Barometro Oro: 02.Mar.2013

L’oro ha aperto la settimana a $1.580,50 e ha chiuso a $1.575,90.
Al Comex di New York i contratti futures sull’oro per consegna ad aprile sono quotati a $1.572,90.

Nel mese di febbraio, il metallo giallo ha perso circa il 5% nei confronti del dollaro. Contro l’Euro ha perso una percentuale pari all’1,1% e verso la Sterlina lo 0,7%.

Ancora una volta la speculazione ribassista si e’ concentrata sul mercato sintetico a termine (futures).
Il metallo giallo ha sofferto anche dei negativi indicatori di aspettative di breve termine da parte degli operatori (short-term sentement indicators).

La speculazione ribassista ha contribuito alle “liquidazioni” (vendite) record dei fondi ETF. Molti gli ETF che hanno alleggerito le proprie posizioni: SPDR Gold Trust, Central Goldtrust, ZKB, Swiss & Global, ETF Securities e iShares.

I fondamentali del mercato giallo rimangono invariati: rischi significativi di svalutazione monetaria si concentreranno proprio nei prossimi mesi a causa delle politiche ultra-espansionistiche varate dalla Fed, dalla Bank of England e dalla Bank of Japan e dalla maggior parte delle Banche Centrali del resto del pianeta.

Il mondo e’ nel mezzo di una guerra valutaria globale (currency wars). Grandi Investitori, Banche Centrali (soprattutto dell’Estremo Oriente, ma anche della Russia e Sud America) continuano a incrementare le proprie riserve in oro.

A livello tecnico riscontriamo un solido supporto verso l’area posta a $1.510,00 – $1.520,00 mentre la prima resistenza e’ posta a quota $1,625,00.

Questa settimana la Sterlina inglese si e’ indebolita di nuovo contro il dollaro americano, contro l’Euro e specialmente contro l’oro, dopo che l’Agenzia di Rating Moody’s Investors Services ha “minacciato” un possibile downgrade del merito creditizio della Gran Bretagna la quale potrebbe pertanto perdere la tripla A.

Moody’s ha giustificato le proprie valutazione con il fatto che “la crescita economica britannica e’ debole e rimarra’ tale nel medio lungo termine”. L’outlook sul debito e’ in peggioramento a causa dell’elevato livello debitorio sia pubblico che privato”.

Paul Tucker della Bank of England, si e’ detto pronto a un nuovo round di stimoli monetari con acquisto di assets finanziari per espandere ulteriormente la massa monetaria (nella speranza di favorire la ripresa economica).

Tucker e’ stato ascoltato (deposizione) presso il Parlamento Londinese. Tucker ha ribadito che “nessuno alla Bank of England ha mai pensato che l’allentamento monetario (quantitative easing) fosse al termine e che fosse uno strumento di politica monetaria inusuale”.

Da inizio 2013 il metallo giallo ha guadagnato il 2% sulla Sterlina, contro il 2,2% del 2012 e il 10,5% del 2011.

Nel grafico sotto visualizziamo le quotazioni della Sterlina Britannica contro il dollaro americano. La Sterlina e’ in una fase di violenta “caduta libera” (free-fall) contro il biglietto verde.

Gli Stati Uniti si preparano alle “sequestration“, il nuovo spauracchio che e’ scattato da venerdì 1 marzo.

Si tratta di tagli lineari alle spese federali che impatteranno per circa 85 miliardi di dollari sul budget del 2013 ed estenderanno il loro effetto per un decennio, per un ammontare complessivo di 1.200 miliardi di dollari. Per mettere in guardia i Repubblicani, l’amministrazione di Barack Obama ha da poco diffuso un report che dettaglia, uno per uno, i tagli che colpiranno i 50 Stati americani (più il distretto di Washington) ai quali verranno a mancare oltre 6 miliardi di trasferimenti.

Il focus degli operatori finanziari internazionali si e’ concentrato sulle elezioni politiche italiane svoltesi lo scorso fine settimana. Grande sorpresa ha suscitato l’affermazione del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Deludente la performance del favorito Centro-Sinistra che non e’ riuscito ad avere la maggioranza politica al Senato.

