Barometro Oro: 07.Set.2013


L’oro ha aperto la settimana a $1.393,68 e ha chiuso a $1.389,30.
Al Comex di New York i contratti futures sull’oro per consegna a ottobre sono quotati a $1.388,10.

Questa settimana la Banca Centrale Europea ha lasciato invariati i tassi allo 0,50% ma rimane favorevole a un’ipotesi di ulteriore tagli. La debolezza della ripresa economica e i tassi di disoccupazione rimangono elevati in tutta l’Eurozona.

Mario Draghi, Presidente BCE, ha annunciato che “al momento la liquidita’ e’ adeguata ma siamo pronti ad agire”.

L’inizio della fine della politica ultraespansiva della BCE, pertanto, non e’ cosi’ vicina come alcuni mass-media mainstream avevano voluto far credere. All’interno del board della BCE, comunque, sono emerse due linee: una orientata a escludere nuovi ulteriori tagli dei tassi, l’altra invece sostenitrice di un’aggiuntiva sforbiciata ai tassi in modo tale da favorire la ripresa, la liquidita’ al sistema e abbassare gli alti tassi di disoccupazione in tutta l’area.

Nonostante la decisione di tenere invariati i tassi a livello centrale, giovedi’ il tasso del Bund tedesco decennale e’ volato oltre il 2% (prima volta da marzo 2012).

Pesanti le perdite anche sugli altri bond governativi europei: il BTP decennale e’ arrivato sino al 4,53%. In rialzo anche i rendimenti dei titoli di stato austriaci, finlandesi, francesi e danesi. Sembra che la BCE stia in parte perdendo il controllo della parte “corta” della curva dei rendimenti. Del resto il rapporto debito pubblico/PIL dei paesi del “Club Med” dell’Eurozona e’ in costante deterioramento.

In Italia il rapporto debito pubblico/PIL ha sfondato il 130%, in Grecia e’ giunto al 180%; Portogallo, Spagna e Irlanda vedono un incremento annuale del loro rapporto debito pubblico/PIL entro una percentuale compresa tra il 15% e il 25%. Questo nell’arco di un solo anno.

E’ chiaro che il rapporto debito pubblico/PIL di questi paesi non sara’ a lungo sostenibile in presenza di una costante crescita economica debole (se non inesistente), la quale non e’ assolutamente in grado di rilanciare l’economia e abbattere la spirale del debito. Il debito cresce di piu’ dell’economia reale.

La speculazione ribassista sull’oro questa settimana aveva avuto la meglio spingendo al ribasso il lingotto sino all’area posta a $1.365,00. Gli speculatori hanno puntato al deprezzamento dell’oro in forza della pubblicazione del periodico “Beige Book” della FED, il quale descrive le condizioni dei 12 distretti della banca centrale (periodo preso in considerazione: luglio e agosto di quest’anno).

Secondo i dati della FED, i comparti manifatturiero ed edilizio hanno registrato miglioramenti e sono segnalate in crescita le spese per i consumi che negli USA, rappresentano il 70% del PIL statunitense. Questi dati hanno alimentato la speculazione sulla futura graduale riduzione degli acquisti di bonds governativi e corporates da parte della FED. Il famoso “tapering off”; ovvero l’assottigliamento dell’espansione monetaria.

La realta’ parla invece un’altra lingua, rispetto alla speculazione e ai media che reggono il sacco ai soliti faccendieri delle grandi banche d’affari, che utilizzano i mercati “futures” su oro e argento per speculare al ribasso contro i preziosi e favorire il corso del biglietto verde.

Il rapporto sull’occupazione USA pubblicato venerdi’, ha riportato alla realta’ gli operatori: i dati sono negativi.

Nel mese di agosto i nuovi posti di lavoro negli USA sono cresciuti di 169.000 unita’ rispetto ai 180.000 stimati da Bloomberg e le 177.000 stimate da Briefing. Il dato piu’ sconcertante, comunque, e’ quello che riguarda il tasso di partecipazione globale della forza lavoro USA; questo ha testato il minimo dal 1978 raggiungendo un minimo del 63,20%.

90 milioni di americani non partecipano al mondo del lavoro.  I salari reali, a livello reddituale, sono in costante declino dal 1970.

Il tasso di disoccupazione reale in USA e’ comunque molto al di sopra delle ingannevoli rilevazioni statistiche del Dipartimento del Lavoro. I disoccupati di lungo periodo, non piu’ registrati presso gli uffici di collocamento, non sono conteggiati nelle statistiche ufficiali.

