ricchezza nel tempo

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La vera causa che portera’ alla fine del Dollaro USA

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Nota: questo e’ un approfondimento dello studio pubblicato in “Inizio della fine dell’era del Petrodollaro“.

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La decisione delle autorita’ Cinesi di internazionalizzare il ruolo dello Yuan all’interno della piu ‘importante zona di produzione e commercializzazione delle risorse energetiche (il Golfo Persico) ritengo sia un ulteriore effetto del processo di de-dollarizzazione in corso e non la causa.

Alcuni amici mi fanno notare che in realta’ il dollaro e’ piu’ forte che mai in questo periodo e che parlare di de-dollarizzazione e’ paradossale.

La “forza” attuale del dollaro americano prelude quindi a un nuovo mercato toro per il biglietto verde?
Saremmo alla vigilia di un nuovo rally, magari decennale, del dollaro americano?
Proprio cosi’ come abbiamo visto dal 1980 in poi, quando il Presidente della FED Paul Volcker portando il tasso di sconto al 20% fece “volare” il dollaro?

Non credo proprio.
Cerchiamo di analizzare il valore del “dollaro” in una prospettiva piu’ ampia (non da qualche mese a questa parte…).

Ho “scovato” un bell’articolo sull’argomento di Dan Popescu, ti consiglio di leggerlo e di osservare attentamente i grafici numero 1 e numero 5.

Prova a dare un’occhiata al primo grafico che Popescu propone nel suo studio: si tratta dell’indice Dollar Index dal 1971 a oggi.

Come puoi vedere, nel 1982 l’indice superava i $145,00.
Oggi non arriva neppure a $90,00.

Il trend di lungo periodo del Dollar Index e’ ribassista e permane: dai un’occhiata ai minimi e ai massimi. Ogni minimo e massimo e’ sempre decrescente a quello precedente, chiaro indice di trend al ribasso.

Ma Popescu non si limita a esaminare solo il paniere di valute denominato “Dollar Index”;  confronta il valore del dollaro con  il piu’ ampio e indicativo  Trade Weighted US Dollar Broad Index (figura 5) meglio conosciuto come “Broad Index“.

Questo indice e’ molto piu’ rappresentativo del Dollar Index perche’ tiene in considerazione il valore del dollaro americano nei confronti delle valute dei maggiori partners commerciali, ovvero: Canada, Giappone, Messico, Cina, Regno Unito, Singapore, Hong Kong, Malesia, Brasile, Svizzera, Thailandia, Filippine, Australia, Indonesia, India, Israele, Arabia Saudita, Russia, Svezia, Argentina, Venezuela, Cile e Colombia.

Se noti il grafico numero 5, nonostante l’apparente rally del dollaro nei confronti del paniere delle valute di cui sopra, il trend e’ al ribasso; infatti, anche in questo caso i minimi e massimi toccati dal dollaro sono sempre inferiori ai livelli toccati in precedenza.

Quindi, il dollaro non e’ all’inizio di alcun mercato “toro”, anzi e’ vero proprio il contrario.

Ritornando alla questione del Petrodollaro: ritengo che lo scenario geopolitico in Medio-Oriente stia inesorabilmente modificandosi rispetto a quello visto dieci anni or sono, ovvero dalla seconda guerra USA contro l’Iraq.

Tra il 1972 e il 1974, il Governo USA, la FED e la dinastia famiglia Al-Saud che governa l’Arabia Saudita dal 1926, fecero un accordo che prevedeva che gli USA avrebbero garantito la sicurezza politica e militare dell’Arabia nella regione.

In cambio l’Arabia Saudita si impegnava a estendere la sua influenza all’interno dell’Opec per garantire che le transazioni mondiali di petrolio fossero attuate tramite il dollaro americano.

L’accordo prevedeva anche che l’Arabia avrebbe investito in titoli di Stato USA i proventi delle vendite di petrolio e gli USA si sarebbero impegnati a modernizzare, tramite aziende specializzate, le infrastrutture petrolifere arabe.

