Barometro Oro: 20.Ott.2012

L’oro ha aperto la settimana a $ 1.754,50  e ha chiuso venerdi a $1.721,60.
Al Comex di New York i contratti futures sull’oro per consegna dicembre quotano a $1.723,00 in calo del 2% settimanale; i contratti futures per consegna a dicembre sull’argento quotano a $32,097 all’oncia, in calo del 4,7% su base settimanale.

Come avevamo esattamente previsto (in base a dati storici e statistici) nella nostra rubrica del 29 settembre, indicavamo un possibile schiacciamento del prezzo dell’oro sino a $1.680,00 l’oncia nel mese di ottobre. Il decimo mese dell’anno risulta essere il mese piu’ ostico per le quotazioni dell’oro. Quello in corso non sembra fare eccezione.

Anche questa settimana le quotazioni del metallo giallo sono state costrette ad assumere una posizione difensiva a causa di pressioni ribassiste. Queste ultime trovano un’invalicabile barriera posta intorno all’area dei $1.720. La forte e continua domanda di metallo prezioso fisico da parte di grandi acquirenti e delle Banche Centrali non permette alla speculazione ribassista di affondare i propri colpi sotto la soglia indicata sopra.

I partecipanti al mercato ritengono pero’, che lo sbarramento posto a $ 1.700,00 – $1.720,00 possa cedere a causa di prese di profitto e intense vendite speculative di breve termine (bear short term momentum for gold). Gia’ dall’inizio della prossima settimana le quotazioni dell’oro potrebbero perforare al ribasso l’importante barriera posta a $1.700,00 dando inizio a un trend ribassista (downtrend) che avrebbe la forza di penetrare anche intorno ai $1.670,00.

Offerta Mondiale di Oro

 

Si rendono necessarie alcune considerazione in merito all’offerta mondiale di oro. Il maggiore estrattore di metallo giallo e’ la Cina. Tuttavia l’oro estratto nel paese del Dragone non affluisce in modo copioso sui mercati mondiali; ogni singola oncia prodotta dal piu’ grande estrattore mondiale rimane all’interno dei propri confini andando ad alimentare l’appetito insaziabile e lo sforzo inesausto di espansione delle proprie riserve mondiali da parte della Banca Centrale Cinese (PBOC) e di altre istituzioni finanziarie.

Nonostante sia ancora prematuro immaginare un avvicendamento dell’utilizzo del biglietto verde nel ruolo di scambio (il Dragone e’ il principale creditore degli USA), ci pare opportuno evidenziare come, attraverso queste ininterrotte politiche di continuo incremento di riserve aurifere, Pechino potrebbe gradualmente decidere di imporre ai paese esportatori Yuan in cambio di merci sancendo, per la propria moneta, la nascita del ruolo di riserva di valore.

Anche per il quarto estrattore mondiale di oro, la Russia, vale lo stesso concetto espresso per la Cina.

Ogni singola oncia estratta rimane rinchiusa nel mercato interno andando a gonfiare le proprie riserve mondiali. Secondo il World Gold Council, nell’arco di soli cinque anni, la Russia ha raddoppiato le proprie riserve in Oro divenendo il quinto paese al mondo per ammontare di scorte a livello centrale. Tutta la produzione di metallo giallo estratto dalle miniere russe (mining output) finisce pertanto per essere canalizzata nell’ampliamento delle riserve della Banca Centrale.

La produzione di oro del quinto produttore mondiale, il Sudafrica, e’ in netta contrazione a causa dei continui scioperi nel settore minerario e in quello collegato dei trasporti. L’Agenzia Reuters riferisce che i due piu’ grandi produttori locali, la Anglo Gold Ashanti e la Gold Fields, hanno visto calare la loro produzione rispettivamente di 32.000 once a settimana per la prima, e di 2.300 once al giorno per la seconda.

Per quanto riguarda gli altri due paesi estrattori, Australia e USA, una fetta imponente della loro produzione (per l’esattezza il 28,3%) finisce direttamente nei forzieri delle Banche Centrali mondiali che accumulano Oro per controbilanciare la perdita di valore (debasement) delle altre riserve valutarie.

