Barometro Oro: 18.Lug.2015

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Quotazioni di oro e argento espresse in dollari americani,  in netto ribasso questa settimana.

Il metallo giallo e’ precipitato verso area $1.130,00 mentre l’argento e’ piombato in area $14,90 – $14,80.

L’attivita’ speculativa ribassista, al Comex di New York (il mercato dell’oro finanziario), ha registrato picchi che non si vedevano da anni (tabella sotto).

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La Commodity Futures Trading Commission (l’ente che regola l’attivita’ dei mercati a termine – futures – in USA), rilascia settimanalmente un rapporto denominato “Commitment of Traders (COT).

Si tratta di un rapporto che mostra le posizioni contrattuali  principali che stanno prendendo i piu’ importanti 20 o piu’ operatori (speculatori ed “hedgers”) che praticano i mercati a termine delle materie prime.

Nella tabella che abbiamo esposto puoi notare che, alla data del 07/07/2015 gli operatori dei mercati a termine hanno aperto ben 108.411 contratti per vendita a termine di oro fisico (short positions); le posizioni “corte” (vendita) erano ben il 48% di tutti i contratti a termine aperti.

Per fare un confronto: il 6 settembre 2011, mentre le quotazioni dell’oro giungevano quasi ai massimi storici ($1.895,00), i contratti speculativi in vendita a termine erano solo 4.980 (il 2,4% di tutti i contratti aperti) contro 202.824 contratti speculativi in acquisto a termine (tabella sotto).

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E’ una situazione che, razionalmente e a livello logico, appare inspiegabile.

Mentre si sgonfia la bolla speculativa azionaria in Cina, il Governo Greco accetta ulteriori misure di austerity che provocheranno un inasprimento della recessione e l’esplosione del debito pubblico, privato e con l’estero, Ucraina, Argentina, Venezuela,  PortoRico sono sull’orlo del default o dell’iperinflazione, l’incertezza geopolitica (Ucraina e Russia, Siria, Egitto, Tunisia, Libia, Yemen, Turchia ecc.) e’ alle stelle, gli speculatori puntano su un ribasso delle quotazioni di oro e argento.

Per quale motivo le banche e gli speculatori che dominano il mercato al Comex, hanno assunto, in questo momento storico, un numero cosi’ elevato di contratti di vendita a termine di oro fisico?

Cioe? Per quale motivo puntano sul ribasso del prezzo dell’oro, invece che in un suo rincaro, proprio in un momento di turbolenze finanziarie, economiche e geopolitiche?

Lascio a te tentare di dare una spiegazione a quanto sta accadendo.

Ogni commento e’ ben accetto.

Diamo un’occhiata al comparto delle azioni minerarie aurifere e argentifere.

L’indice XAU (Philadelphia Gold & Silver Index) e’ composto dalle azioni 30 societa’ internazionali del settore minerario aurifero e argentifero.

Quest’indice azionario e’ stato costituito nel dicembre del 1983.

Lo XAU/GOLD RATIO e’ il rapporto tra la quotazione dell’indice XAU e il prezzo dell’oro.

Alla chiusura delle contrattazioni, il 15 luglio, il rapporto XAU/GOLD era risultato essere pari a 0,051, il piu’ basso rapporto da 31 anni a questa parte!

In effetti, come puoi vedere, il rapporto XAU/GOLD RATIO attraversa una trendline discendente (bearish trendline) da almeno 4 anni.

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Le quotazioni delle azioni minerarie del settore aurifero e argentifero, sono del resto vicine ai minimi storici.

Diamo un’occhiata al grafico sotto che prende in considerazione simultanea il prezzo dell’oro e le quotazioni dello XAU.

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Il 15 luglio, lo XAU chiudeva a quota 59; negli ultimi 31 anni, solo due volte lo XAU ha chiuso sotto quota 59 (a 49 nel 1998 e a 42 a fine 2000).

