Barometro Oro: 20.Giu.2015

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L’oro ha violato al rialzo la resistenza posta a $1.200,00 sulla scia di un probabile default della Grecia entro il 30 giugno, causa l’impossibilita’ del paese ellenico di rimborsare, per la seconda volta (in data 5 giugno la Grecia non era stata in grado di pagare il “risibile” importo di Euro 300 milioni al FMI), un’ulteriore rata di debito dovuta al Fondo Monetario Internazionale.

E’ possibile che, lunedi’ prossimo, i creditori internazionali della Grecia riescano a trovare un accordo-tampone (l’ennesimo) con il Governo Tsipras, al fine di procrastinare il default di un mese o al massimo due.

Ma, ormai, e’ chiaro che la Grecia non sara’ mai in grado di ripagare un debito estero enorme, per 320 miliardi di Euro, contratto in una valuta, enormemente sopravvalutata rispetto ai fondamentali economici del paese ellenico.

Non e’ ancora chiaro se, con il default della Grecia (cosiddetto Grexit), la stessa uscira’ dal circuito della moneta unica, adottando una nuova Dracma e alcune valute collaterali, in parallelo alla circolazione dell’Euro, oppure se abbandonera’ in via definitiva la valuta unica.

L’attuale rapporto debito/PIL e’ sui livelli del 175% e, si avvia verso una percentuale del 200%.

L’accettazione del rimborso del debito alla Troika (FMI, BCE ed ESM) sarebbe un suicidio politico per il Governo Tsipras e un disastro economico dalle proporzioni incalcolabili per la popolazione greca.

La Troika dovrebbe accettare (ma non lo fara’) una parziale cancellazione del debito e una ristrutturazione delle sue scadenze per il debito rimanente; quindi, la Grecia, dovra’ tentare di rilanciare l’economia con una parziale svalutazione della nuova valuta, riformando contestualmente il peso eccessivo del settore statale nell’economia ed eliminando gli sprechi e le inefficienze causate da decenni di  clientelismo politico.

Un’eventuale uscita della Grecia dalla Zona Euro, rimetterebbe in discussione gli equilibri geopolitici mondiali, in quanto la Grecia potrebbe entrare a far parte dell’orbita e dell’area d’influenza della Russia (quindi dei BRICS), che potrebbero finanziare, in futuro, la ripresa economica del paese ellenico, tramite la nuova banca di sviluppo dei BRICS (con fuoriuscita della Grecia dalla NATO).

La questione “Grexit” e’ quindi estremamente delicata, non solo dal punto di vista finanziario ma anche da quello geopolitico.

I mercati hanno iniziato (da marzo) a scontare sia il default greco che il rischio contagio in tutta la “periferia” dell’Eurozona.

Nonostante a marzo sia iniziato il Quantitative Easing (programma di espansione monetaria della BCE), il rendimento del BTP italiano, con scadenza trentennale, ha registrato un aumento di 100 punti base tra il 9 marzo (data di inizio del QE) e gli ultimi giorni di trading.

Rialzo esteso anche ai BTP con durata tra i 2 e i 5 anni (tra i 20 e i 70 punti base).

Rialzi nei tassi, si sono registrati in tutta l’area Euro: dai Bund tedeschi, ai Bonos Spagnoli, ai titoli portoghesi e quelli irlandesi.

Il Quantitative Easing della BCE, non puo’ annullare il rischio-contagio, ne’ il rischio-paese; la UE non e’ uno “Stato” unitario come gli USA, la Gran Bretagna o il Giappone, ma un aggregato di Stati uniti solo dalla valuta unica, ma con sistemi fiscali, pensionistici, sanitari, mercati del lavoro, differenti;  pertanto gli effetti del QE in salsa europea non puo’ essere paragonato al QE della FED, della Bank Of England o della Bank Of Japan.

Il rischio reale e’ che, un rialzo dei rendimenti,  renda piu’ gravoso il servizio del debito per i paesi deboli dell’Eurozona, penalizzando l’economia reale in quanto il rialzo dei rendimenti si riflette inevitabilmente nei tassi di prestito bancari a medio e lungo termine, per imprese e famiglie.

Torniamo ad analizzare il mercato del metallo giallo.

L’oro (grafico sotto), come dicevamo, ha violato al rialzo la resistenza in area $1.200,00, ma i segnali complessivi del mercato, non ci danno ancora una direzione certa per le prossime sessioni di trading.

