Barometro Oro: 01.Set.2012

L’oro ha aperto  l’ultima settimana di agosto quotando $ 1670,00 e ha chiuso venerdì a $ 1691,50.

Gli analisti finanziari del settore metalli preziosi (vedi Caesar Bryan di Gabelli & Company,  Keith Barron, Rick Rule di Sprott Asset Management, Robert Fitzwilson del Fondo “Portula Group”, la MKS Finance e altri) evidenziano nei loro reports che il metallo giallo starebbe lasciandosi alle spalle in modo definitivo la lunga parentesi di quotazioni laterali che hanno caratterizzato il prezzo dell’oro da ottobre 2011.
L’impostazione tecnica del prezzo dell’oro starebbe avviandosi verso un nuovo ciclo rialzista di lungo periodo; lo sfondamento dell’importante resistenza posta a $ 1.700,00 ne indicherebbe proprio l’inizio.

A sostegno dell’analisi tecnica vi sono quattro importanti fattori fondamentali rialzisti, che esaltano il ruolo dell’oro come investimento privo di rischio della controparte emittente, e quindi definibile come “porto sicuro” nell’attuale e futura congiuntura di crisi economico-finanziaria, che appare di difficile soluzione globale nel breve termine.

I quattro fattori di cui sopra sono i seguenti:

  • 1) Rischio Macroeconomico

Il rischio macroeconomico si estrinseca nel pericolo di una grave recessione che colpirà tutte le maggiori economie industriali. Gli ultimi dati negativi su produzione industriale, disoccupazione e livello dei consumi dell’Eurozona, della Gran Bretagna, Giappone, Cina e Stati Uniti, confermano che la recessione globale è già in atto e che è solo all’inizio del suo ciclo.

E’ arduo prevedere se la recessione sfocerà in depressione e se questa sarà caratterizzata da deflazione, inflazione o stagflazione.

La deflazione rimane lo spettro di tutte le Banche Centrali. Comunque il rischio deflattivo rimane di breve termine, mentre il rischio di tensioni inflattive rimane nel medio e lungo termine, a causa dei massicci allentamenti monetari operati dalla Banche Centrali (nonché dai prossimi “quantitative easing” che potrebbero essere presto varati). Se questi non saranno seguiti da un aumento della produttività globale, la massa monetaria in circolazione inflazionerà tutte le valute mondiali.

  •  2)Rischio Sistemico

Il rischio di un collasso finanziario globale rimane alto, nonostante la vigilanza delle Banche Centrali dopo il fallimento del colosso Lehman Brothers. Il rischio inerente il cosiddetto “Sistema finanziario Ombra” (Shadow Banking Systems) costituito da contratti ad alto rischio e non regolamentati da alcuna Istituzione Globale (es. Credit Default Swap), rimane non adeguatamente stimato dagli operatori finanziari.

Le cosiddette “armi finanziarie di distruzione di massa” (Financial Weapons of Mass Destruction) attualmente in essere nel Sistema finanziario Ombra, sono stimate in $ 60 trilioni di dollari americani.  

  • 3) Rischio Geopolitico

Il rischio geopolitico rimane elevato soprattutto nell’area del Medio Oriente. Vi sono segnali di un crescente aggravarsi dei rapporti politici tra Israele e Iran. C’è un rischio reale di un conflitto tra i due paesi, con conseguenze drammatiche che potrebbe affliggere il mercato del petrolio. Si riscontrano anche tensioni geopolitiche tra gli Stati Uniti e i loro alleati Occidentali da una parte e la Russia e la Cina dall’altra.

Recentemente si sono rilevate forti tensioni sociali in Sud Africa, tra gli addetti all’estrazione del platino contro le istituzioni di polizia. Il Sud Africa è il maggior paese estrattore di platino al mondo e il quinto per estrazione di oro. La quotazione del platino è salita rapidamente a seguito degli scontri sociali e vi è il pericolo che le interruzioni estrattive possano estendersi anche al settore dell’oro, causando un impatto negativo nell’offerta del metallo giallo con conseguente rialzo delle quotazioni.

Nei paesi in via di sviluppo, risorgenti sono i nazionalismi, anche per il fatto che le popolazioni sono frustrate dalle tensioni inflazionistiche che caratterizzano queste economie.

  • 4) Rischio Monetario

Rimane altissimo. Le risposte delle Banche Centrali ai tre rischi di cui sopra si sono caratterizzate per il varo indiscriminato di politiche di allentamento monetario, con la creazione di moneta elettronica e cartamoneta che hanno dato origine a uno “tsunami” di denaro con successivo rischio di forti tensioni inflazionistiche.

