Perchè Trump è il miglior alleato di chi investe in oro

Il 25 Febbraio 2017 è apparso su Forbes uno scioccante articolo che abbiamo scoperto solo oggi e che mostra chiaramente perchè Donald Trump da qui ai prossimi mesi possa diventare il miglior alleato degli investitori in oro di tutto il mondo.

Forbes è una delle riviste più importanti e più lette d’America. Ciò che arriva su Forbes arriva a milioni di persone in tutto il mondo.

E il messaggio racchiuso in questo articolo, che da questo momento trovi tradotto qui in esclusiva su DeshGold, è un messaggio che (per chi sa leggere fra le righe e fra i vari tecnicismi utilizzati) sta ad indicare un possibile enorme impatto nel mercato dell’oro che può avvenire in ogni momento sotto l’amministrazione Trump.

Nel corso della storia ci sono stati già molti casi in cui il prezzo dell’oro si è rivalutato in una sola notte di decine di punti percentuali per una decisione politica.

Leggi fino in fondo questo articolo e capirai perchè questo potrebbe star andando a succedere ancora una volta, proprio nei tempi che stiamo vivendo oggi…

Durante il discorso del Presidente Trump che si  è tenuto allo CPAC è stata fatta quella che potrebbe essere l’osservazione più intrigante:

“La cooperazione globale, venire a patti con gli altri Paesi, collaborare con altri Paesi è una cosa buona. Ma non esiste un’emozione globale, una moneta globale o una bandiera globale. Io sto rappresentando gli Stati Uniti d’America”.

In questa frase c’è acuta sottigliezza che potrebbe forse trasformare la nostra vita, l’America e il mondo. Nessuna “moneta globale?” Era questo, con la poetica osservazione che “non c’è una bandiera globale”, solo un tropo? Oppure contiene forse un portento politico dall’elevato impatto potenziale sui mercati finanziari?

Vediamo.

Al momento c’è una valuta virtuale. Si chiama “dollaro USA”.

La maggior parte degli scambi commerciali internazionali avviene in dollari. Il sistema monetario internazionale di Bretton Woods ha investito il dollaro, che è stato poi definito e (internazionalmente) reso legalmente convertibile in oro a $35/oz, con lo status di valuta globale.

L’allora ministro della finanza francese, poi divenuto presidente Valéry  Giscard d’Estaing ha definito lo stato del dollaro come “valuta di riserva”. Il suo status, insieme all’oro, come valuta globale – un “esorbitante privilegio”.

Con questo termine d’Estaing stava alludendo al fatto che, come riassunto da Wikipedia, “Come spiegato dall’economista americano Barry Eichengreen: Agli uffici ministeriali costa solo pochi centesimi produrre una banconota da $100, ma gli altri Paesi devono vendere $100 di beni per ottenerne una.”

Questo privilegio, che aveva molto senso specialmente nel periodo immediatamente dopo la seconda guerra mondiale, è diventato una maledizione.

Nel 1971 il Presidente Nixon, sotto l’influenza del suo Segretario del Tesoro John Connally, “sospese temporaneamente la convertibilità del dollaro in oro.” Questa chiusura divenne duratura invece che rimanere temporanea. Il dollaro diventò, e rimane oggi, la valuta globale.

Quello che era un “esorbitante privilegio” è diventata un’esorbitante responsabilità.

Così come il mio ex collega John D. Mueller, dell’Ectics and Public Policy Center, ex economista e capo di Jack Kemp, che scrive nel Wall Street Journal, il vero problema che ha Trump a riguardo del commercio è il denaro:

Un sistema monetario basato su una valuta di riserva non è sostenibile dal momento che le riserve straniere ufficiali di dollari (ad esempio) vengono acquisite e rimborsate in beni. In altre parole, l’aumento delle riserve di dollari ufficiali equivale alle esportazioni nette del resto del mondo. Il che implica che ci deve essere un uguale deficit internazionale di pagamenti dell’America – una situazione insostenibile.

In altre parole, se il Presidente Trump spera di risolvere il deficit commerciale dell’America (bilanciato alla perfezione, ovviamente, con un surplus di conti di capitale) scoprirà che permettere al dollaro di essere usato come valuta globale è il vero problema economico nascosco.