GOLDJUNE

In effetti,  l’indice settoriale Hui Gold Bugs Index (grafico sotto), e’ tuttora in fase decrescente (in genere, gli indici azionari settoriali del settore metalli preziosi, tendono ad anticipare una svolta primaria rialzista del metallo giallo e non viceversa).

HUI

L’incoerenza tra le quotazioni dell’oro fisico (al rialzo) e l’indice settoriale di riferimento in fase calante, e’ tuttora segnale di incerta interpretazione previsionale futura.

A segnali di mercato contradditori, se ne sommano altri, invece, prevedibilmente rialzisti.

Lo US Dollar Index (grafico sotto), evidenzia un canale ribassista, con probabile ulteriore discesa fino area $91,00 – $89,00.

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E’ invece di estremo interesse analizzare l’andamento dell’indice Dow Jones Transportation, che anticipa l’andamento dell’economia reale e di conseguenza, tende ad anticipare anche le quotazioni del maggiore indice azionario per capitalizzazione dei trenta principali titoli azionari di Wall Street: il Dow Jones Industrial Average.

Dai un’occhiata al grafico del DJ Transportation qui sotto.

DOWTRAN

La configurazione grafica del DJ Transportation e’ quella della “croce della morte” (Death Cross); ovvero l’incrocio tra la media mobile a 50 giorni (linea blu nel grafico) e la media mobile a 200 giorni (linea rossa nel grafico).

In genere, in analisi tecnica, quando si realizza questa configurazione grafica, essa segnala l’inizio di un solido trend discendente; secondo me, questa configurazione e’ il naturale epilogo di 6 mesi di trend calante del DJ Transportation; inoltre,  ci indica un possibile orientamento di lungo periodo al ribasso, sia per il DJ Transportation, ma soprattutto per il piu’ importante Dow Jones Industrial Average (che, invece, staziona in trend laterale, da alcuni mesi, in area $18.000,00, suo massimo storico).

A mio modo di vedere, il “combinato disposto” di Grexit, rischio contagio nei mercati dei bonds della zona periferica UE (Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda) e possibile orientamento fortemente ribassista degli indici americani, saranno i grandi catalizzatori che sfoceranno, in Autunno di quest’anno, in crisi finanziaria e valutaria, con varo del QE4 da parte della FED, e fuoriuscita definitiva di oro e argento, dal mini-ciclo ribassista quadriennale, iniziato ad aprile 2011 per l’argento e a settembre 2011 per l’oro.

BANK OF CHINA ENTRA NEL SANTUARIO DEL FIXING DELL’ORO A LONDRA!

La notizia che la Bank of China, entra nel santuario del fixing dell’oro a Londra merita un approfondimento.

Innanzitutto: la Bank of China  Ltd, non e’ la Banca Centrale della Cina (ovvero la People’s Bank of China): Bank of China e’ un’istituzione finanziaria gestita dal governo cinese e ne segue le direttive.

Come ha scritto Roy, la banca cinese, insieme ad altri sette istituti finanziari, ha iniziato a partecipare all’asta elettronica che fissa per due volte al giorno (alle 10.30 e alle 15.00 ora di Londra), il prezzo per contanti (spot) dell’oro fisico.

Questo e’ un evento di portata storica.

Per quale motivo?

Perche’ la Cina, nonostante rappresenti il piu’ grande mercato al mondo per il commercio di oro fisico, non ha mai avuto un ruolo nel determinarne in prezzi, all’interno della procedura del “fixing” di Londra.

L’accesso di una banca cinese, nel Tempio del Mercato dell’Oro di  Londra, segnala che, la Cina, sta aumentando il livello di influenza nel mercato del metallo giallo globale e che il Paese del Dragone, fara’ dello Yuan, un concorrente agguerrito al dollaro americano, come valuta di riserva mondiale.

La Cina e’ in procinto di integrare lo Yuan, tramite trattative dirette con il FMI,  all’interno del paniere di valuta internazionale, denominato Diritti Speciali di Prelievo.

Il mercato dell’oro di Londra, e’ il piu’ grande mercato al mondo “over-the-counter” del metallo giallo: secondi i dati della LBMA, ad aprile 2015, sono state scambiate contrattazioni in oro per oltre 20,2 miliardi di dollari americani.

Il dato rilevante di questa notizia e’, a mio avviso il seguente: con l’integrazione di una banca cinese all’interno del meccanismo del fixing dell’oro fisico a Londra, il mercato dell’oro fisico, nel lungo termine, riflettera’ in modo piu’ adeguato, l’andamento reale della domanda e dell’offerta di metallo giallo (mercato dominato dalla Cina), che in precedenza era soggetto alle piu’ svariate manipolazioni ribassiste, volte a favorire il dollaro americano come valuta di riserva globale.

