Che fine ha fatto il debito pubblico?

Nel mondo di oggi, sono due le cose che, senza ombra di dubbio, crescono col passare del tempo: gli esseri viventi ed il debito pubblico.

Da un po’ di tempo non trattato dagli organi di stampa, per mesi cavallo di battaglia dei TG serali tra il 2011 ed il 2012, che fine avrà fatto?

Sarà diminuito? Si sarà azzerato?

Proviamo a scoprire cosa ne è stato e cosa ne sarà del principio fondante di capitalismo e deficit spending.

Il sistema capitalistico si fonda su due concetti tanto semplici quanto basilari: capitale e costo del denaro.

Reso in lingua corrente e meno tecnica: su debito e tasso d’interesse.

La fortuna del continente americano e delle sue gigantesche compagnie – industriali prima, finanziarie poi – fu proprio costruita su questo concetto: concedere una somma a chi abbia un’idea con buone probabilità di profitto e far si che con parte di quei profitti, dia indietro il capitale più un bonus – l’interesse – come costo del servizio di “noleggio” del denaro.

<< Finalmente una soluzione in cui guadagnano tutti, si promuove l’inventiva, la produzione ed il benessere nel lungo termine! >> direte voi.

In teoria.

Perché, pur essendo verissimo che questo sistema abbia creato molta ricchezza, è anche vero che questa ricchezza è stata tutta rubata al nostro futuro.

Spieghiamoci meglio: se chiedo un prestito e prometto di darti indietro il capitale prestato più un interesse, ti faccio la promessa di ripagarti con soldi che credo – anzi, spero – avrò in futuro e che ora, ovviamente, non ho.

Seppur potremmo giustificarci, come singoli individui, col fatto che vendendo un bene o servizio, le entrate mi fornirebbero i dindi necessari a ripagare il mio creditore, ripercorriamo la storia dal principio, dove l’assurdità del sistema si manifesta in tutta la sua gravità.

Avete in mano il primo dollaro mai stampato sulla faccia della terra.

Lo date in prestito e ci chiedete un interesse. Ma quello è l’unico biglietto sulla faccia della terra, quindi da dove prendiamo il secondo dollaro per pagare gli interessi?

Lo creiamo da zero, dal nulla ed ecco il secondo dollaro che entra in circolazione e viene utilizzato per ripagare il debito.

Se ripetiamo l’operazione in continuazione, come fanno i governi da decenni, avremo un debito che cresce più velocemente della ricchezza che produce.

Ecco quindi che risulta chiaramente impossibile ripagare tutto o una consistente parte del debito pubblico senza giocare sporco, e molto improbabile riuscire a ripagarne anche solo una parte.

Questo metodo di creazione della moneta alimenta quindi l’inflazione, fenomeno di cui parleremo fra poco.

Perché, allora, il debito pubblico ruba dal nostro futuro finanziario?

Perché, invece di avere la pazienza caratteristica delle formiche e rimpinguare i nostri risparmi fino a poterci permettere di acquistare e godere di un determinato bene con le nostre sole forze, anticipiamo i tempi e facciamo in modo ­di avere tutto e subito, chiedendo la somma necessaria a qualcuno e promettendogliene indietro ancora di più!

E’ l’abc dell’insolvenza.

E per evitare questa insolvenza da debito, che in realtà è un meccanismo vecchio quanto il mondo e non un’esclusiva della filosofia capitalista, corre in nostro soccorso l’inflazione, la quale aiuta i debitori incalliti a pagare i loro debiti rubando potere d’acquisto alle formichine che, giustamente, mettono da parte fino a quando non sono sufficienti a comprare quel che serve.

L’inflazione insomma, premia il monello – il debitore – mentre dedica una bella ramazzata fra capo e collo a quello obbidiente – il risparmiatore – perché, per semplificare i pagamenti del primo, ruba potere d’acquisto al secondo riducendo il valore della moneta che conserva con tanta attenzione.