In sostanza la domanda mondiale di oro e’ destinata a rimanere inevasa per un lungo periodo. Ovvero  non potra’ trovare adeguati sbocchi dal lato dell’offerta in quanto parte di questa e’ completamente assorbita dai paesi estrattori che contemporaneamente ne sono anche i grandi consumatori. Cio’ impedisce il pieno afflusso di oro sui mercati mondiali.

Se teniamo anche presente che l’offerta trova limiti geologici invalicabili (peak gold – picco dell’oro), l’insieme di questi fattori ci fa ritenere che il mercato secolare rialzista del metallo giallo sia tuttora dominante e che nulla (per ora) possa seriamente scuoterlo. Eventuali correzioni ribassiste all’interno del ciclo rialzista devono essere considerate, obiettivamente, di natura fisiologica e limitate nel tempo.

Nuovo Report del World Gold Council

 

Il World Gold Council ha emesso un nuovo report che commisura le varie performances del prezzo dell’oro contro le principali valute durante il terzo trimestre del 2012. Il report approfondisce anche i riflessi sulle quotazioni del metallo giallo delle varie politiche monetarie messe in atto dalle Banche Centrali.

Contro il dollaro americano l’oro ha mostrato un guadagno dell’11,1% trimestrale per oncia, in risposta agli stimoli monetari della Fed. Le Banche Centrali hanno annunciato una continuazione delle loro politiche monetarie non-convenzionali, finalizzate a prestare denaro a tassi d’interesse estremamente contenuti e sostenere i mercati finanziari.

Tutti gli assets finanziari (tranne l’economia reale) hanno risposto positivamente agli impulsi monetari; la reazione dell’oro e’ stata la piu’ forte in assoluto. Il WGC ritiene che queste politiche spingano gli investitori a fare affluire capitali allocati in assets finanziari verso oro fisico con il fine di proteggere gli stessi dagli impatti inflazionistici di politiche monetarie ultra-espansive.

Il WGC stima che siano quattro i fattori principali che sosterranno le quotazioni del metallo giallo:

  • rischio inflattivo,
  • squilibri generali di medio termine nel commercio mondiale,
  • svalutazioni monetarie e incertezze sui mercati,
  • bassi tassi d’interesse.

Puoi approfondire il report del WGC, cliccando su questo link.

L’Agenzia di Rating statunitense, Moody’s Investors Service, ha deciso di mantenere per Madrid il rating Baa3 ovvero l’ultimo gradino prima di finire a livello junk (spazzatura). L’outlook comunque rimane negativo.

Negli Stati Uniti le vendite al dettaglio sono salite dell’1,1% a settembre, oltre le attese dei mercati che erano per un aumento dello 0,7%. Lo riferisce il Dipartimento per il Commercio. Le vendite sono state influenzate anche dall’aumento del 4,5% per l’elettronica spinte dall’uscita dell’ultimo modello di IPhone. Il +2,5% nei consumi di benzina riflette invece l’aumento dei prezzi presso le stazioni di servizio.

Le vendite di automobili in Europa calano ancora una volta a settembre con il risultato peggiore degli ultimi 12 mesi. Secondo i dati forniti dall’ACEA (l’associazione dei costruttori), le immatricolazioni nell’Europa a 30 (Ue piu’ Efta) hanno segnato una flessione dell’11% rispetto allo stesso mese del 2011. Si tratta del dodicesimo calo consecutivo e, come detto, del piu’ forte dell’anno. Nei primi nove mesi dell’anno 2012 la diminuzione e’ stata del 7,2%.

Migliora piu’ delle attese l’indice ZEW (indice di fiducia delle imprese) sulle condizioni dell’economia in Germania. In ottobre l’indice è risultato a -11,5 punti riducendo la sua posizione in negativo dal -18,2 di settembre e posizionandosi su un livello maggiore rispetto alla lettura del consensus di -15.

In Grecia decine di migliaia di cittadini sono scesi per le strade di Atene per protestare contro le nuove misure di austerita’ varate dal Governo di Samaras per concordare con la Troika (UE-BCE-FMI) una tranche di aiuti per 31,5 miliardi di Euro. Le proteste sono indirizzate contro le richieste di licenziamento di 15 mila dipendenti pubblici e le riduzione delle indennita’ di licenziamento in alcuni contratti privati.