Se prendessimo in considerazione anche questa fetta di persone senza occupazione  e il livello di sottoccupazione permanente (lavoratori costretti a impieghi part-time) arriveremmo a toccare un tasso ufficiale di senza lavoro superiore al 14,3%.

Le scorte dei magazzini del Comex nonostante una timida crescita rimangono ai minimi da 5 anni a questa parte.

Le scorte registrate dei distributori ufficiali (dealers – JP Morgan, Scotia Mocatta, HSBC e Brinks) si attestano a 699.326,00 once, per un totale di 21,700 tonnellate.

Il calo, in 5 anni, e’ drammatico: nel 2009 si erano toccate quasi 3 milioni 500 mila once di scorte, nel 2012 si erano registrate 3 milioni 345 mila once di scorte; oggi le scorte sono ridotte al lumicino e venerdi’ hanno violato  al ribasso la pericolosa soglia delle 700.000 once.

Negli USA, le vendite di monete d’argento Silver Eagle da parte della Zecca Statunitense (US Mint), hanno superato il totale di tutto il venduto nell’anno 2012. Nel 2013 sono state vendute 33,75 milioni di once in monete d’argento superando i 33,74 milioni di once dei 12 mesi del 2012. Dal minino a 34 mesi del 28 giugno, il prezzo dell’argento si e’ riscattato recuperando il 29% del suo valore.

Anche la Zecca Canadese (Royal Canadian Mint) sta registrando records su records nelle vendite di monete d’oro e argento da investimento.

Secondo gli ultimi dati, le vendite di monete “foglie d’acero” in argento sono cresciute del 60% rispetto lo scorso anno; le vendite di monete “foglie d’acero” in oro sono cresciute addirittura del 144% rispetto il 2012. La Zecca Statunitense e Canadese, secondo le ultime proiezioni, dovrebbero riuscire a vendere monete d’argento (Silver Maple Leaf  – Foglia d’Acero e Silver Eagle – Aquila d’argento) per un totale stupefacente compreso tra i 68 milioni di once e i 71 milioni di once, ovvero il 9% della produzione mondiale annuale di argento (787 milioni di once nel 2012).

Anche gli ETF che investono in argento hanno visto crescere i loro patrimoni di metallo prezioso fisico. Secondo gli ultimi dati disponibili al 30 agosto, gli ETF detenevano il record di 20.082 tonnellate in argento, in aumento del 5,9% rispetto all’anno scorso.

Paul Zimnisky, Chief Executive Officer presso Pure Funds di Madison, New Jersey, in un’intervista telefonica ha dichiarato che “la domanda d’argento continua a rimanere forte, anche grazie alla componente industriale; in Cina le aspettative di crescita sono in rialzo pertanto sostengono le quotazioni”.

Ricordiamo che a gennaio di quest’anno la Zecca Statunitense era stata costretta a sospendere le vendite di monete d’investimento in argento a causa di un forte calo nello stock dei propri magazzini.

In luglio le importazioni di argento da Hong Kong da parte della Cina, sono aumentate per il terzo mese di fila.

L’analista di Thomson Reuters GFMS, Sudreesh Nambiath, in un’intervista al Financial Times stima che le importazioni totali d’argento in India sono piu’ che raddoppiate rispetto allo scorso anno, raggiungendo quasi 3.000 tonnellate nel primo semestre 2013 rispetto alle 1900 tonnellate di tutto il 2012.

I dati commerciali della UE mostrano che le esportazioni d’argento in India, dal Regno Unito, sono state piu’ del triplo dell’anno precedente; nel secondo trimestre 2013 le esportazioni verso l’India sono state piu’ alte dal 2008 a questa parte. Solo a giugno sono state esportate 1.415 tonnellate d’argento verso l’India.

Nambiath ha riferito che a causa delle restrizioni in importo sull’oro i commercianti indiani si sono spostati sull’argento, aggiungendo che la domanda di gioielli in argento e’ destinata ad aumentare del 20% quest’anno rispetto al 2012.

Segnali positivi provengono anche dalla Cina. Le rimanenze di magazzino in argento allo Shangai Futures Exchange sono drasticamente diminuite, in calo del 60% rispetto alla meta’ di febbraio di quest’anno. Inoltre la domanda degli investitori cinesi per argento, ha contribuito a spingerne i prezzi al rialzo.

