ad esempio, si intravvedono lingotti provenienti da Inghilterra, Russia, Stati Uniti e ne viene preso in esame uno addirittura risalente alla Seconda Guerra Mondiale: su di esso, una svastica nazista.

Come avvenuto per la maggioranza delle banche centrali europee, il più delle riserve auree italiane, è stato accumulato tra la fine degli anni ’50 ed i ’60 sotto il sistema di Bretton Woods: l’incremento di produttività, l’inflazione del biglietto verde e la completa convertibilità del dollaro in oro in ambito internazionale, invogliò e permise alle emergenti economie europee, guidate dalla Francia di De Gaulle, di scambiare ingenti quantità d’oro con la FED.

Per frenare l’emorragia di oro dalle casse statunitensi, nel 1971 Nixon decretò la fine di Bretton Woods inaugurando l’epoca delle valute fiat a corso forzoso i cui cambi sarebbero stati determinati, come avviene ancora oggi, dai soli partecipanti al Forex.

La Sagrestia Oro e i caveaux esteri

Secondo quanto riportato da Angela, poi confermato nella documentazione del 2014, l’oro italiano non è collocato interamente a Roma, nelle casseforti della sede della Banca d’Italia (Palazzo Koch).
I rimanenti lingotti che compongono le nostre riserve auree sono dislocati in altri tre luoghi, posti al di fuori del territorio nazionale italiano: Berna, Londra e New York.

Nella sua dettagliata relazione, la Banca d’Italia ha rivelato che solo il 48% delle riserve auree (1.195 tonnellate) sono stipate nella Sagrestia Oro di Palazzo Koch, poiché l’altro 52% (1.254 tonnellate) è immagazzinato presso i depositi di Federal ReserveBank of EnglandBanca per i Regolamenti Internazionali.

La Banca d’Italia, però, non specifica l’esatta ripartizione dell’oro italiano fra i tre soggetti esteri: prendendo per buone alcune congetture sparse per la rete, la stragrande maggioranza dei lingotti detenuti all’estero si trovano nella sede della FED (si parla addirittura di 1.200 tonnellate), con sole 7-12 tonnellate conservate nella Banca d’Inghilterra e le rimanenti 35-47 in quella di Berna.

Il prestito tedesco, gli oneri dell’Eurozona

Nell’alimentare le voci che vi siano ben 1.200 tonnellate d’oro italiano in quel di New York, c’è un precedente storico: negli anni ’70 il Governo richiese alla Germania un prestito che, su richiesta tedesca, venne garantito da un’equivalente somma di oro: la Banca d’Italia ordinò che ben 543 tonnellate d’oro italico custodite presso la FED, venissero impegnate a garanzia di restituzione del prestito.

Il debito venne ripagato in toto e le riserve disimpegnate; da allora, purtroppo, dell’oro custodito oltreoceano non è più stata data notizia certa.

Di certo c’è, però, che una parte delle 1.195 tonnellate custodite a Roma non sono nelle disponibilità della Banca d’Italia: ai sensi dell’art. 30 dello Statuto del Sistema Europeo delle Banche Centrali di cui la Banca d’Italia fa parte, 141 tonnellate di oro custodite nella Sagrestia di Palazzo Koch sono virtualmente bloccate.

Questo perché la Banca Centrale Europea ha sì delle proprie riserve monetarie, ma queste sono state composte a partire dalle risorse messe a disposizione dai vari paesi aderenti all’Unione Monetaria: il 15% di questi contributi dovuti da ogni paese utilizzatore dell’euro, secondo il già citato statuto, dovevano essere corrisposti in oro: per l’Italia quel 15% corrispondeva esattamente a 141 tonnellate.

Inoltre, nonostante la Banca d’Italia abbia ormai da anni una sede stabile in quel di Manhattan, l’istituto non ha mai ritenuto opportuno verificare con mano l’effettiva presenza e la situazione giuridica dell’oro custodito su suolo statunitense: la banca centrale italiana, difatti, si affida a degli auditing condotti da revisori esterni che, pare, non hanno accesso alle riserve detenute oltre confine.