L’onere del dollaro come valuta internazionale di riserva, non la manipolazione da parte dei nostri partner commerciali o altri malintenzionati, occupa il ruolo del vero malvagio nel melodramma in corso sui posti di lavoro.

La colonna del Wall Street Journal di Mueller elenca le tre opzioni a disposizione del Presidente Trump:

La prima, nascondersi sotto l’attuale “standard del dollaro”, una posizione sostenuta da stranieri rassegnati e da alcuni nostalgici americani, tra cui Bryan Riley e William Wilson della Heritage Foundation e James Pethokoukis dell’American Enterprise Institute.

Seconda, far diventare l’International Monetary Fund una banca centrale mondiale che emette cartamoneta (per es. diritti speciali di prelievo) — così come proposto nel 1943 da Keynes, dal 1960 da Robert A. Mundell, e nel 2009 da Zhou Xiaochuan, governatore della Banca Centrale Cinese. Svantaggi: questo tipo di standard è altamente politico e l’assegnazione di diritti speciali di prelievo è essenzialmente arbitrario, in quanto l’FMI non produce alcun bene commerciale.

Terza, adottare un moderno gold standard internazionale, come proposto negli anni ’60 da Rueff e nel 1984 e dal suo protégé Lewis E. Lehrman …e poi dal repubblicano Jack Kemp.

 

Nascondersi, naturalmente, sarebbe del tutto antitetico alla promessa di Trump di rendere l’America nuovamente grande [Make America Great Again].

Distruggerebbe il suo cruciale impegno di far crescere l’economia del 3% — molto di più che negli scorsi 17 anni  — che sarà anche la ricetta per la creazione di posti di lavoro e per aumentare la mobilità del reddito verso i lavoratori.

È anche l’ingrediente essenziale per equilibrare il bilancio federale ricostruendo le infrastrutture e militari.

Trasformare l’IMF in una banca centrale mondiale sarebbe, naturalmente, un anatema al nazionalismo economico di Trump.

Subordinare il dollaro all’SDR dell’IMF sarebbe equivalente di abbassare la Vecchia Gloria [bandiera USA] per far posto in cima ad ogni palo alla bandiera delle Nazioni Unite. Impossibile con un’amministrazione Trump.

Questo lascia alla terza opzione, “adottare un gold standard moderno e internazionale, come proposto negli anni ’60 da Rueff e nel 1984 dal suo protégé Lewis E. Lehrman … e poi il repubblicano Jack Kemp” (di cui sono consigliere dell’omonima fondazione).

A questo dovrebbe essere aggiunta, come ha astutamente osservato Nathan Lewis su Forbes.com, la rimozione delle barriere fiscali e normative all’uso dell’oro come moneta.

Come ho ripetutamente osservato, Donald Trump mostra una forte affinità con l’oro. Ed ha anche mostrato un’intuitiva comprensione di come il gold standard fosse fondamentale per aver reso l’America grande:

Donald Trump: “Avevamo una nazione veramente solida perché basata sul gold standard,” ha detto alla televisione WMUR nel New Hampshire a marzo dell’anno scorso. Ma ha detto che sarebbe difficile ripristinarlo perché “non abbiamo oro. Altri posti hanno l’oro.”

Il commento di Trump a GQ: “Riportare in opera il gold standard sarebbe molto difficile, ma diamine, sarebbe meraviglioso. Avremmo uno standard su cui basare i nostri soldi.”

Trump è stato male informato quando dice che “non abbiamo oro. Altri posti hanno l’oro.” Infatti, gli USA, la Germania e l’IMF insieme hanno più oro che il resto del mondo combinato insieme, e l’America ne ha di più della Germania e dell’IMF messi insieme.

Abbiamo l’oro. Riportare in auge il gold standard non sarebbe difficile da fare.

