Barometro Oro: 24.Gen.2015

L’oro ha aperto la settimana a $1.280,30 e chiuso a $1.294,50.
Al Comex di New York, i contratti “futures” per consegna aprile 2015 sono quotati a $1.296,00.

Mercato toro per il metallo giallo – da almeno due mesi a questa parte – contro le principali valute mondiali.

Ci riferiamo alle quotazioni dell’oro contro Euro, Dollaro Canadese, Dollaro Australiano, Dollaro Neozelandese, Yen giapponese, Sterlina Britannica, Real Brasiliano, Corona danese, Corona Norvegese, Corona Svedese e Dollaro di Singapore.

Le quotazioni del metallo giallo hanno raggiunto i massimi da cinque mesi a questa parte anche contro il biglietto verde, attestandosi in area $1.308,00, prima di stabilizzarsi sotto la soglia dei $1.300,00 per oncia nel fine settimana.

Nelle ultime settimane di trading l’oro si e’ portato da quota $1.170,00 a $1.200,00; successivamente ha sfondato al rialzo la barriera fondamentale posta a $1.240,00 decollando successivamente oltre quota $1.300,00.

A livello tecnico l’oro e’ in fase rialzista anche contro il dollaro (avendo sfondato la media mobile a 20 settimane) ma, fattore ancora piu’ importante, l’oro ha rotto al rialzo la banda “superiore” di Bollinger:

GOLDBOLLINGERBAND

Il 2015 sara’ – con ogni probabilita’ – l’anno di “fuoriuscita” dal ciclo minimo quadriennale per l’oro; ciclo iniziato all’apice delle quotazioni del metallo giallo, nel settembre 2011, quando l’oro tocco’ il suo massimo storico a $1.920,00 per oncia.

Durante il mini-ciclo ribassista all’interno del mercato toro secolare, gli investitori Occidentali hanno evitato di investire nel metallo giallo; per converso, investitori avveduti (soprattutto in Cina e in India) si sono giovati di prezzi in calo per fare incetta di lingotti e monete d’oro da investimento.

Maggiori acquirenti di oro sono state anche le Banche Centrali che si sono avvalse dei prezzi a sconto per accrescere le proprie riserve auree al fine di evitare un’eccessiva esposizione verso le principali valute mondiali.

Il trend pero’, si sta invertendo rapidamente anche in Occidente.

Gli investitori Occidentali ritornano a investire in oro e in azioni del settore aurifero, in fondi specializzati nell’investimento di oro e argento fisici e in ETF.

Nel grafico sotto, il rialzo dell’indice XAU (Philadelphia Gold and Silver Index, ovvero l’indice azionario delle sedici maggiori societa’ del settore minerario aurifero) e’ in netto rialzo.

XAUINDEX

Il fondo canadese CEF (Central Fund Of Canada), che investe direttamente in oro e argento fisico, e’ altresi in rapido rialzo (grafico sotto).

CEFFUND

L’ETF GDX Market Vektors Gold Miners e’ in perfetta e concomitante ascesa con l’indice XAU e il CEF di cui sopra (grafico sotto).

GDXMARKETVEKTORS

Giovedi’ il Consiglio Direttivo della BCE ha varato il preannunciato “quantitative easing”: per ragioni di spazio, ci riserviamo di analizzare in dettaglio il piano della manovra e i suoi effetti sulla sfera economica e valutaria in un articolo infrasettimanale.

Ti ricordo che questa domenica si terranno le elezioni politiche in Grecia: come scrivevamo, le prossime due settimane saranno decisive per comprendere le sorti della Grecia e dell’Eurozona.

Difficile fare previsioni: non mi piace fare pronostici nel “breve termine”.

Mi sento pero’ in dovere di dire che nei prossimi mesi potremmo assistere a delle “turbolenze” finanziarie causate da instabilita’ sociale, politica ed economica che scaturiranno proprio dall’Eurozona; instabilita’ che potrebbero prolungarsi per lunghi mesi a questa parte, nonostante il disperato tentativo della BCE di indebolire l’Euro per rilanciare la produttivita’ tramite il settore delle esportazioni ed evitare una pericolosa deflagrazione dei debiti pubblici delle cosiddette “aree periferiche” dell’Europa (Grecia, Italia, Portogallo e Spagna).