Sono infatti le banche centrali estere presso cui l’oro italiano è detenuto, ad inviare dei report di notifica a Roma con cadenza annuale.

L’oro è davvero italiano? L’ombra della privatizzazione.

Eh sì, oltre alla quantità e al luogo geografico in cui si trova l’oro, c’è una terza domanda da porsi, forse la più importante di tutte:

Qual è la situazione giuridica dell’oro italiano?

Viene dato in leasing? Viene utilizzato come collaterale per prestiti istituzionali? In che percentuale? Ebbene, non c’è molto da riportare a questo proposito, perché la risposta pervenuta a Ronan Manly, operatore professionale in oro di Singapore, direttamente dagli uffici di Palazzo Koch non lascia spazio ad incomprensioni:

<< La presente è per informarla che, sfortunatamente, Banca d’Italia non fornirà informazioni aggiuntive [riguardo la situazione giuridica delle riserve estere] oltre a quelle già rilasciate sul suo sito istituzionale. >>

(Press and External Relations Division, Bank of Italy)

Se la ricerca di informazioni riguardo possibili prestiti o leasing dell’oro italiano è ostacolata dalla banca stessa, non ci rimane altro che andare dritti al cuore del problema: la privatizzazione dell’Istituto.

Al contrario di quanto avviene per la maggioranza delle Banche centrali, infatti, la Banca d’Italia è un ente privato di diritto pubblico.

Nel 2014 il Governo approvò il criticatissimo decreto IMU-Bankitalia, norma con cui la privatizzazione e la ricapitalizzazione  della banca centrale italiana divenne realtà.

A testimoniarlo, il video dei tre senatori del M5S che ebbero l’opportunità di visitare le riserve auree di Roma nello stesso anno e che, a conclusione del video, toccano proprio quest’argomento.

Non voglio continuare a tenerti sulle spine, perciò la faccio breve: dire che l’oro di Palazzo Koch è oro italiano (per inciso, del popolo italiano) è un puro eufemismo.

Quelle 2.450 tonnellate, o quanto in realtà esse siano, non sono di proprietà dello Stato (e di riflesso, di noi cittadini) né degli azionisti privati della Banca d’Italia che sulle riserve non possono vantare alcun diritto (e meno male!).

Al contrario di quanto riportato negli statuti delle altre banche centrali europee, le quali detengono e gestiscono le riserve auree per conto dei loro governi, il sito della banca centrale italiana recita (senza dare troppe spiegazioni):

<< La proprietà delle riserve auree ufficiali è assegnata per legge alla Banca d’Italia >>

Chi può disporre quindi di questo oro?

Non si sa.

Esso è intoccabile ed inutilizzabile, a detta di quanto riportato dall’onorevole Vacciano uno dei senatori ammessi a visitare la Sagrestia Oro, e pertanto le ipotesi di vendita o di utilizzo a garanzia di prestiti pubblici sono semplici speculazioni inattuabili.

Se ne possa disporre il Governatore di sua iniziativa è solo una congettura, in quanto questo potere non è specificato ma solo lasciato sottintendere.

Se ne possa disporre lo Stato è, ahinoi, un’altra congettura: quando Tremonti nel 2009 propose di tassare una tantum le grandi plusvalenze che la Banca d’Italia aveva realizzato sulle riserve auree (tacita ammissione delle operazioni di compravendita di cui sono oggetto i lingotti?) gli venne detto di ripensarci perché l’oro appartiene agli italiani (allo Stato) e quindi lo Stato non può tassare sé stesso (semplice parata di chiappe?).

Non solo, quindi, attorno l’oro della Banca d’Italia gravitano ragionevoli dubbi riguardanti la quantità di riserve custodite all’estero e la sua situazione giuridica, ma non si sa se lo si definisce italiano perché di proprietà italiana o solo perché proveniente dall’Italia: al momento di dover sciogliere i nodi giunti al pettine, infatti, le parti hanno platealmente giocato a scarica-barile sulla questione.