Le misure imposte alla Grecia dalla Troika (tagli a tutto il servizio pubblico e alla spesa pubblica, privatizzazioni, allungamento eta’ pensionabile, aumento della pressione fiscale) hanno portato la nazione verso il baratro economico, politico e sociale.

L’economia cinese nel terzo trimestre e’ risultatata inferiore agli obiettivi di Pechino (+7,4%). Comunque gli analisti si attendono ulteriori allentamenti monetari che dovrebbero essere annunciati dopo il cambio della leadership politica che avverra’ proprio pochi giorni dopo le elezioni americane.

La correzione dell’Oro e’ priva di respiro perche’ senza alcun fondamento 

 

Traduciamo e riproduciamo un’intervista via web rilasciata da Michael Pento, Presidente di Pento Portfolio Securities. Pento analizza in modo accurato la situazione attuale sul mercato del metallo giallo. Ecco la sua analisi:

Ci sono due ragioni che giustificano l’attuale pressione al ribasso sul prezzo dell’oro: solo una delle due potrebbe essere legittima, l’altra e’ destituita di ogni fondamento.

Il Dipartimento del Lavoro ha annunciato in data 6 ottobre che le richieste di sussidi di disoccupazione sono calate di trentamila unita’ in settembre. Un dato che non si vedeva da quattro anni a questa parte. 

Puntualizziamo: a parte il fatto che i posti di lavoro creati negli ultimi anni sono tutti o quasi costituiti da contratti atipici, quindi part-time, a breve termine ecc.,  i mercati hanno percepito il dato come se questo potesse essere la causa innescante di un futuro eventuale rialzo dei tassi di interesse.

Dato che in giro vi e’ molta confusione intellettuale colgo l’occasione per spiegare  che un rialzo dei tassi di interesse non ha immediati riflessi negativi sul prezzo dell’oro, a meno che questi non abbiano un impatto reale sull’inflazione: ovvero che i tassi di interesse divengano positivi in termini reali, una volta depurati dal tasso inflazionistico.

 

Faccio un esempio:
il prezzo dell’oro aumento’ da $100 all’oncia nel 1976 a $ 850 nel 1980. Nello stesso periodo i Treasury Notes (Buoni del Tesoro decennali) incrementarono il proprio rendimento dal 7% al 12,5%. La ragione per cui il prezzo dell’oro aumento’ parallelaemente al rialzo dei rendimenti dei Treasuy Notes e dei tassi d’interesse  fu che il rendimento reale dei Buoni decennali  (la cosiddetta cedola) era inferiore al tasso inflazionistico.

Il Dipartimento del Lavoro mostro’ (nello stesso periodo) che il Consumer Price Index (Indice dei prezzi al consumo) aumento’ dal 6% nel 1976 al 14% del 1980. Inoltre, la Fed, capitanata da Arhur Burns e William Miller, continuo’ a tenere i tassi centrali sotto il livello inflazionistico incrementandoli dal 5% nel 1976 al 10,5% nel 1979 prima dell’arrivo del nuovo Presidente, Paul Volcker.

Pertanto, a scanso di ogni equivoco, chiariamo subito che il rialzo dei tassi d’interesse impatta negativamente sul prezzo dell’oro solo se questo supera il tasso d’inflazione. Se rimane sotto, cioe’ se i tassi d’interesse reali sono negativi (rispetto al tasso inflazionistico) il prezzo dell’oro non ne risente affatto e continua la sua corsa al rialzo parallelamente  ai tassi d’interesse che corrono all’insu’ (ma rimangono  negativi a livello nominale,  confrontati con il tasso d’inflazione).

Bernanke sa che il mercato del lavoro in USA e’ in continua contrazione e stagnazione. Percio’ non vedo una ragione plausibile perche’ decida di rialzare i tassi d’interesse dato che comunque ha deciso di tenerli schiacciati fino a meta’ del 2015.