L’intuizione unica di Trump per cui “Avevamo una nazione veramente solida perché era basata sul gold standard” non sono parole banali. E’ vero. E come ho detto altrove:

Marc Levinson scrivendo di recente sul Wall Street Journal ha fornito un punto di vista molto pessimista per il Sogno Americano, “Perché l’economia non ruggisce più: la lunga crescita avvenuta dopo la Seconda Guerra Mondiale ha lasciato gli americani con aspettative irrealistiche, ma non si tornerà a quell’inusuale Golden Age [Età dell’Oro]” ha scritto.

“Le persone che avevano pensato di essere condannate a rimanere contadini nella cintura di cotone dell’Alabama o lavoratori a giornata nel tacco dello stivale italiano trovarono opportunità che non avrebbero mai immaginato.

I francesci chiamano questo periodo les trente glorieuses, i 30 gloriosi anni. I tedeschi parlano di Wirtschaftswunder, il miracolo economico, mentre i giapponesi, più modestamente, l’hanno chiamata l’“era di alta crescita economica.” Nei Paesi in cui si parla inglese, si chiama più comunemente Età dell’Oro.

[…]

“L’Età dell’Oro è stato il primo periodo di sostenuta crescita economica nella maggior parte dei Pesi dagli anni ’20. Ma è stato costruita su molto più di una semplice domanda fittizia o dallo stimolo dei baby boomers postbellico. Una crescita della produttività senza precedenti in tutto il mondo rese possibile l’Età dell’Oro. Nei 25 anni che finirono nel 1973, l’ammontare prodotto in un’ora di lavoro era quasi raddoppiato negli USA e in Canada, triplicato in Europa e quintuplicato in Giappone.

[…]

“Da quando l’Età dell’Oro è terminata tra le pompe di benzina nel 1973 [crisi energetica], i leader politici di ogni Paese ricco hanno insistito che con le giuste politiche si sarebbe potuti tornare a quegli entusiasmanti giorni. Gli elettori che sono stati addestrati ad aspettarsi che i loro leader possano offrire qualcosa di più dell’ordinario rischiano di trovare la realtà deludente”.

Levinson, il cui articolo utilizza l'”Età dell’Oro” come leitmotif, non è stranamente riuscito a fornire la connessione, tantomeno ad esplorarla, tra il fatto che l’epoca che chiama l'”Età dell’Oro” sia correlata proprio con l’America (ed il mondo) sussistere sotto la forma del gold standard, noto anche come sistema Bretton Woods. (Bretton Woods aveva la peculiarità di usare il dollaro come asset di riserva internazionale, ma, fino a quando questo difetto non ne minò la stabilità, ha creato prosperità.)

Quale sarebbe il risultato di Trump se seguisse i suoi istinti e prediligesse per l’oro?

Prosperità, ecco cosa.

L’ex presidente della Fed Alan Greenspan ha appena fatto emergere una Grande Rivelazione. In un’intervista al Gold Investor (World Gold Council) il Presidente Greenspan, ha spiegato:

“Vedo l’oro come la primaria valuta globale,” ed ha esplicitamente rivelato per la prima volta che “quando ero presidente della Federal Reserve ho testimoniato davanti al membro del Congresso Ron Paul, che era un forte sostenitore dell’oro.

Abbiamo avuto alcune discussioni interessanti. Gli ho detto che la politica monetaria statunitense ha cercato di seguire i segnali che sarebbero stati forniti da un Gold Standard. [Enfasi aggiunta.]

Il periodo del “seguire i segnali che sarebbero stati forniti da un Gold Standard,” chiamato la Grande Moderazione sotto il Presidente Clinton, è stato il periodo più equamente prosperoso della storia moderna americana.

Quell’era ha visto la creazione di più di 20 milioni di posti di lavoro. Una crescita robusta ha convertito il deficit federale in un surplus. Era, anche se solo virtualmente piuttosto che istituzionalmente, un’Età dell’Oro.

Dopo che la Fed ebbe abbandonato la Grande Modernazione l’America non ha creato nuovi posti di lavoro sotto la presidenza di George W. Bush ed una crescita davvero mediocre sotto il Presidente Obama. Triste!

Rivoglio indietro il Sogno Americano. Lo vogliamo tutti, compreso il presidente Trump.

Come potrebbe fare il Presidente Trump? Ha un’opportunità unica per vincolare con forza l’America verso una prosperità epica.