L’esplosione evolutiva avuta negli ultimi 200 anni è in gran parte attribuibile a questo metodo: vendendo l’idea di poter far profitti a destra e a sinistra, l’evoluzione è stata fortemente incentivata ed è per questo se, in soli 2 secoli, siamo passati dal lavorare al telaio a vapore a chattare su Whatsapp.

Il sistema però, ha più di una volta mostrato le sue debolezze dando sonore lezioni a tutti, lezioni che prendono il nome di crisi economica o depressione, in cui il sistema economico riprende fiato e reclama il tempo che gli è stato soffiato precedentemente  bruciando il debito fino ad allora accumulato.

In effetti, a livello della vita di tutti i giorni, se non fosse per piccole migliorie incrementali – processori più potenti, schermi UHD, touchscreen ecc. – saremmo impantanati sugli stessi livelli tecnologici di un decennio fa – anche il whitepaper di Bitcoin all’anagrafe comincia ad essere attempato – , così come per i livelli di crescita economica, che sono ancora lontani dai livelli pre-crisi.

Le politiche intraprese negli ultimi decenni, tra l’altro, incentrate sul recuperare il tempo perduto e dare la possibilità a tutti di raggiungere un determinato livello di benessere – la politica del ”tutti avranno una casa” di G.W. Bush inaugurata nel 2002 o del welfare state, ne sono buoni esempi – non hanno migliorato le cose: il debito mondiale cresce e con esso il rischio di insolvenza.

Che per tanti, poi, da rischio si è già trasformato in certezza.

Difatti, come definiresti un paese che ha un rapporto debito/PIL superiore al 100%?

Pensi riesca a ripagare un debito che è più alto di quanto riesca a produrre annualmente o che lo possa far diminuire sostanzialmente? Come? Se per un secolo di deficit spending, non si è riusciti a produrre abbastanza da ripagare in toto i prestiti richiesti, nemmeno negli anni d’oro dell’economia, perché convincersi dell’idea che si possa d’un tratto cancellare tutto?

Mi correggo: eliminarlo tutto si può, ma solo rinnegando il debito e costringendo alla rovina i creditori.

Il ché non è così indolore come può sembrare, soprattutto se a rinnegare il debito è uno stato nazionale e i creditori in bancarotta sono le aziende di quel Paese, datrici di lavoro della popolazione locale.

Verso nuovi record

Come affermò Ronald Reagan, quello che alcuni definiscono l’ultimo presidente con le spalle abbastanza larghe da guidare gli Stati Uniti d’America:

 Il debito pubblico è abbastanza grande da badare a sé stesso.

Lo diceva negli anni ’80, quando il debito era un marmocchio di 1 trilioncino di dollari e rappresentava il 30% del PIL nazionale, indicando quindi che gli USA da soli producevano beni e servizi finali per un valore di oltre 3 trilioni di dollari.

Vale la pena ricordare che sotto le legislature Reagan, gli USA sperimentarono una recessione ed il debito quasi triplicò, giungendo però solo al 50% del PIL statunitense.

Questo fa sospettare, essendo impossibile che durante una recessione un PIL, al triplicare del debito, quasi raddoppi, che la FED abbia giocato molto con l’inflazione andando a gonfiare i dati del Prodotto Interno Lordo.

A settembre gli USA hanno raggiunto i 20 trilioni di dollari di debito, il doppio di quanto ne contavano 9 anni fa. E, di questo passo, per dicembre di quest’anno avranno raggiunto quota 21.

Significa, ”in tempi di ripresa economica” come questi, l’aver bruciato un trilione di dollari in poco più di 3 mesi.

Contro i 4 anni che ci vollero per bruciarne uno durante la recessione dal 1982 al 1985 o i 68 anni che ci vollero dalla creazione della FED al 1981.

Il mondo, dal canto suo, non sfigura al confronto:

Addirittura, c’è chi ricollega le attuali spinte scissioniste, Catalogna in testa, alla crescente instabilità derivante dall’alto rapporto debito/PIL di molti paesi europei, Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna in testa [i così detti PIIGS] e per la brutale inefficacia delle politiche intraprese.

