Sarà il Venezuela il banco di prova per le criptovalute nazionali?

Il Venezuela ha dichiarato l’intenzione di voler coniare una cripto-valuta garantita dalle riserve di oro, diamanti e petrolio della nazione. La Russia pensa di fare la stessa cosa.

Proviamo a capire le implicazioni di questa scelta.

Gli Stati Uniti continuano ad inasprire le sanzioni economiche ed a perseverare nel colpire chiunque osi minacciare lo status quo del sistema monetario attorno cui il mondo stagna da un decennio: quello del petro-dollaro.

A protezione di quest’ultimo, Washington ha dedicato l’intero orientamento della sua politica estera, puntualmente assistita dalla schiera di istituzioni sue simpatizzanti: FMI e World Bank.

Nel corso degli ultimi decenni, gli USA non si sono nemmeno fatti particolari problemi nello scomodare l’esercito in nome della causa del petro-dollaro: piuttosto che elencare i conflitti sponsorizzati da questo paese, basta buttare un occhio ai bilanci da mezzo trilione l’anno approvati in favore delle loro forze armate per intuire il fondo di verità su cui si poggia questa affermazione.

Per chi è assoggettato al dollaro, di conseguenza, il difficile non è come uscire dal mondo dorato del dollaro, quanto far rispettare le propria decisione.

Basta infatti utilizzare un qualsiasi altro mezzo di scambio diverso dal dollaro per scatenare una serie sconfinata di ripicche – di intensità variabile ­– che spaziano dalle sanzioni (Iran) all’occupazione militare (Iraq).

A causa dell’intensità ed imprevedibilità di queste reazioni l’unico modo per sopravvivere ad una simile decisione, per quei governi abbastanza coraggiosi da opporsi, non è tanto l’alzare la voce o ricorrere al confronto militare, bensì  l’affinare le proprie capacità in politica monetaria e l’affabilità nei campi di diplomazia e politica.

Diretti verso un cripto-gold/oil standard?

Applicazione esemplare di quanto appena affermato è il diabolico piano messo a punto da Pechino per introdurre il petro-yuan e bypassare con eleganza il biglietto verde: futures petroliferi in yen scambiabili in oro, un enorme magazzino di stoccaggio aureo, zone economiche speciali ed un massiccio piano infrastrutturale per supportare il commercio intercontinentale.

A questo già complesso piano, vanno ad aggiungersi, in un panorama monetario internazionale fin troppo movimentato, due nuove componenti che potremmo chiamare cripto-Rublo e cripto-Bolivar.

Se la Russia si è già schierata in favore della blockchain sostenendone la ricerca tecnologica, promuovendo le attività di mining di Bitcoin e prevedendo anche la possibilità di istituire una BRICS-coin valida come mezzo di pagamento fra i paesi BRICS, il Venezuela si è spinto oltre: arrestare la spirale iperinflazionistica in cui l’intero paese è precipitato, emettendo una nuova valuta crittografata garantita dalle immense riserve di petrolio venezuelane.

Ma la creazione di cripto-valute garantite da un bene fisico (oro, petrolio e diamanti nel caso del cripto-Bolivar; petrolio e gas naturale nel caso della Petro-coin russa) che possano poi essere liberamente scambiate con una cripto-valuta nazionale (il cripto-Rublo) potrebbero giocare un ruolo ben più incisivo del semplice promuovere l’adozione della blockchain a livello istituzionale.

L’introduzione di queste cripto susciterebbe automaticamente l’interesse e la simpatia di numerose imprese originate dal fatto che queste nazioni si mostrerebbero in grado di garantire il commercio [leggi: possibilità di profitto] anche in caso di forti pressioni esterne [leggi: USA].

Un importante segno di stabilità ed indipendenza che, tra l’altro, renderebbe la politica monetaria nazionale open-source e facilmente prevedibile, abbassando le probabilità che le aziende vengano colte alla sprovvista da improvvisi capricci della Banca Centrale.