Poi, ripetiamolo: un rialzo dei tassi d’interesse ha un riflesso negativo sul prezzo dell’oro solo quando questo e’ cosi’ repentino (o anche graduale) da superare effettivamente il tasso inflazionistico: allora, e solo allora, il prezzo dell’oro ritraccia al ribasso. 

In questo momento storico, non scorgo all’orizzonte neppure mezza  possibilita’ che Bernanke rialzi i tassi d’interesse.

Il prezzo dell’oro sta correndo da undici anni a questa parte: i tassi d’interesse reali sono negativi (sotto il livello inflazionistico) e le Banche Centrali li stanno ulteriormente schiacciando.

Gli investitori in Oro devono solo tenere d’occhio un dato: la direzione dei tassi di interesse reali. Fino a che questi continueranno a rimanere sotto il tasso d’inflazione, il metallo giallo rimarra’ all’interno della propria fase rialzista. Pertanto questa ragione del ritracciamento del prezzo dell’oro non ha alcun fondamento reale.

L’unica ragione che potrebbe essere legittima  e che quindi possa concretamente tenere sotto pressione il prezzo del metallo giallo, e’ l’avvicinarsi del Fiscal Cliff.

Mi spiego. Noi di Pento Portfolio Strategies riteniamo che i politici riescano a trovare un accordo bipartisan per evitare l’effetto combinato di tagli di spesa e aumenti delle tasse  e che comunque riescano a contenere i tagli di bilancio. Una contrazione delle spese troppo ampia causerebbe una grossa recessione negli USA; pertanto troveranno un compromesso tra tagli e prolungamento delle detrazioni fiscali.

Il deficit annuale degli USA e’ nell’ordine di mille miliardi all’anno (almeno nei recenti quattro anni). La Fed ha provveduto a espandere il suo bilancio di migliaia di miliardi per monetizzare il debito del governo e incrementare l’offerta di moneta. Se si arrivasse al compromesso di cui sopra, l’ammontare dei prossimi deficit potrebbe ridursi cosi’ come l’offerta di moneta.

Gli investitori devono ignorare i ridicoli dati sulla diminuzione delle richieste di sussidi di disoccupazione e focalizzarsi sul rapido deterioramento economico globale. L’austerita’ fiscale ha riflessi deflazionistici. Ma come dicevo, solo se i tassi d’interesse reali saranno positivi (superiori al tasso inflazionistico) ci potra’ essere una marcata correzione dei prezzi dell’oro.

Forse anche gli USA si avvieranno verso una parziale fase di austerita’ fiscale. Prudenza vuole che gli investitori, vista l’attuale rovinosa fase dell’economia mondiale, differenzino i loro risparmi investendone parte in oro fisico”.

Gli investori stanno migrando dagli ETF all’oro fisico

 

Il Capo Analista di mercato per i metalli preziosi, Cengiz Belentepe di Barclays, intervistato da Bloomberg ha dichiarato che numerosi investitori stanno migrando i loro investimenti allocati presso ETF specializzati sull’Oro optando direttamente per l’acquisto di metallo giallo fisico.

Secondo Barclays i prodotti ETF sull’oro stanno crescendo ma a un ritmo decisamente inferiore al periodo di riferimento 2004-2009; questo e’ dovuto al fatto che gli investitori preferiscono acquistare Oro fisico invece che puntare su prodotti come gli ETF esposti all’oro finanziario (paper gold).

Secondo Bloomberg i volumi degli ETP (sigla sotto cui si aggregano prodotti ETF, ETN ed ETC) sono aumentati del 9,6% quest’anno raggiungendo un record di 2.582,89 tonnellate metriche di metallo giallo. L’anno scorso sono cresciuti del 7,9% mentre nel 2010 del 19%. Nel periodo compreso tra il 2004 e il 2009, la crescita e’ stata del 35% (sempre secondo dati Bloomberg).

Belentepe, a proposito dei dati sopra esposti, dichiara:

la questione e’ tentare di capire le cause di questo rallentamento; ovvero se il fenomeno e’ solo momentaneo o se gli investitori stanno diventando piu’ esigenti e sofisticati avendo raggiunto una maggiore educazione finanziaria che li traghetta verso nuovi lidi, con le finalita’ di ridurre i rischi di controparte e i costi di gestione. 