Se i tre rischi elencati dovessero esacerbarsi nei prossimi mesi, le Banche Centrali risponderanno con ulteriori “quantitative easing”, con conseguente “guerra”  di svalutazioni competitive tra valute e valute. L’esito finale delle svalutazioni monetarie, si riscontrerà tra qualche anno, con forti tensioni inflattive (in alcuni casi potrebbero deteriorarsi sino all’iper-inflazione) in tutte le aree del mondo. Gli allentamenti monetari, causando inflazione valutaria, corroderanno il gigantesco stock di debito pubblico mondiale: per questo motivo gli analisti dei metalli preziosi consigliano di non esporsi eccessivamente nei mercati obbligazionari a reddito fisso, in quanto gli importi delle cedole, nel lungo periodo tenderanno a deprezzarsi.

Concludendo, gli analisti del settore metalli preziosi, sebbene i mercati finanziari e l’economia in generale sono imprevedibili nel loro svolgersi,  suggeriscono ai gestori di fondi e ai risparmiatori di diversificare il proprio portafoglio investendo con le dovute cautele una parte dei propri capitali in oro fisico, per proteggersi dai quattro rischio sopra elencati.

La domanda mondiale di oro nel secondo trimestre 2012. Report del World Gold Council

Il World Gold Council ha emesso un report inerente la domanda mondiale di oro nel secondo trimestre 2012.

Secondo le stime del WGC la domanda è calata del 7% attestandosi a 990 tonnellate contro le 1.065,70 del trimestre dell’anno precedente. Si riscontrano flessioni nei comparti relativi agli investimenti, al settore tecnologico e a quello del gioiello. Per converso, la quantità di oro acquistato dalle Banche Centrali è cresciuta in modo esponenziale nel secondo trimestre dell’anno in corso.

Le 157,5 tonnellate metriche di oro acquistate dalle banche centrali rappresentano un aumento del 66,20% rispetto al primo trimestre
2012 e un aumento del 137,90% rispetto al secondo trimestre di un anno fa. Con un valore di 157,50 tonnellate metriche, l’acquisto di oro da parte delle Banche Centrali ha raggiunto livelli massimi; negli ultimi 20 anni, mai le Banche Centrali avevano acquistato una tale quantità di metallo giallo in un solo trimestre.

A livello geografico, la domanda è scesa in India (-38,40%), in Cina (-7,47%), negli USA (-16,99%); incrementi si sono riscontrati in Europa (+11,13%), Russia (+2%), e Turchia (+10%). Marc Grubb, il Managing Director del WGC, prevede un rilancio della domanda mondiale entro la fine dell’anno.

Il mercato dell’oro in India (il maggiore consumatore mondiale) è risultato in calo a causa della debolezza della rupia nei confronti del dollaro americano; entro la fine dell’anno si attende un recupero della moneta indiana contro il biglietto verde. Inoltre, a settembre cominceranno le “festival seasons” (stagione dei matrimoni) che dureranno fino a novembre, pertanto i consumi di metallo giallo dovrebbero risalire.

Grubb evidenzia un  ulteriore fattore rialzista dalle eventuali manovre di “quantitative easing” da parte delle Banche Centrali. La Fed dovrebbe varare una manovra di allentamento monetario entro metà settembre; il Brasile ha appena abbassato il tasso di sconto di 50 punti base, portandolo al 7,50% e la Cina sta varando una nuova riduzione delle riserve obbligatorie imposte alle banche, per rilanciare una crescita che sembra rallentare ogni mese di più.

La politica monetaria della BCE

Per il varo della politica monetaria della  BCE il discorso e’  complesso a causa delle forti divergenze tra la maggioranza del suo direttivo (tutt’altro che compatta) guidata dal Presidente dell’Eurotower, Mario Draghi, e la minoranza guidata dal Presidente della Bundesbank, Jens Weidmann.

La BCE e il fondo EFSF-ESM, in base all’ultimo compromesso tra le due anime della Banca Centrale, dovrebbero acquistare titoli di Stato con scadenze a breve termine, tramite lo SMP (Securities Markets Programme), ma solo su richiesta dei paesi interessati.

Come condizione per calmierare i tassi d’interesse sui titoli del debito pubblico, i paesi interessati dovrebbero varare riforme strutturali di lungo periodo. Gli analisti sono molto dubbiosi sulla possibilità che questo meccanismo possa essere messo in atto. Questo a causa delle tensioni politiche e sociali che potrebbero derivare da ulteriori misure d’austerita’, soprattutto in Italia e Spagna.

In Germania, diversi sono i fronti politici d’insofferenza verso la BCE, trasformata in “bad bank” a causa dei continui ricorsi di istituti di credito italiani e spagnoli, che si rifinanziano presso la BCE in cambio di assets di dubbio valore. I socialdemocratici tedeschi intendono sottoporre alla popolazione, tramite referendum, il processo di integrazione europeo delineato negli ultimi mesi che comporterebbe un’unione fiscale e politica dell’Europa, per poi arrivare a una condivisione del debito dei paesi membri. Oltretutto la BCE potra’ agire sul mercato secondario dei titoli del debito pubblico solo dopo la pronuncia della Corte Costituzionale tedesca sulla legittimita’ dell’ESM, in previsione per il 12 settembre.