I “DANNI COLLATERALI” DELLA MANOVRA DELLA BNS

In settimana abbiamo dato conto della prima “grande vittima” della manovra della Banca Nazionale Svizzera (epicentro di un sisma di portata globale) diretta ad “abbandonare” il “cambio fisso” (peg) a 1,20 tra Euro/Franco, ovvero la bancarotta del fondo ultraspeculativo Large Everest Capital di Mirko Dimitrevijc.

Nell’articolo infrasettimanale scrivevamo che le perdite finanziarie della mossa della BNS NON si fermano al fondo di Dimitrijevic; non vi sono stati altri clamorosi fallimenti ma i “danni” finanziari non si limitano a un fondo speculativo bensi’ riguardano una serie di “perdite” a livello di fondi finanziari globali.

Il sito dell’Indipendent, per esempio, ha appena scoperto che la IG GROUP (una societa’ finanziaria britannica, leader nella contrattazione di derivati finanziari e quotata al London Stock Exchange), ha “sofferto” perdite finanziarie per 30 milioni di Sterline a causa della decisione della BNS; la societa’ ha riferito che le perdite riguardano i capitali di poche centinaia di clienti.

Un’altra vittima del terremoto innescato dalla BNS e’ il broker americano FCMX che ha rivelato di essere stato costretto a indebitarsi per almeno 300 milioni di dollari americani per il “salvataggio” della consociata casa d’investimento Leucadia National (proprietaria di varie case di brokeraggio, tra cui il broker Jefferies).

Per “salvare” Leucadia National, FCMX ha dovuto contrarre un prestito a interesse del 10% annuale che potra’ crescere, entro tre anni, sino al 17%; il costo dell’indebitamento per il “salvataggio” della Leucadia National, potrebbe raggiungere anche i 500 milioni di dollari alla termine del “prestito”.

Sembra che anche la banca danese SAXO abbia sostenuto perdite rilevanti dalla mossa della BNS, anche se SAXO stessa assicura che la sua posizione finanziaria non e’ in pericolo.

Javier Paz, Senior Analyst per le gestioni patrimoniali presso Aite Group, ha fatto una rivelazione “sconvolgente” riguardo alle perdite finanziarie mondiali derivanti dalla risoluzione della BNS:

“I riflessi finanziari negativi della decisione della BNS di abbandonare il cambio fisso tra Franco ed Euro saranno conosciuti nella loro reale ed effettiva portata solo tra diversi mesi, ancora non e’ emerso quasi nulla ma le perdite finanziarie prodotte sono assai consistenti; in effetti e’ come se fosse deflagrata una bomba nucleare con relativa reazione a catena, con tutto quel che ne consegue, piuttosto che una bomba convenzionale da 1.000 chili!”

MONETE IN ARGENTO “AMERICAN EAGLE”: UN’ALTRA SETTIMANA DI FORTI ACQUISTI!

Nella nostra rubrica di settimana scorsa, davamo conto dei forti acquisti di monete in argento American Eagle nei primi due giorni di contrattazioni di quest’anno, dopo che la Zecca USA aveva sospeso le forniture per “problemi d’inventario”.

In soli due giorni erano state acquistate 3,6 milioni di once in argento delle famose monete Aquila americana, contro le 4,7 milioni di once acquistate nell’arco di gennaio 2014 (in un mese).

Ebbene: dal 16 al 20 gennaio sono state acquistate altre monete in argento, portando il totale di once vendute al 20 di questo mese a 4 milioni 656 mila, rispetto ai 4 milioni e 775 mila del mese di gennaio dello scorso anno! (Grafico sotto).

2015SILVEREAGLEJAN

E’ probabile che entro fine del mese di quest’anno le vendite di “American Eagle” si attestino sulle 5 milioni e 500 once, raggiungendo anche le 6 milioni di once vendute nel solo mese di gennaio.

 

 

Disclaimer: Non è data nessuna garanzia. Sei il solo responsabile per qualsiasi azione decidi di avviare sul mercato. Le informazioni sono fornite con intento sincero e secondo i nostri studi e metodologie.

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L'autore: Riccardo Gaiolini

Appassionato di mercati finanziari e di analisi tecnica intermarket, integro queste materie con lo studio della strategia geopolitica, estendendone i concetti in un’unica materia interdisciplinare.

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Quando ho sentito questa notizia sono sobbalzato dalla sedia.

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