Che siano poi criptovalute spalleggiate da un bene fisico come il petrolio, permetterà alle piccole e medie imprese operanti nel settore di poter proseguire il loro business anche in presenza di sanzioni: l’accesso al mercato rimarrebbe garantito e, preservando la competizione nello stesso, le transazioni potranno avvenire senza intermediazione di soggetti privati o meccanismi proprietari a fare da ostacolo. [ lo SWIFT americano].

Se queste Petro-coin saranno poi convertibili nella rispettiva moneta nazionale, in cripto-rubli ad esempio, questo potrà solo giovare alla liquidità del progetto ed al suo successo.

Perché quanto anticipato accada, il mondo è in attesa di un massiccio trasferimento di fiducia che dall’orbita statunitense scivoli in quella delle economie euro-asiatiche: Cina e Russia in primis.

I frutti dell’isolazionismo USA

Se la cosa fosse sfuggita di vista, negli ultimi mesi ogni scelta effettuata dalla presidenza Trump, come ogni tweet pubblicato dal capo di stato americano, sono equivalsi a dei colpi di accetta sferrati contro i legami esistenti con i pochi alleati rimasti agli USA.

L’inasprimento delle sanzioni russe ha reso più scontenti i governi europei che hanno cominciato timidamente a reclamare più indipendenza dall’alleato americano; l’uscita dall’accordo sui migranti ha posto l’amministrazione a stelle e strisce in una posizione di svantaggio in ogni sede di negoziazione internazionale; il riconoscimento di Gerusalemme capitale di Israele ha, infine, inviso Washington anche agli occhi dei suoi alleati più stretti nella regione, vale a dire Arabia Saudita e Giordania.

Dal canto suo, Putin va invece peregrinando per tutto il Medio Oriente che conta: va ad elogiare l’esercito in Siria [ritirandone una parte], stringe accordi economici con l’Egitto, porta l’Iran a richiedere l’ingresso nell’Unione Economica Eurasiatica sponsorizzata dalla stessa Russia, ribadisce per la quinta volta quest’anno i legami strettissimi fra Ankara – alleato NATO – e Mosca.

Chi poteva pensare subito dopo la notizia dell’abbattimento di un velivolo russo per opera di un caccia turco, quel lontano giorno di ottobre di due anni fa, che queste due nazioni potessero un giorno ritrovarsi così vicine?

Non solo: la notizia che il Sudan abbia chiesto ufficialmente di installare una base militare permanente russa nel Paese è tutto dire: Egitto, Sudan e Gibuti [ricordi la base cinese?] sono tutti schierati sulla costa occidentale del Mar Rosso e, se a Mar Rosso avessi, come penso, già associato l’espressione One Belt One Road, a questo punto ti si saranno drizzati i capelli in testa!

Il vento sta già cambiando ed il sistema monetario è ormai pronto ad un cambio sistemico.

La domanda è: lo sei anche tu?

Ci vediamo dall’altra parte.

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Disclaimer: Non è data nessuna garanzia. Sei il solo responsabile per qualsiasi azione decidi di avviare sul mercato. Le informazioni sono fornite con intento sincero e secondo i nostri studi e metodologie.

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4 COMMENTI

  1. Non credo che ci vediamo dall’altra parte………. da questa parte tira soltanto vento e non sempre……. dall’altra volano gli schiaffi !! il Venezuela? mi fa ridere la cosa …. non hanno più riserve ….. che garantisce ? e con cosa ? Vedo invece che sulla criptovaluta gli avvoltoi Bostoniani che continuano ad ammassarsi per il prossimo banchetto ………Mah !!

  2. E’ una mia impressione, o tutta questa convinzione sull’oro sta un po’ scemando?

    • Ciao Ermete,

      cosa ti fa credere che stia scemando?

  3. Come vedo su deshgold non si parla più di oro ma ormai cavalcano l’onda delle criptovalute inquanto penso che neanche loro,sappiano che pesci pigliare. Con tutto il rispetto per il vostro lavoro.

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