Barometro Oro: 18.Giu.2013

L’oro ha aperto la settimana a $1.443,80 e ha chiuso a $1.357,00.
Al Comex di New York i contratti futures sull’oro per consegna giugno sono quotati a $1.357,60.

L’oro chiude in calo per la settima giornata consecutiva di trading sulla scia di un rafforzamento (rally) del Dollar Index, ai massimi da Agosto 2010.

Gli investitori si stanno riversando in massa sugli assets ad alto rischio sospingendo i listini azionari mondiali ai massimi storici. Le corpulente dosi di liquidita’ generosamente rilasciate dalle maggiori Banche Centrali stanno dando i loro risultati (sul versante finanziario-speculativo; non su quello dell’economia reale).

Ben Bernanke e la Fed con le loro politiche di allentamento quantitativo (lungi dall’aver sollevato l’economia statunitense dal baratro in cui era caduta con la crisi del 2008), hanno scatenato la febbre speculativa finanziaria a livello planetario. 

“Elicottero” Bernanke e i falchi della Fed sono persuasi che la continua crescita dei valori azionari sia indizio di salute e vigore dell’economia. Sono paragonabili a dei baristi che servono senza limite agli investitori americani e internazionali, un bicchiere dopo l’altro di profitti speculativi, con il risultato di aver assuefatto al vizio anche padri e nonni di famiglia.

Grandi fondi d’investimento, hedge funds speculativi, day traders; in USA tutti stanno ricorrendo all’indebitamento con aperture di linee di credito al fine di speculare sui mercati azionari. Proprio come successe all’apice della mega bolla speculativa della New Economy nel trienno 1997-2000.

Questa amministrazione finanziara “allegra”, d’altro canto, non e’ una novita’, essendo originata da leggi dei primi anni Ottanta del secolo scorso. Purtroppo prima o poi (piu’ prima che poi), l’intera nazione nordamericana si svegliera’ (e con essa tutto il pianeta) con addosso i tremendi postumi dell’ubriacatura.

La Fed ha stimolato oltre ogni misura la propensione al rischio e all’azzardo morale (moral hazard) degli investitori a livello globale.

L’oro e’ sospinto al ribasso verso i suoi minimi recenti. Il metallo giallo ha una forte correlazione con il dollaro americano che in questo lasso temporale si sta rafforzando grazie anche agli ingenti flussi di capitali esteri diretti verso i facili profitti di Wall Street. La debolezza dello Yen e dell’Euro hanno ulteriormente facilitato il rally del biglietto verde.

La domanda globale di oro fisico rimane robusta ma non riesce a contrastare la fuga degli investitori, soprattutto fondi ETF e ETP. Nel primo trimestre 2013 gli ETF hanno alleggerito i loro portafogli in oro di ben 177 tonnellate. La SEC (Security Exchange Commission) ha reso noto che la Soros Fund Management (del finanziere George Soros), tra gennaio e marzo ha ridotto le suo quote di partecipazione nel fondo ETF SPDR Gold Trust, un calo del 12% che segue il 55% dell’ultimo trimestre 2012.

Anche Blackrock e Northern Trust hanno dimezzato le loro quote nello SPDR Gold Trust.

Tra i Managers degli Hedge Funds, John Paulson e’ uno dei pochi a rimanere fedele al lingotto. la Paulson & Co. possiede ancora 21,8 milioni di quote dello SPDR Gold Trust, anche se ha diminuito la partecipazione azionaria in molte societa’ aurifere tra cui la Barrick Gold Corporation.

Lo shopping dei Cinesi

I paesi asiatici stanno sperimentando un incremento della domanda in oro senza precedenti. In Aprile l’India ha importato metallo giallo per oltre 7,5 miliardi di dollari americani. Lo scorso anno, nello stesso mese, l’import raggiunse “solo” i 3,1 miliardi di dollari.

Analisti presso Sprott Group hanno affermato che la Cina conteggia ufficialmente e statisticamente l’import di oro a livello di bilancia commerciale anche se il metallo giallo dovrebbe essere classificato a titolo d’investimento e non come bene o servizio. Quindi la Cina “riduce” deliberatamente a livello statistico il proprio avanzo commerciale, che sarebbe molto piu’ ampio se non conteggiasse anche l’oro in import.

Di recente una delle compagnie minerarie partecipata dallo Stato Cinese, la China National Gold, si sta apprestando a lanciare un’offerta d’acquisto sulle azioni della African Gold, una partecipata della Barrick Gold Corporation. Se l’accordo tra la Barrick e la China National Gold dovesse andare in porto, quest’ultima acquisirebbe il 74% delle azioni in possesso della Barrick divenendo l’azionista di maggioranza dell’African Gold, una compagnia mineraria aurifera attiva in Tanzania.

Ma lo “shopping” dei cinesi nel campo minerario aurifero non si ferma qui. Lo scorso anno i cinesi acquisirono la maggioranza azionaria dell’Australiana Norton Gold Fields per 240 milioni di dollari, mentre nell’aprile di quest’anno hanno effettuato un’offerta formale d’acquisto per un’altra compagnia Australiana, la Kalgoorlie Mining Co.

Ricordiamo che la Cina e’ gia’ ora il primo produttore al mondo di metallo giallo.