Questo accordo avrebbe “sostenuto” le quotazioni del dollaro perche’ ogni nazione avrebbe dovuto acquisire dollari per acquistare/vendere petrolio, creando una “domanda artificiale” di biglietti verdi.

Ti invito a prestare attenzione al fatto che lo scenario geopolitico, in Medio Oriente, sta rapidamente mutando.

Il Golfo Persico e’ il luogo dove si concentrano le maggiori risorse energetiche del pianeta, dove gli equilibri politici e militari sono assai fragili, garantiti da una pluralita’ di attori regionali e da un complesso mosaico di attori internazionali (Stati Uniti, Russia, Europa). Anche il contesto religioso (sciiti iraniani contro sunniti arabi) gioca un ruolo fondamentale nel mantenimento di difficili equilibri geo-politici.

La vera causa della fine dell’Era del Petrodollaro e’ che l’alleanza tra Arabia Saudita e Stati Uniti sta inesorabilmente vacillando ed e’ prossima all’implosione.

L’Arabia Saudita non puo’ tollerare il fatto che gli USA non hanno rispettato l’accordo di sicurezza cui sopra, in quanto lascesa economica e nucleare dell’Iran, di confessione  “sciita”, non e’ stata prontamente bloccata dall’Amministrazione USA.

Gli USA, inoltre, non hanno “attaccato” l’altro rivale regionale, il regime Siriano di Bashar Al-Assad, come si auspicavano i sauditi.

Queste “carenze” degli USA sono percepite dalla Monarchia Arabica come mancati impegni alle intese del 1972 – 1974.

Ecco le vere cause che mi spingono ad affermare che l’era del Petrodollaro e’ agli sgoccioli.
Sono venute meno le radici dell’accordo (si stanno dileguando) tra i paesi del Golfo legati all’Arabia Saudita gli USA.

L’intervento dei cinesi nell’area del Golfo costituira’ un’occasione propizia per tutti i paesi del Golfo (Arabia Saudita compresa) per diversificare i propri investimenti lontano dall’area del biglietto verde; questo fatto comportera’ il declino del dollaro americano e la fine dell’era del  Petrodollaro.

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Riccardo Gaiolini

Appassionato di mercati finanziari e di analisi tecnica intermarket, integro queste materie con lo studio della strategia geopolitica, estendendone i concetti in un’unica materia interdisciplinare.
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Riccardo Gaiolini

Appassionato di mercati finanziari e di analisi tecnica intermarket, integro queste materie con lo studio della strategia geopolitica, estendendone i concetti in un’unica materia interdisciplinare.

Una risposta

  1. Ottima analisi.
    Personalmente ritengo che il dollaro cesserà di essere la valuta mondiale di riferimento, sia perché l’accordo di base tra Arabia e USA è stato minato, come detto, sia per i sempre più frequenti accordi bilaterali tra nazioni che tendono ad escludere la valuta americana nelle transazioni e negli scambi commerciali, sia per l’ipertrofico debito pubblico americano…e per altri motivi ancora.
    Quanto ai tempi sono scettico: credo che l’impero americano la farà ancora da padrone nel medio periodo, e la sua valuta continuerà ad essere quella che detterà le condizioni per i prossimi anni. Non so se saranno cinque, dieci o venti. Ma la teoria secondo cui il ciclo di vita di una valuta termina quando sono passati una quarantina di anni dalla sua nascita, nel caso del dollaro americano, NON VALE. Assisteremo probabilmente alla nascita di un nuovo ordine mondiale, ma non credo che ciò si verificherà nel breve-medio periodo.
    Paradossalmente si potrebbe arrivare alla seguente deduzione: la valuta americana è forse quella che fra tutte le altre nel passato e nel presente, ha avuto e continua ad avere sette vite. Non ci libereremo presto del dollaro, purtroppo.
    Considerazione personale finale: ho una vaga sensazione che il referendum del 30 novembre in Svizzera farà un buco nell’acqua e riserverà sorprese tali da spiazzare anche i permabulls più sfegatati. Staremo a vedere. Buona giornata!

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