Nel meeting del Comitato Direttivo previsto per il 6 settembre, si prevede un taglio del tasso di sconto di 25 punti base (portandolo a 0,50%) e un’ulteriore manovra di rifinanziamento (credit easing) del sistema finanziario europeo, sul modello dei precedenti LTRO.  La crisi dell’Eurozona e’ destinata a protrarsi a lungo perche’ non e’ affatto scontato che la Corte Costituzionale tedesca si pronunci a favore dell’ESM e anche se si pronuncera’ positivamente, i paesi “virtuosi” del Nord Europa non rinunceranno a fare resistenza contro ogni “socializzazione dei debiti”.

I finanzieri George Soros e John Paulson incrementano le posizioni in Oro dei propri rispettivi fondi d’investimento

L’Agenzia Bloomberg informa che George Soros ha piu’ che duplicato i propri assets in Oro, acquistando azioni di societa’ minerarie tramite l’ETF più importante al mondo, lo SPDR Gold Trust.

George Soros, nel secondo trimestre 2012, con il suo fondo Soros Fund Management ha acquistato 884.000 azioni di societa’ minerarie aurifere per un controvalore di 130 milioni di dollari americani. John Paulson ha acquistato 4,53 milioni di azioni da SPDR Gold Trust portando l’esposizione in oro del proprio fondo al 44%  su un totale di 24 miliardi di dollari  di portafoglio. Paulson ha acquistato azioni della societa’ aurifera Nova Gold Resources Inc,. Nova Gold è una societa’ aurifera attiva nell’estrazione di oro, argento e rame nelle miniere del Canada e degli USA e possiede al 50% in modo paritario con Barrick Gold Corp. la promettente società aurifera Donlin Gold, ovvero la più grande società di estrazione di metallo giallo nell’Alaska.  Paulson ha contestualmente diminuito l’esposizione nei confronti  della AngloGold Ashanti e Gold Fields Ltd.

Anche i fondi sovrani arabi stanno diversificando i propri portafogli investendo nel mercato giallo. L’Agenzia Bloomberg ci informa che il finanziere e uomo piu’ ricco del Brasile, Eike Batista, ha venduto al fondo sovrano del Qatar, denominato “Qatar Investment Autorithy“, il 49% delle azioni della sua societa’ aurifera chiamata AUX, operante in Colombia. AUX detiene il 91% delle azioni della società aurifera con base a Vancouver (Canada), Ventana Gold. I managers del Qatar Investment Autorithy hanno affermato, in un’intervista pubblica che il fondo sovrano del Qatar “ha intenzione di diversificare i propri investimenti, puntando su assets solidi, come il metallo giallo”.

I traders sulle opzioni sono positivi sull’andamento delle quotazioni dell’Oro

Un ulteriore importante segnale di mercato toro per il metallo giallo proviene dall’analisi dei movimenti dei traders sulle opzioni. Le opzioni “call” (che saranno esercitate in acquisto se l’oro avra’ un rialzo nelle sue quotazioni) non sono mai state in numero così elevato dall’ottobre del 2008 (all’apice della crisi finanziaria mondiale).

Cio’ sta ad indicare che i traders prevedono un forte rialzo dell’oro e pertanto puntano sulle opzioni “call”.

Gli operatori del mercato delle opzioni puntano a un massiccio allentamento monetario da parte della Federal Reserve, che dovrebbe essere messo in programma per la meta’ di settembre. I traders possessori di opzioni “call” sono aumentati del 26% rispetto alle scadenze in corso al  20 luglio; la maggior parte dei possessori di opzioni su ETF sono bullish sull’oro.

Uno degli ETF con il maggior numero di opzioni “call” è lo SPDR Gold Trust. Nell’ottobre 2008, l’oro quotava $ 725,00 l’oncia. In meno di 5 mesi l’oro guadagno’ il 67,8%  da ottobre 2008 a febbraio 2009, quando quotava $ 1.215,00. Un movimento similare al rialzo porterebbe l’attuale quotazione dell’oro da $ 1.660,00 a $ 2.785,00 entro il primo quarto 2012.

 

 

Disclaimer: Non è data nessuna garanzia. Sei il solo responsabile per qualsiasi azione decidi di avviare sul mercato. Le informazioni sono fornite con intento sincero e secondo i nostri studi e metodologie.

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L'autore: Riccardo Gaiolini

Appassionato di mercati finanziari e di analisi tecnica intermarket, integro queste materie con lo studio della strategia geopolitica, estendendone i concetti in un’unica materia interdisciplinare.

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