Sudafrica: scioperi nelle miniere e picco dell’oro

Il Sindacato dei lavoratori delle miniere sudafricane (South Africa’s National Union of Mineworkers) che rappresenta i due terzi dei dipendenti delle compagnie minerarie, ha indetto una serie di scioperi produttivi a partire dal 3 settembre.

Vi sono forti preoccupazioni per l’ordine pubblico; l’anno scorso uno sciopero alla miniera di platino di Marikana degenero’ in violenti scontri con la polizia; decine di minatori furono vittime della repressione delle forze dell’ordine.

Il Sud Africa e’ stato per tutto il 20° secolo il piu’ grande estrattore di oro (nel 1970 si estraevano 1000 tonnellate di metallo giallo, contro le attuali 250). La nazione e’ divenuta meno importante (dal punto di vista estrattivo) per l’industria dell’oro internazionale ma un eventuale ulteriore decremento produttivo potrebbe impattare negativamente sull’offerta globale.

Il Sud Africa risulta essere al sesto posto mondiale a livello di produzione di oro, al ritmo di 5 milioni di once annue, piazzandosi davanti alla Papua Nuova Guinea e subito dietro Cina, Australia, Stati Uniti, Russia e Peru.

Il collasso estrattivo e’ il piu’ imponente dal 1922 a oggi, nonostante l’uso massiccio di nuove tecnologie estrattive introdotte negli ultimi anni e a dispetto dell’enorme quantita’ di capitali privati impiegati dalle Compagnie per la fase di ricerca e sviluppo.

Recentemente si e’ attribuito il calo estrattivo dell’oro alle carenze nella distribuzione della rete elettrica nazionale, ai ritardi nelle consegne, all’introduzione di misure di sicurezza per l’attivita’ estrattiva e a carenze generali dell’apparato industriale sudafricano. In realta’, l’intensita’ del declino (raggiunto in un breve periodo di tempo), suggerisce che le cause possono essere di natura strettamente geologica.

Altri paesi estrattori hanno registrato vistosi cali produttivi. Evidenze geologiche suggeriscono che il picco dell’oro (peak gold) potrebbe essere piu’ vicino di quanto si pensi. Per “picco”, si intende la capacita’ massima di estrazione del metallo giallo a cui segue una repentina caduta di produttivita’.

Negli ultimi anni si rilevano cali estrattivi considerevoli negli USA, in Australia, Peru, Sud Africa e Indonesia. Solo Cina e Russia hanno evidenziato incrementi produttivi.

Il picco dell’oro deve essere attentamente valutato dagli analisti finanziari e investitori in quanto potrebbe influenzare i prezzi dell’oro, gia’ a partire da questo decennio.

L’uomo piu’ ricco dell’Asia in cerca di investimenti in oro

Secondo l’Agenzia Bloomberg, l’uomo piu’ ricco dell’Asia, Li-Ka-Shing sta cercando di diversificare il suo patrimonio investendo direttamente in oro.

Il magnate di Hong Kong, investitore e filantropo di origini cinesi e’ l’undicesimo uomo piu’ ricco del pianeta (secondo Forbes), con un patrimonio netto di 27 miliardi di dollari.

La sua societa’ principale e’ la Hutchins Whampoa Limited, proprietaria delle rete telefonica mobile Tre.

CEF Holdings Ltd, una joint-venture tra la compagnia di bandiera del gruppo di Li-Ka-Shing e la Canadian Imperial Bank of Commerce, e’ alla ricerca di acquisizioni di assets in oro. Dopo il crollo dei prezzi dei mesi scorsi, Li-Ka-Shing ritiene di poter usufruire di costi bassi d’acquisto e diversificare il proprio patrimonio.

Warren Gilman, 53 anni, CEO di CEF Holdings ha dichiarato durante un’intervista rilasciata ad Hong Kong che “sul lungo termine, l’oro e’ il migliore degli assets”. 

CEF Holdings e’ partecipata da Li-Ka-Shing tramite la Cheung Kong Holdings LTD. CEF investe sulle societa’ minerarie a livello globale.

Gilman ha aggiunto che “e’ sempre piu’ difficoltoso, sempre piu’ arduo trovare giacimenti d’oro in paesi con giurisdizioni favorevoli alla compagnie minerarie. Talune normative sono di ostacolo al business dell’estrazione; ritengo che sul medio-lungo termine, l’offerta di metallo giallo non riesca a tenere il passo dell’incremento della domanda”.