Dopo il risultato delle elezioni la Borsa italiana e’ sprofondata al ribasso e la prima asta di BOT di lunedi’ scorso ha visto raddoppiare i rendimenti sui titoli italiani a breve termine. La speculazione ribassista sui titoli di Stato si e’ successivamente placata in settimana.

Alla luce dei risultati di cui sopra si profila un periodo teso e lungo di forte instabilita’ e volatilita’ su tutti i mercati finanziari mondiali. Con l’exploit del Movimento 5 Stelle gli italiani hanno bocciato le fallimentari politiche durate piu’ di venti anni, varate sia da parte del polo di Centro-Sinistra che dal polo di Centro-Destra.

Bocciate anche le politiche pro-austerity votate da entrambi i poli che avevano sostenuto attivamente il Governo Tecnocratico di Mario Monti.

Si e’ aperta una fase di grande incertezza politica, vista l’ingovernabilita’ del Paese a causa dei margini ridotti per riuscire a formare un governo stabile, date le contrapposizioni tra le varie componenti partitiche.

Molti gli scenari probabili i quali comunque non garantiranno la governabilita’. Non possiamo escludere anche l’instaurarsi di una grave crisi finanziaria, che prenda il via proprio dall’Italia, contagiando l’intero sistema finanziario internazionale. Si e’ realizzata una tempesta politica che potrebbe concretizzarsi in una tempesta finanziaria.

Se la crisi politica, finanziaria ed economica che attanaglia l’area che comprende i paesi del Mediterraneo del Sud Europa, quindi Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e Cipro, dovesse ulteriormente aggravarsi, non possiamo escludere un’uscita in blocco da parte di questi paesi dalla Zona Euro.

Bisognera’ attendere la risposta della BCE ad un eventuale peggioramento della situazione. Se essa interverra’ illimitatamente per sorreggere le quotazioni dei Titoli di Stato dei paesi in difficolta’, questa volta potrebbe vedersi negato il sostegno della Germania, contraria a politiche di allentamento quantitativo. In uno scenario di questo tipo il recesso dall’Euro sarebbe provocato dall’uscita della Germania.

Se invece la BCE non intervenisse adeguatamente, i paesi in difficolta’ rischierebbero concretamente il default. Questo li trascinerebbe fuori dalla Zona Euro in quanto sarebbero costretti ad adottare un’altra valuta di riferimento, riappropriandosi della sovranita’ delle proprie Banche Centrali.

In entrambi gli scenari prospettati, gli unici beni rifugio e porti sicuri (safe haven assets) rimangono l’oro e l’argento fisico da investimento.

Jim Grant: “La Fed sara’ costretta a ripristinare il Gold Standard”

Jim Grant, economista rispettato e autore del mensile on-line “Interest Rate Observer” ha rilasciato un’intervista all’Agenzia Bloomberg. Grant ha affermato che il dollaro americano andra’ incontro a un pesante “crash” e la Fed sara’ costretta a ripristinare il Gold Standard a causa delle sue politiche monetarie “irresponsabili”. 

Grant ha rilevato che: “la Fed fu fondata esattamente 100 anni fa. Con gli accordi di Bretton Woods, stipulati nel 1944, il Gold Standard fu abbandonato per un accordo monetario internazionale che agganciava il valore del dollaro all’oro. Oggi la situazione monetaria e finanziaria e’ fuori controllo.

Le Banche Centrali stanno ingaggiando una corsa globale alla svalutazione, manipolando l’emissione di moneta; e’ proprio il contrario di quanto predicava Adam Smith, il quale affermava che i meccanismi di mercato agivano spontaneamente e contemperandosi ad una “mano invisibile”. L’intervento manipolatorio delle Banche Centrali, invece, e’ ben piu’ che visibile.”

Un ospite ha obiettato a Grant che se si adottasse nuovamente il Gold Standard, il sistema economico cadrebbe in crisi a causa di gravi pressioni deflazionistiche.