Adottiamo, per semplicità, la seguente definizione:

La proprietà delle riserve auree italiane, dipende. (DeshGold.com) Condividi il Tweet

Che ne sarà delle lungimiranti parole di Alberto Angela riproposte ad inizio di questo articolo, con le quali descriveva le riserve auree come i propri gioielli di famiglia, la vera ricchezza del popolo italiano?

In tempi incerti come questi, è meglio non lasciare nulla al caso: se c’è la possibilità che le riserve auree italiane non vengano utilizzate a beneficio della comunità, ciò non significa che tu non possa creartene di tue, da utilizzare a TUO beneficio.

Una solida base su cui poggiare le fondamenta del tuo benessere e di cui sei tu l’unico gestore e proprietario.

Per comprare oro e argento fisico dai rivenditori più sicuri al mondo ed ai prezzi più bassi sul mercato e per capire come conservarlo nel modo giusto e sottrarti al rischio di confisca, guarda ora il videoseminario che scarichi da questa pagina.

 

 

Disclaimer: Non è data nessuna garanzia. Sei il solo responsabile per qualsiasi azione decidi di avviare sul mercato. Le informazioni sono fornite con intento sincero e secondo i nostri studi e metodologie.

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L'autore: Staff DeshGold

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8 COMMENTI

  1. facendo il conto della serva sessanta milioni di italiani hanno circa poco meno di 41 grammi di metallo a cranio di cui la meta’ seppellita in giro per il mondo!

  2. Ciao Roy e a tutto lo staff di DeshGold,
    Sarebbe secondo me molto utile un commento al libro “Oro” scritto dal direttore generale della Banca D’Italia Salvatore Rossi.

    Non ho ancora letto il libro ma ho sentito la sua presentazione su Radio24 e mi sono accorto che dà una interpretazione molto diversa dalla vostra. Ad esempio, dice che non si vende l’oro detenuto non per problemi giuridrici ma perché:
    1) non risolverebbe l’enorme debito pubblico (neanche di un po’)
    2) perché farebbe un danno di immagine enorme nei confronti del mercato

    Se avete la possibilità di leggerlo (io sono curioso e lo farò presto) mi piacerebbe moltissimo conoscere la vostra impressione da esperti, soprattutto tenuto conto che è una voce di “parte”…

    • P.s: ho comprato ora il libro su Amazon e vedo che le riserve sono così divise (parola di direttore Rossi): 45% Italia, 43% USA, 6% Svizzera e rimantente in Inghilterra

    • P.s.2: ok, questo è il mio ultimo PostScriptum, promesso!
      Continuavo la lettura, ma mi sono reso conto che in alcuni punti è un po’ impreciso e questo mi turba un po’… per esempio confonde gli ETC con gli ETF…

  3. IL VALORE DELLE 2451 TONNELLATE AL PREZZO ATTUALE è DI POCO PIU’ DI 95 MILIARDI DI €. VERAMENTE POCO RISPETTO AL NOSTRO DEBITO PUBBLICO.

    • CORREGGO 85 MILIARDI

  4. chi è proprietario invece delle riserve auree degli usa? può essere che sotto il governo monti ci sia stato un movimento di lingotti? movimento è un eufemismo. in fondo ce li hanno già sul loro territorio….

    • La domanda dovevi scriverla meglio; chi ci garantisce che la riserva aurea negli USA (non degli USA coma hai scritto tu) sia ancora dello Stato italiano?
      Non è che appunto anche la sciagura d’Italia, il sig, Monti, abbia a insaputa di tutti, fatto qualche accordo sottobanco con gli USA, trasferendo la proprietà di quell’ora agl USA in cambio per esemio del loro sostegno nei mercati azionari? (sostegno che non abbiamo poi però intravisto e non vediamo tuttora, anzi vediamo esattamente l’incontrario….)

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