Li-Ka-Shing e’ noto per i suoi investimenti in beni durevoli: proprieta’ immobiliari, infrastrutture, energia e trasporti. Non e’ noto se abbia, precedentemente, investito in oro fisico.

 

 

Disclaimer: Non è data nessuna garanzia. Sei il solo responsabile per qualsiasi azione decidi di avviare sul mercato. Le informazioni sono fornite con intento sincero e secondo i nostri studi e metodologie.

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L'autore: Riccardo Gaiolini

Appassionato di mercati finanziari e di analisi tecnica intermarket, integro queste materie con lo studio della strategia geopolitica, estendendone i concetti in un’unica materia interdisciplinare.

5 COMMENTI

  1. Venerdì il gold ha fatto un minimo a 1365$ oz, sotto quello precedente, non lo avrei detto. Tuttavia sono convinto che la manipolazione al ribasso dovuta agli strumenti cartacei sia stata determinante. Di fatto ha chiuso la seduta recuperando bene e non intaccando il trend. Vedremo la prossima settimana che credo sarà determinante.

  2. Ciao Luigi,
    i grandi speculatori sui mercati di carta dell’oro (paper gold), ovvero i “futures” sul metallo giallo, stanno di nuovo speculando al ribasso in vista della prossima riunione FED per la prossima settimana.

    Ma si tratta della solita speculazione ribassista, che non si attiene ai fondamentali. Costoro sostengono che la FED mettera’ in atto il “tapering” cioe’ l’assottigliamento delle politiche espansive.

    A parte il fatto che questa decisione non e’ scontata, perche’ all’interno della FED vi e’ un’ala che ritiene che la politica espansiva debba continuare, ma guardiamo i dati reali: di quanto si assottiglierebbe la portata dell’espansione monetaria? Passerebbe dagli 85 miliardi di dollari mensili di assets acquistati (bonds governativi) a 75 miliardi. Ovvero appena 10 miliardi di dollari in meno.

    L’impostazione della politica monetaria, in USA, rimarrebbe ugualmente iper-espansiva, sia per l’ammontare degli acquisti di bonds, sia per la politica dei tassi, che rimane e rimmarra’ altamente accodante.

    Pertanto, a mio modo di vedere, non vi potranno essere forti contraccolpi sul prezzo dell’oro (anche se sul breve termine, la speculazione potrebbe affondare il colpo). Gli acquisti di oro fisico, a livello mondiale, rimangono ai massimi, le scorte al Comex ai minimi, le tensioni geopolitiche sono tuttora irrisolte e le tensioni inflazionistiche non tarderanno a evidenziarsi nei prossimi anni, stante tutta la liquidita’ immessa nel sistema finanziario che non ha affatto innalzato la produttivita’ generale.

    Inoltre, Bernanke, e’ a fine mandato, e Obama vuole un Presidente della FED che continui con le politiche ultraespansionistiche, nella speranza di risollevare le sorti dell’economia.

    Ciao

    Riccardo G.
    Analyst & Research
    http://www.deshgold.com

  3. Ciao Riccardo, tutto vero ciò che dici. La realtà dei mercati è ben diversa da quello che le banche centrali vogliono farci credere. L’hanno ribaltata quasi di 180° ma non riusciranno a completare l’angolo e più vorranno avvicinarcisi e più sarà doloroso tornare alla realtà. Le quotazioni dei metalli preziosi stanno soffrendo ma vinceranno la partita. Vorrebbero vedere l’oro a 700$ oz, l’argento a 6-8$oz e il petrolio a 40$ al barile. Sognano, illusi della loro potenza che fino ad ora li ha salvati al punto da commettere gli stessi errori. Come tutti gli imperatori saranno travolti dalla storia.

    Ciao

    Luigi

  4. ciao

    ti chiedo un paio di cose
    secondo te i tassi dei buoni del tesoro americani continueranno a salire..e se si fino dove?
    avresti un grafico degli ultimi 20 anni o piu’ riguardante i tassi americani?

    come vedi nel futuro le valute che ultimamente son state “massacrate” come rand sudafricani,lira turca,real brasiliano?

    grazie

  5. Buongiorno, sarebbero gradite le resistenze ed i supporti delle quotazioni grazie

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