Grant ha ribattuto che la Fed sta agendo come un dottore che pratica l’accanimento terapeutico a un paziente, la cui malattia ha origini differenti dalla cura cui invece lo si somministra.

Grant sostiene che il sovra indebitamento globale non puo’ essere curato con l’erogazione di ulteriore facolta’ da parte del debitore di accedere a nuovi finanziamenti. Questo e’ uno Schema Ponzi del debito. La soluzione sta nel ripristinare, a livello globale, la domanda naturale (attualmente depressa), senza ricorrere nuovamente all’erogazione di ulteriore crediti che dovranno essere rimborsati con gli interessi.

Ecco perche’ le manovre delle Banche Centrali non riusciranno a ripristinare la fiducia globale nel sistema. Stanno solo alimentando “domanda artificiale”, che dovra’ essere ripagata con interessi.

Ben Bernanke, invece, questa settimana ha di nuovo confermato di voler proseguire nelle politiche monetarie ultra-espansive difendendo la condotta della Fed, la quale, starebbe tentando di piegare la forte disoccupazione negli USA.

Il mese di febbraio ha visto l’incremento di vendite di oro da parte di molti fondi ETF.
Gli ETF, secondo gli ultimi dati, si sarebbero alleggeriti di 2 milioni e 300.000 once d’oro, quasi come a gennaio del 2011.

E’ significativo comunque il fatto che nonostante a gennaio del 2011 le vendite di oro da parte degli ETF segnarono un record, proprio otto mesi piu’ tardi l’oro segno’ un record storico nelle quotazioni (guadagnando $600,00 dollari da gennaio e toccando il top a inizio settembre con un prezzo di $1.921,00).

Jean Asselborn: “il terremoto elettorale in Italia e’ una catastrofe per l’Euro”

Secondo il Ministro degli Esteri lussemburghese, Jean Asselborn, il voto elettorale in Italia e’ paragonabile a un vero e proprio terremoto politico con conseguenze finanziarie potenzialmente destabilizzanti.

Asselborn ha affermato che i cittadini italiani, con il voto di domenica 24 febbraio, hanno rigettato le distruttive politiche d’austerity promosse dall’Unione Europea (e in particolare dalla Germania).

Asselborn non ha voluto criticare la volonta’ politica degli elettori italiani ma anzi ha rispettato la loro determinazione. Tuttavia il risultato elettorale non garantisce la governabilita’ del paese. Quindi, secondo Asselborn, tutto potrebbe succedere nei prossimi mesi. Anche un esito “catastrofico per l’Euro e l’Unione Europea.”

Il Ministro degli esteri lussemburghese, sebbene non lo abbia dichiarato in modo esplicito, ha fatto intendere che l’Eurozona e la sua moneta potrebbero spaccarsi.

Negli ultimi cinque anni, a partire dal 2008, gli investitori tedeschi sono stati i piu’ attivi in Europa nell’acquisto di oro da investimento. Quindi la domanda di metallo giallo in Europa e’ stata trainata principalmente dalla Germania (forse in rievocazione dei periodi di alta inflazione e iper-inflazione sostenuti il secolo scorso).

Tenete presente che, se la crisi politica, economica e finanziaria dell’Eurozona dovesse avere un’ulteriore escalation nei prossimi mesi, potrebbe degenerare anche in crisi sociale. In quel caso (che non ci auguriamo, ma che dobbiamo necessariamente preventivare), la domanda di metallo giallo aumentera’ (in quanto l’oro e’ sempre stato considerato un simbolo di bene-rifugio).

E la crescita della domanda non proverra’ solo dalla Germania, ma dall’intera area dell’Eurozona.

 

 

Disclaimer: Non è data nessuna garanzia. Sei il solo responsabile per qualsiasi azione decidi di avviare sul mercato. Le informazioni sono fornite con intento sincero e secondo i nostri studi e metodologie.

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L'autore: Riccardo Gaiolini

Appassionato di mercati finanziari e di analisi tecnica intermarket, integro queste materie con lo studio della strategia geopolitica, estendendone i concetti in un’unica materia interdisciplinare.

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