Abbiamo clienti che vengono qui presso di noi e come primo passo acquistano ETF; poi come secondo passo chiedono delucidazioni su come funzionano i mercati, tentando di carpirne i segreti; al terzo passo investono direttamente in oro fisico e lo allocano presso il sistema finanziario – al quarto passo lo allocano addirittura all’esterno.

Noi di Barclays abbiamo appena aperto uno dei maggiori (per capienza) caveaux per lo stoccaggio di metalli preziosi, qui a Londra. Cerchiamo di intercettare i clienti che defluiscono dagli ETF, clienti che comprano oro e argento fisico e chiedono di poterlo allocare presso cassette di sicurezze e caveaux. E’ un flusso iniziato mesi or sono e non conosce soste”.

I prodotti ETF che puntano sull’oro hanno come rischio di controparte, per il cliente, l’eventuale default del fondo stesso. Ma gli ETF contraggono anche una serie di rischi con terze parti (“trustees” ovvero societa’ fiduciarie, “custodians bank” ovvero banche specializzate nelle gestione di assets finanziari di terzi ecc.).

Gli ETF pertanto contraggono rapporti finanziari con controparti finanziarie i cui meriti di credito sono alquanto instabili e difficili da giudicare. Se possiedono metalli preziosi possono allocarlo presso terzi, i quali possono a loro volta prestarli o  effettuare operazioni finanziarie azzardate ed esporsi a rischi sistemici. Il settore degli ETF in genere (ma in particolare quello dei metalli preziosi) e’ tuttora avvolto da una fitta opacita’.

Pertanto, i managers degli ETF possono anche gestire correttamente il loro fondo ma se contraggono rapporti finanziari con terze parti e queste non sono in grado di rifinanziarsi sui mercati per le piu’ disparate ragioni, rischiano di fallire trascinando nel loro default anche il fondo ETF che vanta crediti o prestiti nei loro confronti.

Grandi Managers di Hedge Funds e rispettati analisti e investitori come Marc Faber, David Einhorn e Kyle Bass hanno messo in guardia i risparmiatori circa i rischi sistemici a cui vanno incontro gli ETF e hanno espresso dubbi circa le loro riserve effettive detenute in oro fisico.

Kyle Bass ha addirittura messo in guardia da un potenziale default dell’intero COMEX (il mercato dei contratti futures di New York) a causa del fatto che molti ETF sul mercato a termine COMEX, aprono e chiudono posizioni in acquisto (long) e in vendita (short), non tenendo conto di un’eventuale richiesta di consegna fisica dell’oggetto del contratto da parte della controparte (hedgers).

Dato che gli ETF possiedono solo una frazione di metallo giallo che dichiarano, all’eventuale richiesta di consegna fisica degli Hedgers (i grandi acquirenti o venditori di oro fisico), dovrebbero precipitarsi sul mercato spot (contanti) e acquistare metallo giallo fisico per rispettare i termini contrattuali esponendosi cosi’ a un eventuale rialzo repentino del prezzo nel caso vi fosse un’improvvisa forte domanda di oro (e questo capita  molto spesso).

Questo potrebbe causare il default del fondo. Se un numero elevato di ETF dovessero precipitarsi contemporaneamente ad acqusitare oro fisico sul mercato spot (contanti) per rispettare i termini di consegna, potrebbero non essere in grado di trovare liquidita’ sufficiente per gli acquisti e andare in default, collassando anche il mercato a termine (futures).

Gli investitori piu’ sofisticati ed educati finanziariamente, non volendo assumere alcun rischio di controparte, preferiscono pertanto riversare i propri capitali direttamente in lingotti d’oro e monete da investimento.

 

 

Disclaimer: Non è data nessuna garanzia. Sei il solo responsabile per qualsiasi azione decidi di avviare sul mercato. Le informazioni sono fornite con intento sincero e secondo i nostri studi e metodologie.

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L'autore: Riccardo Gaiolini

Appassionato di mercati finanziari e di analisi tecnica intermarket, integro queste materie con lo studio della strategia geopolitica, estendendone i concetti in un’unica materia interdisciplinare.

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