Per quali vere ragioni il “cuore” finanziario, economico e politico dell’Europa rivuole il suo oro?

In un precedente articolo accennavo agli Stati Uniti, indicandoli come il “centro”, il “cuore” finanziario, economico e militare del pianeta.

Le altre nazioni erano indicate come le “province” dell’Impero (con le dovute eccezioni: leggi Cina, India, Russia, Turchia ecc.).

L’Europa – nonostante l’unificazione monetaria – ha sostanzialmente fallito nell’intento di costituire una potenza alternativa agli USA. Il debito pubblico europeo e’ rimasto confinato ai singoli stati, non e’ stato composto in un unico contenitore e posto al riparo dalla speculazione. Non e’ diventata ne’ una potenza militare ne’ geopolitica.

Ma, in realta’, l’Europa ha un suo “cuore” finanziario, economico e politico: un “cuore” nordico – o meglio ancora – un “Blocco” nordico al suo “centro”.

Si tratta della Germania (la quale ha “germanizzato” l’Europa, piuttosto che “europeizzarsi”), dell‘Olanda, del Belgio, della Francia e dell’Austria.

Tra queste 5 nazioni non vi sono ancora precise unita’ d’intenti geopolitiche ma rappresentano il “cuore” dell’Unione Europea, in contrasto con i paesi del “Club Med” dell’Europa (etichetta ironica utilizzata per indicare i paesi piu’ indebitati, come l’Italia, la Grecia, il Portogallo e la Spagna).

I paesi del “Club Med” sono anche privi di ogni proiezione geopolitica e finanziaria: difatti non hanno richiesto il rimpatrio delle proprie riserve detenute all’estero.

Le maggiori istituzioni politiche si trovano a Bruxelles (“cuore” politico); la BCE ha sede a Francoforte (“cuore” finanziario).

Questi cinque paesi “dettano” l’agenda politica, economica e finanziaria dell’Unione.

Questi paesi hanno richiesto il rimpatrio delle proprie riserve auree (Olanda e Germania), e altre tre ne hanno preso in seria considerazione il rientro entro tempi stretti (Belgio, Francia e Austria).

Ora, per quali motivi i paesi del “Blocco nordico” dell’Europa hanno tutta questa fretta di rimpatriare il proprio oro detenuto presso altre Banche Centrali (Fed e Bank of England)?

Una prima risposta potrebbe essere la carenza di fiducia che queste quattro nazioni nutrono nei confronti delle istituzioni preposte a conservare le loro riserve auree.

Ma scaviamo piu’ in profondita’.

Per quale  motivo vogliono il rimpatrio delle proprie riserve auree all’interno di un mondo altamente “finanziarizzato” come quello globale odierno, nel quale l’oro non gioca piu’ alcun ruolo? (anzi e’ considerato alla stregua di “reliquia barbarica” come ci vogliono fare credere le istituzioni del potere e i loro domestici reggicoda, i Media-Mainstream)…

Se questi paesi (e le loro banche centrali) richiedono il rimpatrio del proprio oro, significa che il metallo giallo ha ancora qualche importanza (e che importanza!!) all’interno del sistema finanziario e geopolitico attuale.

Penso che il “Blocco Nordico” ritiene le proprie riserve auree fondamentali, in quanto l’oro e’ “denaro reale” da piu’ di 6.000 anni a questa parte, e non vi e’ alcun “candidato” a sostituirne questo ruolo storico.

Ma c’e’ una ragione fondamentale che non abbiamo ancora indagato circa quest’urgenza di rimpatriare le proprie riserve auree.

Il “Blocco nordico” (ovvero il “cuore” pulsante finanziario, economico e politico della UE) possiede, insieme, riserve auree per 4.000 tonnellate.

Se considerate congiuntamente le riserve di questi paesi sarebbero seconde solo a quelle degli USA (sempre ammesso che gli USA non abbiano gia’ alienato segretamente una parte consistente delle proprie riserve).

Per comprendere le ragioni del “Blocco nordico” dobbiamo spostarci dal piano strettamente finanziario a quello geopolitico e storico.

Innanzitutto: perche’ queste nazioni molti decenni or sono trasferirono le loro riserve in USA e Gran Bretagna?

Perche’ era in corso la Guerra Fredda e temevano un’eventuale (seppur improbabile, visti i rapporti di forza e gli equilibri geopolitici tra USA e URSS)  “sovietizzazione” dell’Europa Occidentale.