Nello scorso weekend il Parlamento catalano ha dichiarato l’indipendenza dalla monarchia costituzionale dello stato spagnolo. Un’indipendenza da record, dato che l’ultima volta che venne dichiarata, nel 1934, durò solo per 10 ore.

Siamo seduti su un’immensa quantità di debito che, per forza di cose, non sarà ripagato.

Vuoi davvero, in mezzo al panico che scaturirà dai creditori costretti in bancarotta, partecipare al massacro economico con tutti i tuoi averi?

Per comprare oro e argento fisico dai rivenditori più sicuri al mondo ed ai prezzi più bassi sul mercato e per capire come conservarlo nel modo giusto e sottrarti al rischio di confisca, guarda ora il videoseminario che scarichi da questa pagina.

 

Disclaimer: Non è data nessuna garanzia. Sei il solo responsabile per qualsiasi azione decidi di avviare sul mercato. Le informazioni sono fornite con intento sincero e secondo i nostri studi e metodologie.

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L'autore: Staff DeshGold

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4 COMMENTI

  1. Basta ricordare, solo per rimanere a casa nostra, che in Italia il debito pubblico raggiunse negli anni immediatamente successivi alla Grande Guerra un rapporto col PIL del 160%, simile alla Grecia attuale.
    Né la politica di austerità dei governi degli anni 1919 – 1921, né l’ autarchia fascista degli anni 30 riuscirono a raddrizzare la baracca.
    Solo negli anni 43 -45 il debito venne quasi azzerato, mentre il Nord era occupato dai nazifascisti e il resto dell’Italia era ridotto a un colabrodo.
    Come avvenne questo “miracolo”?
    Semplice. Con una superinflazione senza precedenti che azzero’ i risparmi di milioni di Italiani, accumulati in più generazioni.
    Solo chi aveva oro e preziosi riuscì a salvare qualcosa.
    Gli unici che si arricchirono furono i “pescecani” della guerra e coloro degli alti vertici che si erano rapidamente aggregati alla nuova classe dirigente.
    Temo che presto la faccenda si ripeterà su scala non più nazionale, ma mondiale!

    • Ciao Maximilian 71.nel periodo storico che menzioni (1943) “subentra”,più o meno alla chetichella,L am-lira,moneta illecita (come se le altre fossero lecite…)che Distrusse il meridione.per dovere d informazione questo fatto,ignorato dai libri di scuola,andrebbe invece sottolineato,cosa che invece non accade.e
      Ma questi temi,su questo blog,mi sembra spostino L attenzione dal reale scopo del blog: la agognata impennata del metallo nobile.che non arriva.per ovvie manipolazioni dei poteri forti.sei fuori tema.come deshgold,del resto..che ultimamente sta venendo puntualmente smentita dai fatti.scusate la schiettezza.

  2. …L’Ordine Esecutivo 6102 fu emanato dal Presidente Franklin D. Roosevelt il 5 aprile 1933, nel quale si confisca tutto l’oro dei cittadini U.S.A.
    Oggi non avendo a disposizione l’oro necessario per ritornare il prestito di 50 trilioni a livello globale i governi dovranno confiscare le nostre case ed i nostri terreni, cosicchè problema risolto.

    Un saluto cordiale.

  3. breaking news
    Svelata agli americani ed al mondo intero, l’immensa truffa della Federal reserve e del sistema bancario.
    Ci hanno ingannato per secoli con un semplicissimo trucco:
    Creavano denaro dal nulla, se ne impossessavano e poi ce lo prestavano, maggiorato di interessi, rendendo il debito inestinguibile. Oltretutto, avendolo contabilizzato a passivo, alla creazione, quando i prestiti rientravano, lo facevano sparire,; per finanziare tutte quelle cose orrende, che stavano distruggendo l’umanità ed il mondo intero.
    Partiti globalmemte gli arresti, inizialmente dei vertici, di ciò che è stata definita la più grande, ben organizzata e capillare, organizzazione criminale mondiale.
    Ovviamente è ciò che auspico, quando finalmente l’umanità si sveglierà dalla sua ipnosi.

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