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L'autore: Riccardo Gaiolini

Sono appassionato di mercati finanziari e di analisi intermarket. Amo integrare queste materie con lo studio della strategia geopolitica. Seguimi anche sul mio blog personale: newenergyhorizons.com

2 COMMENTI

  1. Ciao Rick, ma hai provato a pensare in case che aumentino veramente i tassi cosa puó capitare? Vedi oggi esempio Grecia….borse con guadagni strepitosi e oro crollato….sappiamo bene che entro questa settimana o la prossima l’oro raggiungerá i 31-32 euro al grammo….ma pensa cosa potrebbe capitare con la.ripartenza dei tassi….oltre che naturalmente l’oro andrebbe giù avrebe pure contro il cambio poiché la nostra moneta guadagnerebbe (cosa che.continuo a dire ma che tutti mi danno contro anche quando é palese che il dollaró si svaluterá molto nei cofronti della nstra moneta…), questo é un ragionamento e non una critica come sempre.viene interpretata da Gennaro…grazie per i tuoi sempre utili post

    • Ciao Massimo,
      l’andamento del mercato dell’oro, non e’ correlato con l’andamento dei tassi d’interesse.

      Mi spiego e approfondisco: le quotazioni dell’oro, subiscono un calo, solo nel caso i TASSI D’INTERESSE REALI (e non quelli NOMINATIVI), crescono piu’ velocemente del tasso d’inflazione reale.

      Solo in questo caso, allora, le quotazioni dell’oro, subiscono un drastico ridimensionamento, perche’ gli invesitori, tenderebbero a privilegiare i rendimenti in salita dei mercati obbligazionari rispetto all’oro fisico, perche’ il quel caso, il mercato obbligazionario sovraperformerebbe il tasso ufficiale d’inflazione reale.

      Se i tassi di sconto aumentano, ma sottoperformano i tassi d’inflazione ufficiale, le quotazioni dell’oro non ne risentono affatto (negli anni ’70 del secolo scorso, come ho documentato nello scorso Barometro, in USA, il tasso di sconto transito’ dal 3,5% del 1971, al 20% del 1980; nel contempo, il mercato dell’oro passo’, da 35 dollari l’oncia, agli oltre 800 dollari l’oncia nel 1980).

      Pertanto, se i tassi di sconto aumentano, ma rimangono nominali e non sovraperformano il tasso ufficiale d’inflazione, le quotazioni dell’oro non ne risentono.

      Per quanto riguarda l’”accordo” tra i creditori della Grecia e il Paese ellenico: mi sembra di aver previsto, un accordo-tampone che tenga i mercati “tranquilli” ancora per un mese o due, e mi pare di averci visto giusto.

      La questione non e’ l’uscita della Grecia dall’Euro: nella zona UE, ci sono nazioni che ne fanno parte e non adottano l’Euro (per esempio, la Polonia, che ha un PIL molto piu’ importante della Grecia), e ci sono nazioni che non ne fanno parte, ma lo utilizzano abitualmente nelle loro transazioni (per esempio, il Kosovo in Albania, oppure in Montenegro o Macedonia).

      Il problema, dunque, non e’ un’uscita dall’Euro della Grecia, ma la sostenibilita’ (e rimborsabilita’), nel medio-lungo termine del suo debito pubblico e deficit delle partite correnti.

      La vera questione, che dovra’ essere affrontata i prossimi mesi, e’ il peso del debito greco espresso in una valuta forte (L’EURO, appunto), per un’economia inefficiente, un apparato statale inadeguato e con un’economia reale prostrata da 5 anni di austerita’.

      Storicamente, il peso del debito (che nel caso della Grecia, e’ anche debito estero), e’ “spurgato” tramite processo inflazionistico (che all’interno della zona Euro, e’ quasi – dico quasi – precluso per la Grecia, visto che a comandare sono i tedeschi), oppure tramite cancellazione (cosiddetto Giubileo del debito) parziale e ristrutturazione delle scadenze del debito rimanente.

      Societe’ Generale, per esempio, stima che i creditori della Grecia, debbano accettare una cancellazione del debito di almeno 80 miliardi di Euro, per sperare che l’economia si risollevi, appunto, dal fardello del debito.

      Ciao

      Riccardo

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