Bilancia commerciale in deficit in India, causa import di oro e argento

Nel mese di aprile il deficit commerciale dell’India e’ aumentato di oltre il 70% a causa delle forti importazioni di oro e argento, eclissando il miglioramento nelle esportazioni.

In aprile le importazioni sono cresciute del 10,9% rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 41,95 miliardi di dollari. L’impatto dell’aumento delle importazioni e’ dovuto al massiccio acquisto di oro e argento (l’India ha acquistato 7,5 miliardi di dollari in oro in aprile rispetto ai 3,1 miliardi di dollari nello stesso periodo dell’anno scorso).

Le importazioni di oro sono la causa principale del deficit delle partite correnti della grande economia indiana che e’ salito a un record del 6 – 7% del Prodotto Interno Lordo (confronto con il trimestre ottobre-dicembre 2012 – ultimo dato disponibile).

“L’aumento delle importazioni di oro e’ qualche cosa di sorprendente” ha affermato il Ministro per il Commercio Estero Indiano, S.R. Rao. “Non ci aspettavamo un balzo del genere” ha commentato Rao in una conferenza stampa tenutasi lunedi’.

Il Report trimestrale del World Gold Council

Il WGC ha emesso il report del primo trimestre del 2013. Le statistiche in esso contenute mostrano che la domanda globale di oro, nel lasso di tempo trimestrale preso in considerazione, e’ risultata essere in flessione (ma non per tutti i comparti, alcuni dei quali sono in crescita).

E’ una chiara indicazione che i fondamentali macroeconomici del metallo giallo sono robusti e inossidabili nel lungo termine.

Nella fattispecie riassumiamo brevemente il contenuto del report: 

– la domanda globale di oro nel primo trimestre 2013 e’ risultata in flessione del 13% rispetto al primo trimestre 2012, raggiungendo le 963 tonnellate;

– il prezzo dell’oro medio statistico trimestrale e’ risultato pari $1.632,00, in calo del 3% rispetto all’anno prima;

– la domanda per il settore della gioielleria (jewellry) e’ cresciuta del 12% su base annua raggiungendo le 551 tonnellate. In Cina l’incremento e’ stato del 19% (185 tonnellate) rispetto allo stesso periodo dell’anno, in India e in Medio Oriente l’incremento e’ stato del 15% e negli Stati Uniti, a sorpresa, l’incremento e’ stato del 6% (negli USA e’ il primo incremento nel primo trimestre annuale a partire dal 2005);

– la domanda inerente lingotti e monete da investimento e’ cresciuta in tutti i mercati di riferimento. In Cina la crescita e’ risultata essere del 22% su base annuale, in India del 52% e negli USA del 43%;

– le Banche Centrali hanno continuato nell’espansione dei propri acquisti di oro per le proprie riserve auree. Il primo trimestre del 2013 e’ risultato essere il settimo consecutivo in ascesa per quanto riguarda i programmi d’acquisto con un totale di 109 tonnellate acquisite sui mercati. Il settore riguardante gli acquisti da parte delle Banche Centrali rappresenta l’11% della domanda per un valore di $5,7 miliardi di dollari con volumi estremamente concentrati nei mercati emergenti. Rispetto l’anno scorso, comunque, si registra una lieve flessione del 5% su base trimestrale;

– si riscontra un lieve calo della domanda d’oro nel settore industriale (4% in meno rispetto all’anno precedente, calo causato dalla recessione economica globale); comunque la domanda per oro industriale e’ risultata essere di 102 tonnellate;

– nel primo trimestre di quest’anno l’estrazione totale di oro da miniere e’ in crescita del 4% rispetto lo scorso anno raggiungendo le 688 tonnellate. L’oro proveniente dal settore del recupero dei rottami e’ risultato in flessione del 4% rispetto il 2012. L’offerta totale e’ superiore dell’1% rispetto l’anno scorso. Il maggiore incremento nell’attivita’ estrattiva proviene dalle miniere della Repubblica Dominicana dove la Barrick Gold Corporation e’ attiva con il progetto estrattivo Pueblo Vejo, mentre la canadese Goldcorp e’ riuscita ad aumentare le estrazioni nella miniera di Panasquito in Messico. Anche la produzione in Cina e’ in aumento grazie agli afflussi estrattivi da parte di miniere di piccole e medie dimensioni, lo stesso si puo’ affermare per il Canada e Brasile. Invece declina l’offerta in Sud Africa, Peru’ e Ghana.

Jason Toussaint, chief executive officer del World Gold Council Trust Service (una controllata del WGC) ha affermato che “l’offerta di oro e’ aumentata ma l’attivita’ estrattiva di lungo periodo e’ limitata. L’attivita’ di estrazione dell’oro e’ un’attivita’ sempre piu’ problematica, costosa e difficile da affrontare finanziariamente e le scoperte di nuovi giacimenti sono sempre meno frequenti.”

 

 

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L'autore: Riccardo Gaiolini

Appassionato di mercati finanziari e di analisi tecnica intermarket, integro queste materie con lo studio della strategia geopolitica, estendendone i concetti in un’unica materia interdisciplinare.

1 COMMENTO

  1. Gli Americani sono pazzi , alcuni reports prevedono una crisi delle borse questa estate (quando tutti sono in vacanza) . Per quanto mi riguarda dopo aver acquistato oro e argento a prezzi di saldo , non mi muoverò neppure di un millimetro !

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