In genere, nei punti di svolta primari, e’ il settore aurifero ad anticipare le quotazioni dell’oro anche se le eccezioni sono numerose.

Il ciclo minimo quadriennale del mercato dell’oro, ha intaccato in misura maggiore i relativi indici azionari rispetto alle quotazioni del metallo giallo; a livello personale, ritengo che, l’indice XAU, nelle prossime settimane di trading possa indebolirsi ulteriormente, magari scivolando sotto quota 45 (avvicinandosi a quota 40, proprio come nel 2000), per poi ripartire al rialzo da settembre di quest’anno.

DECRESCE L’ATTIVITA’ ESTRATTIVA DI ORO NEGLI USA

L’attivita’ di produzione/estrazione di oro fisico, negli USA, e’ in calo a partire da dieci anni a questa parte.

Il 2014 e’ stato uno degli anni con i ritmi estrattivi piu’ bassi (tabella sotto) di tutta l’ultima decade, ma, secondo i dati relativi al primo trimestre 2015, quest’anno, l’attivita’ estrattiva, potrebbe subire un calo addirittura peggiore dell’anno precedente.

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Come puoi notare dalla tabella sopra, le produzione mineraria di oro, in USA, ha subito un’accelerazione al ribasso nel 2014; su dieci anni considerati, a livello statistico, solo due sono risultati positivi a livello estrattivo.

Gli Stati Uniti producono il 10% dell’estrazione globale di oro fisico e risultano essere il quarto produttore a livello globale.

Le proiezioni geologiche estrattive ci indicano che, il 2014 oppure il 2015, dovrebbero essere gli anni in cui sara’ toccato il picco dell’oro (peak gold); nelle prossime decadi, dovremmo assistere a un sempre piu’ marcato calo estrattivo.

Ma, il crollo della produzione aurifera, negli USA, potrebbe anche mostrarci che, il picco dell’oro e’ gia’ stato superato gli anni scorsi, e la riduzione dei ritmi estrattivi potrebbe essere gia’ iniziata.

Il primo trimestre 2015, ha visto un pronunciato calo nella produzione di oro in USA, rispetto ai rispettivi trimestri dei due anni precedenti (tabella sotto).

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Come puoi notare, nei primi tre mesi di quest’anno, il totale delle once estratte negli USA e’ pari a 1,54 milioni, in calo del 7,5% rispetto al primo trimestre 2014; il calo rispetto ai primi tre mesi del 2013, e’ addirittura del 12%.

Inoltre, per ogni singolo mese, sono state estratte meno once rispetto agli stessi mesi dei due anni precedenti.

Cio’ e’ dovuto anche al fatto che, una delle maggiori compagnie minerarie statunitensi (Allied Nevada), ha dichiarato bancarotta (Chapter 11 Bankruptcy Code) e, nonostante non abbia chiuso tutte le attivita’ estrattive in quanto continua a operare come societa’ il “liquidazione” , non sara’ in grado di estrarre ulteriore oro fisico dalle miniere USA.

Conclusioni per gli investitori.

Il calo della produzione di oro negli USA, e’ un riflesso del deperimento globale dell’attivita’ estrattiva aurifera a livello globale.

Mentre Governi e Banche Centrali  e Banche Commerciali di tutto il pianeta, conducono una lotta senza quartiere alle tendenze deflazionistiche globali, iniettando cartamoneta elettronica e moneta creditizia nel sistema, la produzione globale di oro, tende, in modo lento ma progressivo, al calo.

Nei prossimi anni, andremo incontro a una contrazione progressiva dei ritmi estrattivi globali di oro; forse, questo periodo che stiamo vivendo, e’ l’ultima, GRANDE occasione, per acquistare oro fisico da investimento a buon mercato (leggi: a prezzi di sconto).

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L'autore: Riccardo Gaiolini

Sono appassionato di mercati finanziari e di analisi intermarket. Amo integrare queste materie con lo studio della strategia geopolitica. Seguimi anche sul mio blog personale: newenergyhorizons.com

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