Come ha sottolineato Paul-Martin Foss del Menger Center la Federal Reserve Board ha tre posti di lavoro vacanti.

Se Trump riempisse questi posti con tre sostenitori del gold standard dalla lista di Lewis E. Lehrman (con il cui omonimo Istituto io lavorai), il Dott. Judy Shelton (che ha lavorato come consulente per la squadra di transizione economica presidenziale), l’ex candidato presidente Steve Forbes, e John Allison, ex CEO di BB&T (vice presidente per la regolazione) il presidente potrebbe creare un super “team progresso” alla Fed per ripristinare la prosperità.

Questi incarichi sarebbero i primi e sicuri passi fuori dalla stagnazione economica per l’America.

Aggiungi questo alla “Squadra B” della Casa Bianca per pianificare l’attuazione del Gold Standard Act di Jack Kemp e la rimozione delle barriere normative e fiscali per l’utilizzo dell’oro come moneta. Poi fermati a guardare la realizzazione di un miracolo economico americano.

Mr. President: “Non è una moneta globale?” Il dollaro è la moneta globale. Vuoi prosperità? Attenzione Presidente Greenspan a non fermarsi solamente a considerare, ma a ripristinare “l’oro come la valuta primaria globale”.

Presidente Trump: invece che il dollaro ripristino l’oro come valuta globale per rendere l’America di Nuovo Grande. Di oro ce ne abbiamo.

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di Ralph Benko

 

Disclaimer: Non è data nessuna garanzia. Sei il solo responsabile per qualsiasi azione decidi di avviare sul mercato. Le informazioni sono fornite con intento sincero e secondo i nostri studi e metodologie.

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L'autore: Yari

Yari ha un background tecnico-scientifico e fa parte del team di Ricerca e Sviluppo (R&S) della DeshMember. Lavora su ricerche storiche e statistiche in ambito economico e finanziario e, oltre che studiare la scuola economica austriaca, si premura di riportare in lingua italiana contenuti di grande valore disponibili in lingua inglese.

9 COMMENTI

  1. Bellissimo articolo e grande iniziativa il canale Telegram. Ricevere aggiornamenti da Roy in tempo reale è decisamente meglio che attendere 15 giorni per avere il report.

  2. Bellissimo articolo Yari, sei sempre illuminante 😉

  3. Credo che un gold standard imporrebbe all’america una più seria e sana politica economica. Come è stato detto stampare 200$ di carta costa pochi centesimi ma vale 100$ di merci. Come farebbero gli USA a mantenere il loro esercito e quindi il loro potere nel mondo senza i dollari? E ad acquistare le materie prime all’estero, ecc.? Adesso scaricano i loro deficit sule resto dl mondo, e poi?

  4. Ma se Trump reintroduce il Gold Standard , perche l’oro dovrebbe rivalutarsi ?
    Forse per adeguarsi alla massa monetaria esistente ?

  5. Certo che se fosse vero incomincerei a comprare qualche chiletto d’oro.

    • Se fosse vero… qua si grida sempre a lupo, a lupo e poi non succede niente, anzi il prezzo scende.

  6. Ma se Trump reintroduce il Gold Standard, perché l’oro dovrebbe crescere di valore ?
    Forse perché si adeguerebbe alla massa monetaria esistente ?

  7. Complimenti per il lavoro svolto. Notizie molto importanti da conoscere Grazie anche per il canale Telegram. E’ immediato. Ciao a tutti

  8. Il redattore di forbes ha considerato che l’ultima ispezione ufficiale dei cancelli di fort knox è avvenuta nel 1974? E che da allora a nessun delegato/membro del congresso/presidente è stato accordato l’accesso alla riserva d’oro nazionale?

    Purtroppo Trump ha ragione, di oro statunitense non ce n’è a sufficienza. A meno che non sequestrino (pardon, prendano a prestito) l’oro tedesco e italiano lì tanto stupidamente conservato.

    Ad ogni modo si passi al gold standard o non ci si passi, la fine del mondo “moderno” costruitosi nel XX secolo è giunto alla fine

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