Ma quella Guerra Fredda e’ terminata dal 1989-1991. Le monete nazionali europee che caratterizzarono quel periodo non esistono piu’, esiste invece un’Unione Monetaria Europea (l’Eurozona).

Le nazioni del Blocco Nordico coltivano da anni (soprattutto la Germania) intensi rapporti economici con gli ex paesi del blocco comunista, ovvero con la Federazione Russa e con la Cina.

Con la prima a causa della dipendenza energetica europea, con la seconda quale grande mercato di sbocco dei prodotti ad alto contenuto tecnologico, prodotti dalla grande industria del Blocco Nordico.

Dopo la Guerra Fredda il Blocco Nordico si e’ “avvicinato” (economicamente) ai paesi ex comunisti, piuttosto che con gli USA.

In secondo luogo: il sistema mondiale si avvia lentamente ma inesorabilmente verso il varo di un nuovo assetto monetario; in questo nuovo sistema monetario il dollaro USA non sara’ piu’ considerato valuta di riserva globale.

Sicuramente la Cina giochera’ un ruolo fondamentale nel varo del nuovo assetto monetario.

La Cina e’ una delle nazioni candidate a riformare il sistema monetario mondiale e non possiamo escludere che la sua moneta (lo yuan, oppure una nuova moneta magari denominata “Nuovo Yuan”), sara’ parzialmente “coperta” da ingenti riserve auree (oggi la Cina NON dichiara ufficialmente l’entita’ delle proprie riserve che sono molto piu’ elevate di quelle rivelate a livello pubblico).

Se l’Eurozona dovesse “rompersi” a causa dell’uscita di alcune nazioni dall’Unione Monetaria (per esempio, una candidata a far deflagrare l’Unione Monetaria potrebbe essere la Grecia, la quale potrebbe innescare una “reazione a catena”), potremmo assistere alla nascita di due zone con differenti valute Euro: un Euro “forte” (quello del Blocco nordico) e una zona con un “Euro” debole (i paesi del Club Med).

A questo punto risultano piu’ chiare le intenzioni “geopolitiche” del Blocco Nordico.

Il “cuore” finanziario, economico e politico dell’Europa sta anticipando i tempi.

E’ chiaro che il mondo sta dirigendosi verso il varo di un nuovo assetto monetario in cui uno degli Stati – attuale grande partner economico del Blocco Nordico (la Cina) – sara’ il candidato numero uno al varo della riforma che determinera’ l’eclisse del dollaro americano come valuta di riserva.

E’ altrettanto possibile che in virtu’ degli stretti legami economici che questi paesi europei hanno intessuto con la Russia e con la Cina, quest’ultima potrebbe “sostenere” la valuta di un’eventuale area macroeconomica sorretta da un Euro “forte” se questi paesi sosterranno la Cina e i suoi partners (il Blocco Renminbi-Yuan) nel varo di una nuova valuta globale che faccia dello Yuan il perno del nuovo sistema economico, finanziario e geopolitico globale, in contrapposizione agli Stati Uniti d’America.

Gli eventi storici corrono alla velocita’ della luce; i tempi stringono.

Ecco per quali vere ragioni, queste nazioni, stanno accelerando il rimpatrio delle proprie riserve auree.

 

 

Disclaimer: Non è data nessuna garanzia. Sei il solo responsabile per qualsiasi azione decidi di avviare sul mercato. Le informazioni sono fornite con intento sincero e secondo i nostri studi e metodologie.

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L'autore: Riccardo Gaiolini

Appassionato di mercati finanziari e di analisi tecnica intermarket, integro queste materie con lo studio della strategia geopolitica, estendendone i concetti in un’unica materia interdisciplinare.

2 COMMENTI

  1. Dalla Bundesbank hannp riferito che sono stati in grado di restituire 85 tonnellate da New York e 35 tonnellate di oro da Parigi. Entro il 2020, deve restituire tutto il loro oro. Finora sono riusciti a realizzare il 23,3% del suo obiettivo. Germania, secondo i dati ufficiali depositati a New York dispone di 210 tonnellate d\’oro a Parigi 307 tonnellate.http://www.zerohedge.com/news/2015-01-19/bundesbank-resumes-gold-repatriation-transfers-120-tonnes-physical-gold-paris-and-ny

    • Qualcosa mi dice che gran parte dell’oro da restituire alla Germania dovranno racimolarla sul mercato…

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